lunedì 30 settembre 2013

motivAzione | Perché scegliere un Dietista motivante

Cari lettori, nell’ultimo articolo ho trattato i tre requisiti che i pazienti devono avere per prepararsi al cambiamento nel migliore dei modi. Se ti stai chiedendo “Va bene, io sono pronto a cambiare ma chi mi aiuta?”, in questo articolo troverai la risposta.

La strada per il cambiamento delle abitudini alimentari, per alcuni, può essere impervia e irta di ostacoli. Se non sei affiancato da un professionista motivante, rischi di perdere la bussola e di scoraggiarti alle prime difficoltà.

Per farti capire meglio, immagina una donna che per una dieta si è rivolta ad un professionista “poco empatico” e che torna alla visita di controllo. Ecco cosa potrebbe succedere:

Paziente: “Ho delle difficoltà a seguire la dieta che Lei mi ha dato. Mi capita di mangiare la sera davanti alla tv. Penso sia per questo che questo salvagente intorno alla vita non riesco proprio a togliermelo di dosso. E, non vedendo risultati, mi sto demotivando”.

Professionista: Deve seguire la dieta così com’è. Fino a quando la sua aderenza alla dieta non sarà perfetta, Lei rimarrà obesa.”

La paziente potrà pensare:
  •  Io non sono obesa!” (negazione)
  • Ho provato a fare così ma non è facile come dici tu!” (ostilità)
  • Ma questo proprio non capisce!” (frustrazione)
  • “Dopo tutte le diete che ho fatto, ecco un altro buco nell’acqua … ” (senso di fallimento).
La paziente ha esposto il suo problema (“Mangio la sera davanti alla tv”) che però non è stato risolto. La risposta lapidaria del professionista ha condizionato negativamente la signora. La relazione d’aiuto continuerà con altre visite o si interromperà qui? Secondo me, la probabilità che la signora continui la dieta è molto bassa.

E' importante scegliere un professionista della Nutrizione capace di motivarti per riuscire a centrare gli obiettivi di peso e di salute.
Quali sono le caratteristiche del Nutrizionista/Dietista supportivo?

1.    Ha spirito di collaborazione:
il professionista motivante non è autoritario, non impone, non prescrive. Allo stesso modo non impone al paziente obiettivi che non condivide. Il professionista motivante collabora con il paziente instaurando con lui una relazione alla pari.

2.    Ascolta in modo empatico e riflessivo:
 se il professionista lo ascolta, il paziente ha modo di parlare della sua situazione. Pensate alla differenza tra il metodo dei sofisti e quello di Socrate: i sofisti utilizzavano l’arte della persuasione e il monologo, Socrate utilizzava il dialogo per aiutare l’interlocutore a proseguire la ricerca e partorire nuove soluzioni. Il Dietista motivante deve essere come Socrate. Con l’ascolto empatico e riflessivo e il metodo dialogico potrai trovare le tue risorse nella direzione del cambiamento.

3.    Lascia al paziente la sua autonomia:
il merito del cambiamento è del paziente. È il paziente che cerca le soluzioni per realizzare il cambiamento e le strategie per risolvere una criticità. Questo non vuol dire che il professionista non debba offrire le sue competenze! Il professionista può esporre il suo punto di vista e proporre soluzioni che sono state valide per altri. Ma il paziente è libero di accettare l’indicazione o di non accettarla e soprattutto è il paziente che espone le sue soluzioni, che è responsabile di quello che accade o non accade. Attribuire il successo ai propri meriti migliora l’autoefficacia e di conseguenza la probabilità di centrare gli obiettivi.

4.    Non giudica:
affinché il paziente possa parlare liberamente, è necessario che il professionista non lo giudichi. Un professionista giudicante cade in quella che Miller e Rollnick chiamano la “trappola dell’etichettatura”: il paziente, che viene relegato in una precisa categoria diagnostica, si sente isolato e quasi stigmatizzato. In molti casi il giudizio del professionista indebolisce la motivazione e aumenta la resistenza al cambiamento. Occorre invece che il professionista della Nutrizione non giudichi chi si trova di fronte e fornisca le sue competenze in modo rispettoso e supportivo.

