lunedì 21 luglio 2014

motivAzione | Felici e motivati, anche in vacanza


Con questo articolo vi saluto prima della pausa estiva: motivAzione riprenderà lunedì 25 agosto. Come sapete, motivAzione è una rubrica che aggiorno ogni lunedì per motivarvi a nutrirvi bene per vivere meglio. 

Da quasi un anno (ha esordito nel settembre 2013), motivAzione è per me uno spazio dove poter raccontare di me e del mio lavoro e soprattutto essere di supporto a voi che leggete, pazienti e non. Ma per poter ricaricare le energie e sviluppare nuove idee, ho bisogno di un periodo di riposo :-)

Oggi, per l'ultimo appuntamento prima delle vacanze, voglio parlare di un argomento insolito, la felicità. Forse sorriderete: che c'entra la felicità? Uno dei fattori, forse il più importante, che condiziona il nostro comportamento alimentare, è il nostro stato d'animo. Per molti infatti la soddisfazione personale coincide con la regolarità alimentare. Quando siamo invece insoddisfatti e rancorosi, ci sfoghiamo sul cibo e diciamo addio alla dieta. E' quella che si dice in gergo fame nervosa, o meglio fame emotiva.

Le persone che incontro in ambulatorio mi parlano spesso di come le relazioni personali o i problemi economici influiscano sulle loro scelte alimentari. A volte riescono a controllarsi, altre volte l'istinto di lasciar perdere la dieta prevale. E mi dicono: "Per fare la dieta devo stare tranquilla...".

Ma come facciamo ad essere costantemente sereni? Gli imprevisti, le preoccupazioni e i litigi sono dietro l'angolo ed evitarli è impossibile. Possiamo però imparare a fronteggiare le difficoltà. Come? Distraendoci. Per esempio dedicandoci ad attività che ci appagano, che troviamo piacevoli e dalle quali traiamo una certa soddisfazione. Il mio papà fa l'orto, tanto per dire! E chissà che le ferie estive non siano proprio il momento giusto per riprendere degli hobby messi da parte, con la speranza di poterli poi coltivare nel corso dell'anno, quando ci sentiremo tristi o inquieti.

Con questo auspicio, di rilassarvi, divertirvi e curare voi stessi, vi auguro buone vacanze! Vi ricordo che potete seguirmi su Facebook su Nutriti bene, vivi meglio dove per tutte le vacanze continuerò a dare degli spunti di riflessione e dei suggerimenti sulla motivazione. E inoltre potere iscrivervi alla newsletter sul mio sito www.vanessamarrone.it per ricevere gli aggiornamenti settimanalmente.

A presto!
Vanessa


lunedì 14 luglio 2014

motivAzione | Come convincere qualcuno a mettersi a dieta

Qualche giorno fa una signora mi raccontava che stava provando insistentemente a convincere suo marito a mettersi a dieta. Come lei tanti altri, sia persone non del mestiere sia operatori della salute, che, mossi dal lodevole intento di salvare la vita a qualcuno oppure di risolverne qualche acciacco, provano a convincere una persona a cambiare stile di vita ficcandosi in discussioni inutili o addirittura controproducenti

E' bene sapere che la motivazione alla dieta è intrinseca, nasce e matura da dentro e non è in nostro potere imporla dall'esterno. Se forziamo la mano, ovvero imponiamo ad una persona di iniziare un cambiamento, non faremo che ottenere l'effetto contrario. La persona inizierà a prendere in considerazione solo gli aspetti negativi del cambiamento e darà via via meno importanza a quelli positivi. 

Sarà una sorta di tiro alla fune in cui ognuna delle due parti proverà ad attrarre l'altra a sé. La forza risultante sarà la stasi totale: ognuna rimarrà sulle proprie posizioni, e, poiché il cambiamento non avverrà, non ci sarà miglioramento. Dunque cui prodest?

Qualcuno di voi a questo punto starà pensando: "Ho una persona cara in forte sovrappeso e con gravi problemi di salute. Il Dottore dice che potrebbe stare meglio se perdesse peso. Sono preoccupata... Non devo insistere per farle cominciare la dieta, va bene, ma non voglio nemmeno guardarla rovinarsi con le proprie mani! Che posso fare per aiutarla, per convincerla?".

