lunedì 26 maggio 2014

motivAzione | Come ottenere risultati veloci

E' un po' la scoperta dell'acqua calda: lo sappiamo che quando i risultati non tardano ad arrivare e il giro vita comincia a stringersi, siamo più incoraggiati a seguire la dieta nel modo più preciso possibile. Questo innescherà un circolo vizioso di aderenza al trattamento e risultati: se ho il risultato sono incoraggiato a seguire bene la dieta; se seguo bene la dieta dimagrisco velocemente. 

E' importante che segui la dieta attentamente già a partire dal primo giorno. I primi giorni possono segnare l'esito del tuo percorso: se nella prima fase sei preciso, è molto probabile che il prosieguo sia sereno e pieno di soddisfazioni; diversamente, se incappi in qualche imprecisione, avrai un risultato meno buono che potrebbe, e dico potrebbe, sconfortarti. 

Ma bada bene! Non è una equazione: imprecisioni nei primi giorni = risultato mediocre = abbandono della dieta. Non sto dicendo che se non segui bene la dieta abbandonerai il percorso di certo. Anzi ho visto pazienti riprendersi brillantemente dopo periodi di "disastro alimentare"! Intendo invece che il rischio di abbandono è più alto se i risultati non rispecchiano le aspettative. 

Proprio per stimolare il paziente a fare meglio durante il primo periodo della fase di dimagrimento, ho l'abitudine di fissare il primo controllo dopo quindicina di giorni dalla data della riconsegna. In questo modo al controllo il paziente, avendo aderito perfettamente - o più o meno perfettamente - al programma nutrizionale, potrà prendere atto già dopo poco del fatto che si sta muovendo in direzione degli obiettivi prefissati. Niente che non possa percepire anche tu, vedendo che pesi meno sulla bilancia o allacciando un pantalone più comodamente o stringendo il buco della cinta.

Per incoraggiarti, ti riporto brevemente l'esperienza di tre pazienti che, avendo seguito la dieta scrupolosamente e tornando proprio in questi giorni al primo controllo, hanno potuto constatare ottimi risultati:

R., 30 anni, in sovrappeso con peso iniziale di 85 chili, dopo 15 giorni dall'inizio della dieta è venuto portando 4 chili in meno

G., 22 anni, che partiva da 82.5 chili e ahimé nella fascia dell'obesità di prima classe, ha perso 5 chili in una ventina di giorni.

S., 27 anni, con un peso iniziale di 83 chili, al limite tra sovrappeso e obesità di prima classe, ha perso 5 chili in 15 giorni.

Non voglio crearti false illusioni: gli obiettivi e le aspettative vanno valutate caso per caso nel senso che non tutti possiamo aspirare ad avere risultati così sorprendenti in così poco tempo. Ma anche se il risultato atteso fosse inferiore, tipo 3 chili di volta in volta, la mia tesi è sempre quella: rispettare al meglio la dieta nei primi 15 giorni aumenta le probabilità che tu possa vedere fin da subito i frutti del tuo impegno e che raggiungerai il tuo peso ideale nel tempo previsto, non di più.

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lunedì 19 maggio 2014

motivAzione | 5 buoni motivi per andare al controllo

Avete iniziato una dieta e siete incerti se fissare o no la data di un controllo? Qualcuno pensa di poter fare a meno del professionista non appena ha la dieta in mano (o sulla mail). "Questa è la dieta, devo solo seguirla e il gioco è fatto! ... Non mi va di tornare dal Dietista a farmi giudicare... Anche perché i controlli hanno un costo e di questi tempi... E poi la bilancia ce l'ho a casa... Mi peserò lì". 

Dopo avere maturato questo intendimento, si inizia a fare la dieta a giorni alterni, come le targhe a Milano nei giorni di smog. "Solo questo piccolo sgarro...", "In questi giorni proprio non me la sento di fare la dieta, ho tutt'altro per la testa", "Riprenderò dopo le feste". E si finisce per ritrovarsi esattamente come si era cominciato, né più né meno. 

Possiamo invertire la rotta semplicemente non mancando ai controlli. Non ho scritto questo articolo per averne un ritorno economico: quello che mi preme è farti comprendere che il controllo non è una perdita di tempo ma parte integrante ed irrinunciabile del percorso.