Scegliere un Nutrizionista o un Dietista con queste quattro qualità può essere determinante per il buon esito del tentativo. E magari non sarà un altro buco nell’acqua.

sabato 28 settembre 2013

Sai cosa mangi? Ce lo dice la Dott.ssa Alleva con la sua "Guida alla lettura dell'etichetta alimentare"

Ieri sera, venerdì 27 settembre, sono stata a San Benedetto del Tronto per ascoltare la relazione della Dott.ssa Renata Alleva intitolata “Cosa mangio? Guida alla lettura dell’etichetta alimentare”. La Dott.ssa è una Nutrizionista che ho avuto il piacere di ascoltare già in un altro intervento e, visto che il campo della nutrizione è vastissimo e devo e voglio tenermi costantemente aggiornata, sono tornata volentieri a sentire la sua guida alla lettura dell’etichetta alimentare.

L’articolo che segue contiene un sunto delle informazioni spiegate dalla Dott.ssa Alleva che ho rielaborato e integrato con le mie conoscenze.

Ma prima di tutto diamo una definizione di “etichetta alimentare”: è l’insieme delle informazioni relative ad un prodotto alimentare ovvero luogo di produzione e produttore, data di scadenza, modalità di conservazione e di utilizzo, quantità.

Soprattutto, oltre a queste informazioni tecniche, l’etichetta alimentare ci permette di conoscere gli ingredienti e i valori nutrizionali. Per esempio ci consente di scegliere il prodotto più adatto al nostro stato nutrizionale e di salute, evitare un ingrediente particolare e valutare il migliore rapporto qualità-prezzo. L’etichetta alimentare è quindi uno strumento preziosissimo … Basta saperla leggere!

Fosse facile … ! Tra scritte minuscole, caratteri di difficile comprensione e diciture ingannevoli può essere difficile riconoscere un prodotto buono da uno scadente.

In particolare cosa controllare nell’etichetta alimentare?
- Il primo ingrediente
- Il numero degli ingredienti
- Quantità e tipo di grassi e di zuccheri
- Quantità di sale
- Presenza di additivi.

Il primo ingrediente
Poniamo il caso che vogliamo comprare una crema a base di nocciole. Se il prodotto è di buona qualità le nocciole dovranno comparire come primo ingrediente (il primo ingrediente è quello presente in maggiore percentuale). Nel caso, per esempio, della Nutella, le nocciole vengono indicate come terzo ingrediente, precedute da zuccheri e olio vegetale. Solo il 13 % di nocciole e ben il 50 % di zucchero. Pochino il 13% di nocciole per una crema alle nocciole, non credi?

Il numero degli ingredienti
Più la lista degli ingredienti è lunga, più corriamo il rischio che l’alimento sia stato a lungo processato e che contenga ingredienti non proprio genuini.
Facciamo l’esempio degli additivi. Ce ne sono moltissimi tipi: conservanti, emulsionanti, antiossidanti, addensanti e gelificanti, stabilizzanti, antiagglomeranti, acidificanti, edulcoranti (saccarina, aspartame, sorbitolo, xilitolo, mannitolo, ecc.), coloranti. Appartengono agli additivi anche gli esaltatori di sapidità che rinforzano il sapore: ne è un esempio il glutammato monosodico, responsabile di un aumentato rischio di cancro allo stomaco e della cosiddetta “sindrome da ristorante cinese".
Gli additivi sono preceduti dalla lettera E: più sono le E presenti, più l’alimento sarà di bassa qualità.

Poi ci sono gli aromi. Dobbiamo distinguere quelli naturali da quelli artificiali! La semplice dicitura "aromi" denota gli aromi prodotti in laboratorio. Quando leggete per esempio “caramella al gusto di fragola”, quella caramella non ha fragole ma solo aromi … E bisognerebbe controllare se si tratta di aromi naturali o di sintesi. Quando invece leggiamo “caramella alla fragola”, questa caramella contiene fragole.
Gli aromi naturali, a differenza di quelli artificiali, non sono tossici.

Quantità e tipo di grassi e di zuccheri
Sapete cosa si cela dietro la dicitura “oli vegetali”? Molto spesso i dannosissimi olio di palma e olio di palmisti. Oppure l’ultimo ritrovato dell'industria alimentare, l’olestra. Si tratta di un olio prodotto in laboratorio che non viene digerito dall’intestino umano e alla lunga potrebbe causare carenza di vitamine liposolubili. L’olestra si trova nelle patatine “Pringles”.