Quello che possiamo fare è:
  • fare in modo che la persona capisca i suoi errori. Ma senza correggerla o rimproverarla, senza dire "Devi fare così" o "Devi mangiare questo". Se per esempio mangia poca frutta, possiamo dire: "Ho letto su un giornale che bisogna mangiare dalle due alle tre porzioni di frutta al giorno". Nel caso in cui abbiamo l'impressione che esageri con il pane, diremo: "Se non mi ricordo male, il Dottore mi disse che una porzione media di pane è di circa 50 grammi". In questo modo instilleremo il germe della consapevolezza. Inoltre, lasciando a lei la scelta di seguire o non seguire i suggerimenti, ne aumenteremo l'empowerment, ovvero la crescita di sé attraverso l'autodeterminazione e la responsabilizzazione;
  • fare accenno alla soluzione "dieta". L'importante è non imporla, nemmeno proporla. Facciamo un breve cenno alla storia di qualche conoscente che sta meglio dopo aver perso peso. Per esempio, quando salterà fuori l'argomento salute, diciamo quasi sottovoce, come se stessimo parlando a noi stessi: "Mi ricordo che Anna - hai presente Anna? - si mise a dieta qualche tempo fa. Ora le sue glicemie sono quasi normali" e lasceremo poi cadere il discorso. Potrà sembrarci che questa frase sia passata inascoltata, che siamo stati ignorati. Eppure in questo semplice modo, senza sprechi di energia per "tirare la fune" dalla nostra parte, è probabile che avremo aperto un varco nella coscienza della persona a noi cara la quale comincerà a riflettere su quella opzione e magari di lì a poco si persuaderà a provarci.
Tutto sommato, il modo migliore per convincere qualcuno a mettersi a dieta è, passatemi il gioco di parole, fare in modo che si convinca a mettersi a dieta. 

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lunedì 7 luglio 2014

motivAzione | Figli, 5 regole per aumentarne la motivazione

Cari lettori, ben ritrovati. Le vacanze estive si avvicinano e il caldo inizia a farsi sentire intensamente, purtroppo o per fortuna! Questo è il momento propizio per rimettersi in forma: la possibilità di essere più a contatto con la natura, di uscire qualche volta in più per una passeggiata, la grande disponibilità di cibi a bassa densità calorica (vedi frutta e ortaggi di luglio) e l'attitudine a dedicarci ad una cucina buona e sana, sono fattori che giocano a nostro favore per prenderci più cura di noi stessi

Nelle ultime settimane di lavoro, ho conosciuto molti adolescenti e giovani che, più liberi dagli impegni scolastici e universitari, hanno deciso di rivedere le proprie abitudini alimentari e motorie. Spesso i ragazzi e le ragazze sono accompagnati da famigliari, in molti casi dai genitori

La questione che pongo alla vostra attenzione oggi è: è giusto che nello studio entrino sia i genitori sia i ragazzi? Se sì, che ripercussioni possono esserci sulla qualità della relazione terapeutica e sul risultato finale?

Se al colloquio assiste anche il genitore, succede spesso che questo prenda la parola nel momento in cui il figlio deve raccontare del suo problema, delle sue aspettative, del suo stile di vita. Quasi come se l'adulto rubasse la scena al giovane. Se il figlio ribatte a quello che dice il genitore, nascono degli sterili battibecchi, un muro contro muro che di certo non aiuta il ragazzo a muoversi in direzione degli obiettivi.

Al ragazzo vanno concessi i suoi spazi e i suoi tempi. Per prima cosa la percezione del problema è diversa da persona a persona: ciò che il genitore dice riguardo al problema del figlio non equivale a come il ragazzo valuta il suo problema. In secondo luogo, il ragazzo è condizionato dalla presenza del genitore, non si esprime liberamente e può presentare i fatti diversamente dalla realtà oppure omettere vicende o dettagli importanti.

Ribadisco la domanda, dunque. Al colloquio entrare o non entrare con i figli? Si' a patto di non giudicare, non imboccare, non fornire i propri metodi, non imporre i propri obiettivi, non dettare i propri tempi. Il comandamento è non influenzate vostro figlio. 

Chiedo scusa se sono così diretta nell'esporvi il mio parere ma so quanto fondamentale sia il primo colloquio per instaurare una salda alleanza terapeutica e so che le "interferenze", seppur inconsapevoli o benevole come quelle di un genitore, possono minarne la costruzione.

Voglio perciò darvi dei suggerimenti per essere d'aiuto a vostro figlio nel percorso nutrizionale:
  1. accompagnatelo agli incontri in modo che sentirà la vostra partecipazione al suo percorso;
  2. rimanete nella sala d'attesa per il tempo necessario al colloquio; 
  3. se volete, entrate nello studio al momento dell'esame obiettivo (rilevazione di peso, statura, circonferenze ...); 
  4. dopo che il ragazzo ha esaurito gli argomenti, esponete il vostro punto di vista in presenza o in assenza di lui, a seconda che decida o no di assistere; 
  5. a casa applicate questi metodi pedagogici per fare educazione alimentare.
Tutto quello che ho scritto vale in caso di figli maggiorenni. I minorenni vanno invece sempre, obbligatoriamente, accompagnati dai genitori o da chi ne esercita la potestà che dovranno assistere anche al colloquio. 
Cosa ne pensate? Siete d'accordo? Se avete pareri diversi o volete raccontare la vostra testimonianza, lasciate pure un commento.
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