"Io ci voglio anche andare ai controlli, Dottore', ma devo capire a cosa mi servono". Presto detto:

1. avere una scadenza: la prima utilità del controllo, quella che riconosce la maggior parte dei pazienti, è di avere la scadenza. Quando si stabilisce una data, si ha un termine entro cui è desiderabile raggiungere determinati obiettivi. Quando al contrario non si ha una scadenza, si tende a procrastinare, rimandare di giorno in giorno. "Questo piccolo pezzo di pane non mi farà niente per oggi, domani seguirò meglio la dieta..." e intanto in un giorno si è fatto meno bene di quel che si sarebbe potuto. Non è detto che questo pensiero non sopraggiunga anche se si ha la data del controllo ma credo che la tendenza a procrastinare in quest'ultimo caso sia minore.

2. pesarsi e misurarsi: è bello dare una buona notizia al paziente! Spesso i pazienti sono i primi a percepire miglioramenti, passi in direzione del cambiamento, ma sentirlo dalla voce del professionista lo farà diventare reale. Altrimenti pesarsi e misurarsi serve per capire quanto danno si è fatto, per prendersi la responsabilità delle proprie azioni e capire in quale misura gli errori alimentari hanno pesato sulla bilancia. In questo caso la data del controllo sancisce per molti la ripartenza. Della serie "Da domani mi ci rimetto".

3. stabilire gli obiettivi futuri: se vuoi dimagrire è bene che tu abbia anche degli obiettivi temporali. Per questo indico sempre in quanto tempo è prevista la perdita di peso. E' meglio sapere il risultato atteso in modo da avere un punto fermo piuttosto che brancolare nel buio. 

4. valutare eventuali modifiche alla dieta: qualcuno mi rimprovera di essere particolarmente permissiva, per esempio quando cedo di fronte alla richiesta di un dolce. Ma se non lo facessi, questo aiuterebbe il paziente a seguire meglio la dieta? Credo di no: il paziente rimarrebbe con quella voglia insoddisfatta che crescerebbe sempre più fino ad abbuffarsi proprio del cibo vietato. Senso di colpa, frustrazione e rassegnazione a gogò, e addio dieta! Penso sia meglio assecondare una voglia una tantum, piuttosto che trincerarmi dietro uno secco e sterile no. Quindi il controllo serve anche per scendere a compromessi, fintanto che posso, nel caso in cui il paziente non riesca a seguire la dieta così com'è. 

5. imparare a gestire le difficoltà quotidiane: la motivazione può essere influenzata da qualche ostacolo che si frappone tra noi e il proposito di seguire la dieta. Quando non si riesce a seguire bene la dieta, non significa che non ci interessa più perdere peso. L'intenzione iniziale rimane ma ci sembra di non farcela perché ci è difficile resistere alle tentazioni o organizzare il pasto per tutta la famiglia o pesare gli alimenti. Per poter andare avanti è necessario che quel qualcosa diventi un po' meno difficile, un po' più facile. Al controllo possiamo parlarne per rinforzare la motivazione.

M. mi ha detto qualche giorno fa: "So di non aver seguito la dieta alla lettera in questi giorni. Però tu mi avevi detto che dovevo comunque tornare al controllo ed eccomi qua. Vorrei parlarti di quello che mi è successo, così mi consiglierai sul da farsi". Poco dopo: "Se oggi non fossi tornata, forse mi sarei lasciata andare e avrei abbandonato la dieta".

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martedì 13 maggio 2014

motivAzione | Valuta la tua motivazione con questo test

Calcola il tuo indice di massa corporea con la seguente formula: peso (in kg) / altezza (in metri) al quadrato. Se il tuo indice di massa corporea è: 
A. compreso tra 20 e 25, sei normopeso
B. compreso tra 25 e 30, sei in sovrappeso
C. superiore a 30, sei nell'obesità.

Se ti è risultata la risposta B o C, è opportuno che tu perda peso. Per valutare la tua predisposizione ad intraprendere un tentativo di dimagrire, ti invito a continuare il test.

1. Quanto desideri dimagrire da 0 a 10?
A. da 0 a 4
B. da 5 a 6
C. da 7 a 10

2. Quanto sei disponibile, da 0 a 10, a cambiare il tuo stile di vita rivedendo le abitudini alimentari e motorie?
A. da 0 a 4
B. da 5 a 6
C. da 7 a 10

3. Quanto ti ritieni capace, da 0 a 10, di avere buoni risultati? Quanto hai fiducia nelle tue capacità di poter dimagrire?
A. da 0 a 4
B. da 5 a 6
C. da 7 a 10

4. E' questo il momento giusto? 
A. Ora non è proprio il mio momento, ho deciso di rimandare all'anno prossimo/ alla prossima stagione.
B. Sono indeciso: una parte di me vorrebbe provarci ora, l'altra vorrebbe aspettare ancora un po'...
C. Si', sono proprio arrivato al limite. Se non mi do da fare ora, di questo passo non so dove andrò a finire!