Per il momento le aziende alimentari non sono obbligate a dichiarare che tipo di olio vegetale utilizzano, se si tratta per esempio di olio di girasole o di un olio tropicale… E il più delle volte si tratta proprio di olio di palma o di palmisti! Questi ultimi sono ricchi di acidi grassi saturi che aumentano il colesterolo LDL (“cattivo”) e abbassano quello HDL (“buono”). Per fortuna dal dicembre 2014 le aziende saranno obbligate a sostituire la dicitura “grassi/oli vegetali” con la tipologia esatta.

Per quanto riguarda invece gli zuccheri, ce ne sono di tantissimi tipi: sappiamo ormai da tempo che purtroppo lo zucchero non è solo il saccarosio, ovvero lo zucchero da cucina. Si sono aggiunti succo d’uva, fruttosio, sciroppi di glucosio e di fruttosio, sciroppo di glucosio da mais, saccarina, aspartame, per citarne solo alcuni. Più aumenta il consumo di prodotti industriali confezionati, più aumenta la quantità che assumiamo di questi ingredienti. Con brutte ripercussioni non solo sul rischio di diabete e ridotta tolleranza ai glicidi ma anche sul rischio di cancro all’utero che si è visto essere correlato all’elevato consumo di snack zuccherati.

Come fare allora per orientarsi in questa giungla?
Proviamo a ridurre il consumo di alimenti industriali: quando un prodotto ce lo facciamo in casa, sappiamo le materie prime che utilizziamo e di sicuro ci evitiamo l'olio di palma e una lista infinita di additivi.
Mangiando nelle giuste quantità ci evitiamo l'accumulo di ingredienti scadenti. Se poi utilizziamo prodotti locali a km 0, freschi e preferibilmente biologici evitiamo che i prodotti siano trattati con dosi massicce di conservanti e pesticidi. Riducendo le sostanze inquinanti facciamo bene anche all'ambiente.

Per essere quindi consumatori consapevoli, occorre cogliere almeno le informazioni principali dell’etichetta alimentare. Spero che con queste informazioni l’etichetta alimentare sia un po’ meno indecifrabile e che possiate salvaguardare la vostra salute soprattutto a partire da una buona spesa.

Ringrazio la Dott.ssa Alleva che ha acconsentito a che io divulgassi queste notizie al di fuori del suo già ampio pubblico di ieri sera.

Arrivederci al prossimo articolo di “motivAzione”. Lunedì 30 vedremo come “Scegliere un professionista motivante”.

mercoledì 25 settembre 2013

Intolleranze alimentari: bufala o verità?

Cari lettori, oggi vi parlo dell'enorme calderone delle intolleranze alimentari. Non so se vi siete sottoposti mai a questi test o avete mai avuto occasione di leggerne il referto. 
L'espressione più usata dai pazienti cui è stata "diagnosticata" un'intolleranza è: "Questo non lo posso mangiare. Questo nemmeno. Questo no, nemmeno quest'altro. Faccio prima a dire cosa posso mangiare!"
Cerchiamo di vederci più chiaro. Vedremo quali possono essere e come si possono manifestare. Alla fine troverete il parere di due esperti e le mie considerazioni personali. 

Davvero chi ha delle intolleranze deve privarsi di molto, quasi di tutto?

Le intolleranze alimentari possono avere tre diverse origini:
enzimatica: questa forma di intolleranza è dovuta alla carenza di un enzima specifico. In assenza dell’enzima, l’alimento non può essere digerito e quindi assorbito nell’intestino. Il mancato assorbimento causa fermentazione e diarrea.

Intolleranza al lattosio
E' la forma più comune di intolleranza. Il lattosio è lo zucchero del latte ed è formato da una molecola di glucosio e una di galattosio. Il legame tra le due molecole deve essere rotto dall’enzima lattasi che ha la funzione di liberare i due monosaccaridi che potranno così essere assorbiti. Se l’enzima non c’è, il lattosio arriva intatto nell’intestino e viene fermentato provocando gonfiore, dolore da distensione gassosa e diarrea. Si può diagnosticare SOLO con test del respiro.
In Italia ben il 40 % della popolazione è intollerante al lattosio ed è più frequente al Sud rispetto al Nord con picchi nella provincia di Napoli.

Intolleranze ai dolcificanti: sorbitolo, mannitolo, xilitolo
Sorbitolo, mannitolo e xilitolo appartengono alla famiglia degli alcoli; il loro metabolismo non necessita di insulina per cui il loro consumo è indicato per i diabetici. Occhio alla quantità però! Oltre una certa soglia possono non essere tollerati e avere un effetto lassativo con flatulenza, gonfiore, crampi addominali e diarrea.

