lunedì 20 gennaio 2014

motivAzione | Gli errori comunicativi dei Nutrizionisti (1a parte)

Primo articolo di motivAzione del 2014. Bentornato su Nutriti bene, vivi meglio!

Metti il caso che hai il problema dei chili di troppo. Prima di tutto avrai provato tu stesso a metterti a dieta per togliere qualche chilo di troppo ma - ahinoi - non hai avuto successo. Hai dovuto alzare bandiera bianca e ammettere di aver bisogno dell'aiuto di un professionista

Ma scegliere tra le tante figure non è semplice. Quando ne individui uno che potrebbe fare al caso tuo, ti vengono mille dubbi: "Sarà la persona giusta? Mi posso fidare? Avrò dei risultati?". La scelta del professionista è cruciale perché anche da questa dipendono le tue possibilità di successo. 

Che sia Dietista, Nutrizionista o Dietologo (mi riferisco indistintamente a tutte e tre queste categorie professionali), alla base di una relazione d'aiuto efficace c'è la comunicazione. "Che c'entra la comunicazione con il dimagrire?", dirai tu. C'entra! Perché una cattiva comunicazione è demotivante, nel senso che ostacola il percorso della persona nella direzione degli obiettivi. Al contrario una buona comunicazione è uno strumento in grado di aumentare la motivazione alla dieta. Perciò è bene scegliere una persona che sappia comunicare bene, che non faccia questi errori (Thomas Gordon, 1970):

Ordinare, dirigere, comandare: il professionista imprime al colloquio una direzione e dà imposizioni.

Avvertire o minacciare: il professionista dà un ordine (come il precedente esempio) e in più minaccia che, se non si obbedisce, ci sarà un risultato negativo. 

Dare consigli, suggerire, offrire soluzioni: tutte le situazioni in cui il professionista sceglie per il paziente possono avere un esito negativo. E' sbagliato consigliare il paziente (a meno che non sia il paziente stesso che richiede un consiglio). E' sbagliato offrire soluzioni che possono andare bene per noi ma non per voi pazienti. Meglio è dare consigli solo se il paziente ce li chiede e, anziché offrire soluzioni, raccontare ciò che è andato bene per altri. In questo modo il paziente avrà un insieme di opzioni e potrà scegliere liberamente come procedere. Riconosco che per me è stato abbastanza difficile disimparare a offrire soluzioni: la formazione medico-scientifica accademica mi aveva insegnato uno stile prescrittivo ma mi sono corretta con il tempo apprendendo invece un metodo dialogico e riflessivo.

Giudicare, criticare, dissentire, biasimare: si parte dal presupposto che il paziente stia sbagliando e gli si comunica la propria disapprovazione.

Persuadere: come il punto precedente, il professionista è convinto che il paziente non abbia valutato in modo adeguato il suo problema. In più però cerca di convincerlo usando le sue argomentazioni. 

Moraleggiare: è l'atteggiamento tipico di chi crede che il paziente debba essere aiutato a comportarsi in modo più appropriato dal punto di vista morale. In realtà sia il professionista sia il paziente hanno dei valori che non necessariamente coincidono. Un buon motivatore aiuta la persona ad andare nella direzione degli obiettivi che lei stessa si prefissa senza entrare in contrasto i suoi valori.

Questi sono solo sei dei principali errori comunicativi. Per gli altri vi rimando all'appuntamento del prossimo lunedì con motivAzione.

Nessun commento:

Posta un commento