Considera le domande da 1 a 4.
Per ogni risposta A assegnati n. 1 punto.
Per ogni risposta B assegnati n. 2 punti.
Per ogni risposta C assegnati n. 3 punti.

Calcola il tuo punteggio e individua l'intervallo entro il quale si situa. Scoprirai il tuo "livello di motivazione" e i miei suggerimenti:

Da 0 a 5: forse hai un problema di peso e cambiare qualcosa delle tue abitudini alimentari e motorie potrebbe esserti d'aiuto. Può anche darsi che non ti interessi dimagrire e il tuo punto di vista è del tutto rispettabile, nessuno può dirti quello che devi fare. Se invece vuoi dimagrire ma temi di non farcela, occorre aumentare la tua autoefficacia, ovvero la percezione di potercela fare, con l'aiuto di un professionista o semplicemente da solo.

Da 6 a 9: sei consapevole che dimagrire potrebbe giovarti. Ma come farlo? E quando farlo? Prima di provare, assicurati di essere veramente pronto, che sia venuto veramente il tuo momento. Non appena ne sarai convinto, non esitare!!! Il raggiungimento degli obiettivi è a portata di mano. Dovrai decidere le modalità e i tempi del percorso: nella fase di pianificazione un professionista può agevolarti.

Da 10 a 12: senza dubbio sei pronto, desideroso e capace, le tre qualità che ti permetteranno di veder sbocciare presto i frutti della tua motivazione: i tanti agognati risultati. Se non l'hai ancora fatto, ti esorto ad iniziare questo tentativo, certa che il tuo impegno sarà ricompensato dal migliore degli esiti.

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lunedì 5 maggio 2014

motivAzione | Il Dietista, il paziente ed il suo sovrappeso


La ragione che muove il mio operato è il bene del paziente. Non quel bene della serie "So io quello che è meglio per te", piuttosto un bene che è il risultato di ciò che il paziente percepisce come meglio per sé, che esprime come obiettivi, desideri, preferenze, come tutto ciò che riguarda la percezione del suo problema.

Estendendo il ragionamento dal campo dietologico alle scienze della salute tutte, in passato medici e paramedici avevano come unici interlocutori i parenti del malato. Anziché con il paziente, era a questi ultimi che comunicavano diagnosi e terapia. Erano i famigliari, dunque, i riceventi del messaggio della cura e la parte, ancorché passiva, coinvolta nell'alleanza terapeutica.

Negli anni il rapporto operatore-paziente si è evoluto, a giudizio di molti verso il meglio, nella direzione di una vera e propria partecipazione del paziente alla terapia che lo riguarda, sia essa farmacologica o dietoterapica. Tra l'operatore e l'utente della prestazione professionale si instaura così quella che Michael Balint, nel suo "Medico, paziente, malattia", ha definito "società mutua d'investimento".

Il fondamentale e modernissimo principio della centralità del paziente me l'ha ricordato proprio oggi indirettamente A., e la ringrazio di questo. A. è una paziente alla quale avevo proposto una dieta perfetta dal punto di vista dei suoi fabbisogni ma per lei di difficile attuazione. Alla fine abbiamo tentato, riuscendoci, una mediazione tra ciò che era per lei l'ideale e ciò che le era possibile fare


Bando al solito atteggiamento paternalistico vecchio stampo. Via libera all'ascolto e alla collaborazione, che, ho avuto modo di esperire, portano, oltre che ad un rapporto operatore-paziente più solido, a risultati vantaggiosi nella pratica clinica. 

Per quello che attiene al mio lavoro di Dietista, quando la dieta è "negoziata", il paziente, che si sente parte attiva del cambiamento e trova le soluzioni che ritiene meglio per sé, ha più probabilità di muoversi in direzione degli obiettivi concordati. E lo dimostra l'esperienza di F: Come negoziamo un piano di cambiamento, 1a e 2a parte

Centralità del paziente significa anche, come scrivevo all'inizio, tenere nella giusta considerazione le sue aspettative. Posso citare a tal proposito la vicenda di D.: lei vuole togliere quei tre, quatto chili di troppo messi su dopo gli anta; il suo medico, vedendola tutto sommato normopeso, la deride e banalizza il suo intendimento. Perché no? Perché non assecondare il desiderio di D. che desidera rimettere ordine nella sua alimentazione per vedersi e sentirsi meglio?

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