Intolleranza al trealosio
Il trealosio è lo zucchero dei funghi, abbondante in modo particolare nel fungo porcino. È in aumento il numero di persone che, dopo aver consumato funghi crudi, manifesta un’intolleranza al trealosio. Non si tratta di una malattia da avvelenamento, che sarebbe dovuta alle tossine presenti nei funghi, ma di una reazione di ipersensibilità. Essa si manifesta con dolori addominali, diarrea e vomito. In questo caso non è necessario eliminare i funghi dall’alimentazione. Il trealosio si degrada alle alte temperature, perciò questa intolleranza si può risolvere semplicemente consumando funghi ben cotti.

Intolleranza al fruttosio
Il fruttosio è lo zucchero della frutta e del miele. Parliamo di intolleranza al fruttosio quando c’è un deficit su base ereditaria dell’enzima aldolasi B. In Occidente è un disordine molto raro perché ne è affetta una persona su 20000. Gli intolleranti al fruttosio possono avere problemi renali ed epatici e crisi ipoglicemiche (cali di zucchero). 
Oltre che al fruttosio assunto come tale, gli intolleranti devono fare attenzione anche agli altri zuccheri che a livello intestinale vengono convertiti in fruttosio, vale a dire: saccarosio, sorbitolo, sciroppo di glucosio, mannitolo, mannosio, maltitolo, xilitolo, eritritolo. Perciò no a fruttosio in bustina, frutta, dolciumi, succhi di frutta e di molte verdure.

farmacologica: le intolleranze farmacologiche si manifestano in soggetti che hanno una reattività particolare a determinate molecole che costituiscono i cibi o verso additivi, cioè sostanze aggiunte ai cibi per esaltarne le caratteristiche fisiche o il sapore o aumentarne il tempo di conservazione. Per esempio alcune persone hanno una certa sensibilità verso istamina, tiramina, feniletamina, caffeina, miristicina, capsaicina, alcol etilico, alcuni additivi tra cui glutammati, solfiti, nitrati e nitriti.

non nota: l’unico caso è la celiachia. La celiachia è una malattia dell’intestino causata da un’aumentata reattività dell’organismo al glutine, una proteina che costituisce alcuni cereali. È una forma molto comune, pensate che in Italia colpisce una persona ogni 200 abitanti! È più diffusa nell’America Settentrionale e in alcuni Paesi europei, mentre è quasi assente in Africa e in Asia. Questa diversa distribuzione geografica si può spiegare con il fatto che l’Occidente consuma un tipo di frumento più ricco di glutine.

Per quanto riguarda i test per le intolleranze alimentari vi riporto i pareri degli esperti in materia:

"Stanno sempre più dilagando test approssimativi, fantasiosi, magici e di moda che non hanno alcun fondamento scientifico e che pertanto, pur essendo molto diffusi, non sono approvati dalle Società di Allergologia, o dalla Federazione degli Ordini dei Medici, e mietono sempre maggior numero di incaute vittime. Queste metodologie sono sempre inefficaci, ma in alcuni casi possono anche essere non sufficientemente sicure e persino dannose, in quanto possono ritardare una diagnosi corretta e quindi l'applicazione dei provvedimenti terapeutici più idonei. Con questi test spesso si evidenziano delle presunte allergie o intolleranze a molteplici alimenti e sulla base dei risultati vengono prescritte diete approssimative, talora prive del necessario apporto calorico e/o vitaminico. Per la loro scarsa affidabilità non hanno infatti superato i controlli a cui sono stati sottoposti. Rientrano in queste metodiche il test leucocitotossico, i test di provocazione / neutralizzazione, il test DRIA, i test di elettroagopuntura (VEGA, SARM, ecc), la kinesiologia applicata, la biorisonanza, l'analisi del capello."

(INRAN, Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali)

"Per le intolleranze alimentari non sono disponibili test attendibili. I cosiddetti test "alternativi":
Kinesiologia applicata (DRIA test e simili), Test di citotossicità (Cytotoxic test o test di Bryan o ALCAT, ecc.), Test EAV (elettroagopuntura secondo Voll, Vega test, Sarm test, Biostrength test e loro varianti), Test di provocazione/neutralizzazione, Test di provocazione/ neutralizzazione sublinguale, Biorisonanza, Analisi del capello, Pulse test, Test del riflesso cardiaco-auricolare, Test Melisa, Mineralogramma, Iridologia, test Bioenergetico dei Virus e Batteri e simili non sono attendibili in quanto non sono in grado di individuare agenti causali di presunte "intolleranze alimentari", sono privi di validazione scientifica e non sono riproducibili. Inutile e scientificamente infondata è anche la ricerca di anticorpi della classe IgG specifici per alimenti.
I test citati […] oltre a non fornire informazioni utili dal punto di vista sanitario, sono costosi e possono indurre a diete inutili o dannose."

