lunedì 20 gennaio 2014

motivAzione | Gli errori comunicativi dei Nutrizionisti (2a parte)

Lo scorso lunedì avevo trattato i primi sei dei dodici blocchi della comunicazione (Thomas Gordon, 1970), ovvero gli errori comunicativi che gli operatori della salute possono commettere durante i colloqui con i loro pazienti. Chi fa questi errori limita il processo decisionale del paziente ostacolando così il suo movimento verso il cambiamento. Non commettere questi errori equivale a migliorare la comunicazione e di conseguenza la relazione terapeutica. In una parola ci permette di essere davvero d'aiuto al nostro paziente. 
Perciò vale la pena di riprendere il filo del discorso per trattare dei restanti sei blocchi della comunicazione:

Distrarsi, cambiare argomento: sono segnali che fanno capire al nostro interlocutore che quello che sta dicendo non è particolarmente importante. Quello che il paziente dice, anche se apparentemente sconnesso, ha sempre un filo logico. L'ho imparato con l'esperienza ed è stata una delle conquiste professionali - e umane - più pregnanti del mio 2013. Lasciar parlare il paziente permette che la soluzione al problema prenda forma e diventi chiara ad entrambi.

Mettere in ridicolo, umiliare: alcuni colleghi rimproverano aspramente i propri pazienti quando non hanno raggiunto i risultati che si attendevano. Questo atteggiamento va assolutamente evitato per due motivi: colpevolizza il paziente facendolo così disperare di potercela fare e mina alla base la relazione d'aiuto che trova uno dei suoi fondamenti proprio nell'assenza di giudizio.

Rassicurare, consolare: sebbene mossi dalle migliori intenzioni, quando solidarizziamo con il paziente rischiamo sia di infantilizzarlo sia di non tenere nella giusta considerazione le sue difficoltà. Il paziente potrebbe sentirsi non compreso e questo rappresenterebbe un pericolo per l'efficacia della relazione d'aiuto.

Elogiare, dimostrare approvazione: anche in questo caso, come nel precedente, il paziente potrebbe sentirsi giudicato. Esprimere un giudizio rivelerebbe l'esistenza di una relazione asimmetrica tra l'operatore e il paziente, in cui l'operatore si pone in una posizione di superiorità che lo legittima ad esprimere giudizi. Alcuni autori, tuttavia, (Rosengren, 2011) considerano tutto sommato positivo incoraggiare i pazienti, esprimere soddisfazione per il buon risultato nella direzione degli obiettivi stabiliti. In questo senso l'elogio potrebbe essere utilizzato come rinforzo positivo per aumentare l'autostima e le possibilità di successo.

Interpretare: non è corretto cercare un significato nascosto nelle parole del paziente o fornire la propria interpretazione, del tipo: "Io penso che il tuo vero problema sia ... ", "Probabilmente vuoi dirmi che ... ". 

Fare domande: investigare rappresenta per noi un momento di acquisizione delle informazioni ma non restituisce niente al paziente, anzi mette in stand by il suo progredire. Formulare troppe domande durante il colloquio motivazionale equivale a bloccare il flusso della comunicazione e la ricerca delle soluzioni. Le domande devono essere sostituite da affermazioni di ascolto riflessivo, solitamente nel rapporto una domanda : tre riflessioni. L'ascolto riflessivo consente di evocare affermazioni nella direzione del cambiamento.

Spero che questa analisi sia stata di supporto ai colleghi che si occupano di Nutrizione (Dietologi, Nutrizionisti, Dietisti) per migliorare il loro lavoro.
Ma soprattutto mi auguro di essere stata d'aiuto a te, utente. Come avrai capito, il mio, il nostro lavoro non si esaurisce nel consegnare una dieta e ... "Arrivederci e grazie!". Il nostro compito è motivarti, accompagnarti in questo percorso delicato ma ricco di gioie e di soddisfazioni.

Le caratteristiche della relazione d'aiuto: motivAzione | Scegliere un Dietista motivante
Per rileggere la prima parte di questo articolo: motivAzione | Gli errori comunicativi dei Nutrizionisti (1a parte)

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