giovedì 10 ottobre 2013

10 ottobre, la giornata dell'obesità. Anche le parole hanno un peso

Oggi, 10 ottobre, è la giornata dell'obesità. In tutta Italia molti presidi ospedalieri e servizi di Nutrizione hanno aperto le porte degli ambulatori gratuitamente. Si possono così fare delle visite a costo zero per valutare la propria condizione di salute, sapere quale dovrebbe essere il proprio peso corretto e come mangiare per perdere peso.

Non è in questo articolo che mi soffermerò sui rischi dell'obesità per la salute e sulle sue complicanze. Vorrei piuttosto soffermarmi sulla condizione psicologica di chi ha molti chili di troppo e fare due considerazioni.

Le persone in sovrappeso spesso sanno quale dovrebbe essere il loro peso e sono perfettamente consapevoli che il loro comportamento alimentare mette a repentaglio la loro salute.
Semplicemente non riescono a dimagrire perché non si sentono in grado di farlo. 
Ci hanno provato più e più volte, con mille diete, ma alla fine ogni tentativo è andato male.

Dove sta lo sbaglio?
Lo sbaglio lo facciamo noi professionisti che pensiamo che la dieta e l'attività fisica siano l'unica soluzione.
Lo sbaglio è ridurre il problema dell'obesità a una mera ingordigia, alla golosità del paziente.
Lo sbaglio è non tenere conto delle implicazioni psicologiche.

Qual è l'approccio migliore?
Necessario sì rivedere lo stile alimentare ma non è l'unica soluzione. Umiliazione, sofferenza, depressione, isolamento sociale sono all'origine di abbuffate. L'abbuffata genera emozioni negative di fallimento che a loro volta si cerca di lenire con una nuova abbuffata. Se non trattiamo anche i sentimenti che innescano e mantengono il comportamento alimentare problematico, ogni tentativo sarà destinato a fallire. Purtroppo.

Per esprimere meglio il concetto cito lo psicoterapeuta Giovanni Porta:
«Il primo passo per rompere questo circolo vizioso è aiutare la persona obesa a entrare in contatto con le proprie emozioni e sensazioni, e aiutarla a riscoprire che la soddisfazione dei suoi bisogni non passa necessariamente attraverso il cibo. - continua Giovanni Porta - Le emozioni sono come le spie che si accendono sul cruscotto dell'auto mentre stiamo guidando, e ognuna di esse indica una necessità. Prendiamo ad esempio la tristezza, sotto la quale si nasconde la mancanza di qualcosa che per noi è importante. Se mi sento triste perché ho voglia di parlare con un amico e condividere i miei vissuti, l'unica cosa che mi farà smettere di essere triste è parlare con un amico. 
Se affronto la situazione mangiando (cosa che lì per lì sembra calmare il mio stato emotivo) ben presto la sensazione di piacere si esaurirà, e mi ritroverò ugualmente triste, e avrò anche acquisito peso, cosa deleteria per la mia autostima. 
Imparare a riconoscere e soddisfare le proprie esigenze emotive ed affettive è un prerequisito importante per mantenere elevato il livello di motivazione necessario a conseguire il dimagrimento. 
Sostenere una persona con bassa autostima significa aiutarla a compiere le azioni che ritiene buone per sé: nel caso dell'obeso, dimagrire. Man mano che la persona acquista un senso di auto-efficacia, che cioè inizia a veder ripagati i propri sforzi, sarà sempre meno difficoltoso mantenersi motivata, e lo stesso processo virtuoso potrà essere esportato ad altri ambiti della propria vita, tanto da effettuare finalmente quelle conquiste socio-relazionali da tanto tempo sognate». (da http://www.primadanoi.it/news/salute/543516/10-ottobre---Obesity-day.html)

La seconda considerazione è: perché chiamarla "giornata dell'obesità"?
A mio avviso sarebbe stato meglio parlare di "giornata del peso ideale". Questo per due motivi:
1. affinché l'obiettivo sia formulato correttamente e che ci sentiamo in grado di raggiungerlo, è necessario che l'obiettivo sia espresso in positivo per generare ottimismo. L'obiettivo potrebbe essere quello di raggiungere il peso ideale, non di rimanere obesi.
2. Parlare di obesità genera uno stigma. Le persone obese sono reticenti a definirsi tali per paura di essere stigmatizzate, inserite in una categoria da deplorare, disprezzare, evitare. A nessuno piace essere definito obeso.

Per me il 10 ottobre è la "giornata del peso ideale".

Anche le parole hanno un peso.

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