(Professor Guido Marcer, responsabile del servizio di Allergologia del dipartimento di Medicina ambientale e sanità pubblica - Medicina del lavoro dell'università di Padova)

Il mio consiglio è quindi di rivolgervi prima al vostro medico di medicina generale per un'anamnesi accurata. Se è il caso, sarete successivamente inviati ad un'unità di Allergologia di un Presidio Ospedaliero per sottoporvi a dei test, quelli validati e scientifici però! State in guardia dai test che si eseguono in ambulatori privati e farmacie. O correrete il rischio di:
- spendere molti soldini per avere risultati fasulli;
- fare diete molto restrittive che potrebbero causarvi carenze;
- non risolvere i vostri problemi di peso che di potrebbero aver poco a che fare con una probabile intolleranza. Le intolleranze non causano aumento di peso.
Quindi la risposta alla mia domanda iniziale "Davvero chi ha delle intolleranze deve privarsi di molto, quasi di tutto?" è: verifichiamo se l'intolleranza esiste davvero con test seri e regoliamoci di conseguenza. La maggior parte di coloro che risultano positivi a un test di intolleranza di quelli che vanno tanto di moda sta meglio e riesce a perdere peso semplicemente con un'alimentazione equilibrata. 
A riprova del fatto che per essere in salute basta una sana alimentazione.

lunedì 23 settembre 2013

motivAzione | Come prepararsi al cambiamento

Ben trovato per il secondo articolo della rubrica “motivAzione” nata per aiutare le persone desiderose di modificare le proprie abitudini alimentari ma che trovano delle difficoltà.

Il metodo che utilizzo in questi casi è il colloquio, o intervista, motivazionale. Ti sei mai soffermato a pensare al termine “intervista”? INTER – VISTA, ovvero vedere qualcosa insieme. Insieme … Sì, perché per pianificare ed attuare il cambiamento il paziente e il professionista lavorano insieme in modo che il paziente possa trovare le sue risorse per cambiare e, una volta percepiti i risultati, essere sempre più motivato. Si tratta perciò di una collaborazione.

Per capire meglio il concetto, pensa a due persone dentro un’automobile: una, che non sa guidare, si siede alla guida e l’altra, patentata, le spiega dal lato passeggero come usare i comandi.

È la prima che aziona il motore, decide la direzione e procede; la seconda si limita a fornirle gli strumenti.


Allo stesso modo nell’intervista motivazionale il professionista della salute e il paziente uniscono le forze e le competenze per percorrere la strada insieme ma è il paziente che fa da pilota.

Affinché tu possa diventare un pilota impeccabile e riuscire nel cambiamento, devi possedere tre prerequisiti che ti permetteranno di predisporti al cambiamento. 
Quali? Volontà, disponibilità, capacità
Ti spiego di cosa si tratta così potrai autovalutarti.

Sei desideroso?
Sembra scontato ma … Per poter cambiare devi voler cambiare.
Metti il caso che qualcuno ti dica “Devi dimagrire” ma tu non ne vedi minimamente il bisogno. Se non è un tuo obiettivo, se tu per primo non reputi necessario il cambiamento, è improbabile che il cambiamento avverrà … O perlomeno non avverrà a breve.
È quando la realtà delle cose è distante da ciò che desideriamo che nasce la motivazione al cambiamento. “Voglio dimagrire, dimagrire per me è importante”. È necessario che sia tu in prima battuta a volere il cambiamento. Se è un tuo obiettivo, chiaramente sei più motivato.

Sei disponibile?
Se pensi “Dimagrire è importante ma non la cosa più importante in questo momento” è probabile che questo non sia il momento più giusto per te. 
“È proprio arrivato il momento che io faccia qualcosa!” Quando il cambiamento sarà la tua priorità e in quel determinato momento, sarai finalmente pronto.

Sei capace?
A volte ci sentiamo disponibili e desiderosi di cambiare ma non ci sentiamo in grado di farlo, non sappiamo come fare. In questo caso puoi farti aiutare da un professionista motivante. Puoi individuare una strada per il cambiamento, in altre parole trovare il tuo metodo. Quando sarai convinto che puoi percorrerla, che quella è la strada adatta a te, le tue possibilità di riuscita aumenteranno.

Una parte del tuo successo possiamo attribuirla alla buona predisposizione al cambiamento. Per aumentare le tue possibilità di successo devi sentirti desideroso, disponibile e capace.
Se ti predisponi bene al cambiamento, sei a metà dell’opera!

Puoi iscriverti alla newsletter sul mio sito www.vanessamarrone.it per ricevere gli aggiornamenti settimanalmente.

mercoledì 18 settembre 2013

Tutto quello che i pazienti non chiedono: FAQ rivedute e corrette

Le persone non lo dicono ma lo pensano ... "Sarà una brava Dietista?", "Com'è il suo metodo di lavoro?", "Chissà come sarà la mia dieta...", "In quanto tempo potrò perdere i chili di troppo?"
Per chiarire i dubbi che più di frequente mi vengono manifestati o che le persone non hanno il coraggio di pormi, voglio dare risposte chiare e certe, fondate non sul sentito dire da conoscenti o dai mass media ma su studi scientifici convalidati. 

"Lei è sicura che posso perdere peso mangiando cibo normale?"
Per raggiungere gli obiettivi di peso e di salute, non occorre nutrirci di pillole o di "pozioni magiche". Prima di tutto studieremo le tue abitudini alimentari per individuare eventuali errori. Poi mangerai cibo assolutamente normale, il cibo è la miglior farmacia. Individuerò le porzioni adatte al tuo fabbisogno sia per quantità sia per qualità. Il modello alimentare che propongo è la dieta mediterranea.

"Che ci guadagno a seguire una dieta mediterranea?"

I benefici sono sia immediati sia visibili nel tempo. Mi spiego meglio:
- a breve termine: effetto positivo sull'aspetto estetico, aumento della capacità digestiva e di movimento, riduzione del senso di gonfiore e di bruciore allo stomaco, miglioramento degli esami del sangue e della pressione arteriosa, immediata sensazione di benessere;
- a lungo termine: prevenzione e cura delle malattie metaboliche, cardiovascolari, cronico-degenerative, prevenzione persino di alcune forme di tumore.

"Ho sentito parlare della dieta zona, Dukan ecc ecc.?"
Zona, Dukan & Co sono tutti sinonimi di diete a basso tenore di carboidrati e iperproteiche. Le diete povere di carboidrati rallentano il metabolismo. Più specificamente compromettono l'attività degli ormoni tiroidei e ci fanno perdere massa muscolare che è quella che svolge la maggior parte delle reazioni metaboliche. Mentre la dieta mediterranea ci assicura uno stato di nutrizione ottimale senza eccessi né carenze.

"Non saranno troppi tutta questa pasta e tutto questo pane?"
I carboidrati sono il nutriente che dobbiamo assumere più dei grassi e persino più delle proteine nell'arco della giornata alimentare. La dieta mediterranea vuole infatti che il 55-60% dell'apporto calorico giornaliero sia fornito dai carboidrati, contro il 25-30% dei grassi e appena il 10-15% delle proteine. I carboidrati sono un'importantissima fonte di energia per il nostro corpo, cosa fondamentale è non esagerare: come si dice... il troppo storpia!

"In questo periodo ho preso peso senza nemmeno accorgermene. Avrò il metabolismo rallentato?"
Il metabolismo rallenta in modo fisiologico nel corso degli anni. Con l'avanzare dell'età è normale che si tenda ad accumulare peso. Spesso però si aggiungono altri fattori: la sedentarietà (magari prima si faceva più attività fisica e adesso ci siamo impigriti), qualche strappo alla regola di troppo, eventuali disturbi tiroidei. Per questo nel mio studio di nutrizione utilizzo l'holter metabolico, o per meglio dire l'arm band. Questo strumento mi permette di valutare il metabolismo direttamente sulla persona e in condizioni free living. Dopo aver fatto la valutazione motorio-metabolica, elaboro un programma personalizzato e realmente mirato alle tue particolari necessità nutrizionali.


"Perchè devo mangiare un contorno di verdure 2 volte al giorno?"
Le verdure apportano fibre che hanno 3 effetti:
- effetto meccanico: aumentano la massa delle feci e di conseguenza facilitano l' "andare di corpo"
- effetto metabolico: riducono l'aumento della glicemia dopo il pasto e l'assorbimento del colesterolo che assumiamo con gli alimenti
- effetto saziante: aumentano il volume del pasto facendo dilatare lo stomaco. In questo modo il senso di sazietà comparirà prima e saremo portati ad assumere meno cibo.
Puoi soddisfare il tuo bisogno di fibre mangiando verdure nei pasti principali, pranzo e cena.

"In quanto tempo potrò raggiungere il mio peso ideale?"
Pianificheremo attentamente l'entità della perdita di peso in base alle tue condizioni di salute e ai tuoi desideri. Mediamente il risultato atteso va dai 2 ai 5 chili al mese. E' importante non superare questi numeri. Il fegato non deve affaticarsi e non devi perdere massa muscolare. Inoltre, se perdi peso gradualmente, il cervello ha il tempo di apprendere abitudini alimentari corrette che ti permetteranno di mantenere nel tempo i risultati raggiunti.

"L'attività fisica è proprio necessaria?"
L'attività fisica non è obbligatoria, è consigliabile. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ci dice che dobbiamo fare almeno 10000 passi al giorno. Solitamente non arriviamo a farne 6000. 30 minuti al giorno di camminata per 5 giorni a settimana danno i primi benefici sul quadro metabolico, sul sistema cardiovascolare, sulla massa muscolare e ossea e accelerano la perdita di peso. Scegli un'attività che ti piace in modo da poterla svolgere divertendoti e con continuità.

"E se mi stufo? Se perdo la motivazione?"

Può succedere che tu abbia un calo della motivazione. Se incontri delle difficoltà, innanzitutto parliamone. Potremo fare degli incontri di Counseling nutrizionale: analizzeremo insieme il problema, troverai le risorse dentro di te e costruirai le tue strategie per risolvere il problema. Aumentando la motivazione, potrai proseguire il percorso verso il risultato finale.

"Ho paura di riprendere i chili persi... Come posso mantenere il peso?"

Hai centrato l'obiettivo del peso, complimenti !! Finita la fase di dimagrimento, possiamo procedere al mantenimento. Dopo essere dimagriti, infatti, i nostri fabbisogni nutrizionali cambiano: se prima per dimagrire dovevi introdurre meno calorie di quante ne bruciavi, ora per mantenere il peso è necessario che introduci tanta energia quanta ne consumi. Aggiornando il programma nutrizionale potrai mantenere il peso ed evitare così di riprendere i chili persi... Sarebbe un peccato vanificare tutti i sacrifici fatti, non credi? :)

lunedì 16 settembre 2013

motivAzione: la rubrica del LUNEDI' per aumentare la motivazione e raggiungere il peso ideale

Tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo provato a metterci a dieta. Che sia stato per risolvere un problema di salute oppure per togliere qualche chilo di troppo, ci siamo impegnati ad abbandonare malsane abitudini alimentari per condurre uno stile di vita più salutare. Tentando il fai da te o facendoci seguire da un professionista, abbiamo raggiunto i nostri obiettivi … E in questo caso vi faccio i miei migliori complimenti!!!

Se invece avete abbandonato tutti i vostri propositi perché non avete visto risultati o alla lunga vi siete stufati, questo articolo fa proprio per voi.
Spesso infatti all’origine dell’abbandono di una dieta c’è il calo della motivazione, la forza motrice che ci induce a cominciare, orientare e portare a termine una certa azione. Se la motivazione manca, non si riesce a seguire il programma nutrizionale, i risultati tardano ad arrivare, la voglia di arrivare all’obiettivo va scemando e finisce per lasciare il passo alla rassegnazione.

E allora ecco che si torna alle vecchie insalubri abitudini. Ingoiare presunte pilloline magiche o fare prove di intolleranze non ci aiuterà a risolvere il problema. Lo sanno ben dire i pazienti che incontro in ambulatorio e che dicono al primo incontro: “Vanessa, aiutami, ne ho provate di ogni”.

Con i pazienti che hanno un elevato grado di difficoltà nel modificare un comportamento alimentare problematico utilizzo un approccio motivazionale. Di cosa si tratta? L’approccio motivazionale mi permette di:
  1. instaurare una relazione terapeutica con persone che negano di avere un problema
  2. incoraggiare l’inizio del percorso nutrizionale in persone che riconoscono di avere un problema ma che del cambiamento vedono più i lati negativi che quelli positivi. Appartengono a questa categoria di pazienti quelli che pensano: “Vorrei tanto dimagrire ma mi sembra così difficile …”
  3. sostenere sia nella fase attiva sia nella fase del mantenimento il paziente che ha deciso di cambiare.

“Tutto quello che siamo è il risultato di ciò che pensiamo.” (Buddha)
Modificando il nostro modo di pensare, e sulla base di questo il nostro comportamento, raggiungeremo brillantemente e senza sforzi gli obiettivi.

All’interno del mio blog “Nutriti bene, vivi meglio” OGNI LUNEDI' potrai trovare un nuovo articolo su come aumentare la motivazione nella rubrica “motivAzione”.

Dietista Vanessa Marrone

giovedì 12 settembre 2013

Valuta il tuo stile di vita con questo semplice test

Rispondi alle domande annotando il numero di risposte a, b e c. Alla fine scoprirai il tuo profilo.
1. Com’è il tuo corpo?
    a. Ho un paio di chili di troppo e prendo peso facilmente
    b. Normale ma poco muscoloso
    c. Magro e tonico, faccio molto sport

2. La tua pressione del sangue è:
    a. Bassa (inferiore a 90/60 mmHg)
    b. Leggermente alta (circa 140/90 mmHg)
    c. Nella norma (120/80 mmHg)

3. Quante ore dormi per notte?
    a. 5 – 6
    b. 7
    c. 8 o più

4. Come ti senti al mattino appena sveglio?
    a. Stanco
    b. Ancora assonnato ma riposato
    c. Rigenerato e piena di voglia di fare

5. Fai sport nel tempo libero?
    a. No, non ci riesco
    b. Vado in palestra circa una volta a settimana
    c. Faccio attività fisica regolare

6. Hai l’abitudine di camminare?
    a. No
    b. Solo nel week end
    c. Sì, 5 giorni a settimana per mezz’ora

7. Qual è per te il pasto più ricco della giornata?
    a. La colazione
    b. La cena
    c. Il pranzo

8. Sulla tua tavola non mancano mai:
    a. Carne, pesce, formaggi, uova
    b. Primi piatti
    c. Verdura e frutta

9. Quando sei stanco e fatichi a concentrarti:
    a. Mangi subito qualcosa di dolce
    b. Fai una pausa per sgranchirti
    c. Ti alzi e fai una camminata all’aria aperta

10. Controlli la provenienza della frutta e della verdura che mangi?
     a. No, acquisto a prescindere dal luogo di provenienza
     b. A volte
     c. Sempre: scelgo solo quella a chilometro zero

11. Ti fai tentare dai cibi spazzatura?
      a. Una volta a settimana o più mangio nei fast food
      b. Una volta ogni 2 settimane
      c. Una volta al mese o meno

12. In generale come definiresti la tua alimentazione?
      a. Squilibrata, con poca frutta e verdura, ricca di dolci e snack salati, povera di acqua
      b. Abbastanza equilibrata ma monotona
      c. Varia ed equilibrata

13. Soffri di cefalea?
      a. Sì, sempre
      b. A volte, quando sono sotto pressione
      c. No

14. Il tuo intestino è regolare?
      a. No, sono stitico (2 evacuazioni o meno a settimana)
      b. Non sempre (3 evacuazioni a settimana)
      c. Sì (evacuazione quotidiana)

15. Quanti giorni in media dura il tuo ciclo mestruale?
      a. Almeno una settimana
      b. Da 3 a 5 giorni
      c. Meno di 3 giorni.


Maggioranza di risposte A: Il tuo stile di vita è errato sia dal punto di vista dell’attività fisica sia dal punto di vista dell’alimentazione. I tuoi sintomi, come ad esempio il transito intestinale non regolare, il sonno che non ti ristora, il tuo ciclo mestruale e la tua scarsa concentrazione, sono il modo in cui il tuo corpo ti dice che ora è un buon momento per cambiare per il meglio.

Maggioranza di risposte B: Stai discretamente bene, il tuo stile di vita è abbastanza salutare. Con pochissimi accorgimenti puoi correggere le imperfezioni e risolvere dei piccoli disturbi o fastidi. La tua salute ne trarrà enorme beneficio nel lungo termine.

Maggioranza di risposte C: Il tuo stile di vita è perfetto: sei impeccabile in tutti gli aspetti. Grazie a un’attività fisica regolare e un’alimentazione adeguata il tuo corpo è in grande forma … E si vede! Continua così e conserverai una salute di ferro!

Dietista Vanessa Marrone