lunedì 7 luglio 2014

motivAzione | Figli, 5 regole per aumentarne la motivazione

Cari lettori, ben ritrovati. Le vacanze estive si avvicinano e il caldo inizia a farsi sentire intensamente, purtroppo o per fortuna! Questo è il momento propizio per rimettersi in forma: la possibilità di essere più a contatto con la natura, di uscire qualche volta in più per una passeggiata, la grande disponibilità di cibi a bassa densità calorica (vedi frutta e ortaggi di luglio) e l'attitudine a dedicarci ad una cucina buona e sana, sono fattori che giocano a nostro favore per prenderci più cura di noi stessi

Nelle ultime settimane di lavoro, ho conosciuto molti adolescenti e giovani che, più liberi dagli impegni scolastici e universitari, hanno deciso di rivedere le proprie abitudini alimentari e motorie. Spesso i ragazzi e le ragazze sono accompagnati da famigliari, in molti casi dai genitori

La questione che pongo alla vostra attenzione oggi è: è giusto che nello studio entrino sia i genitori sia i ragazzi? Se sì, che ripercussioni possono esserci sulla qualità della relazione terapeutica e sul risultato finale?

Se al colloquio assiste anche il genitore, succede spesso che questo prenda la parola nel momento in cui il figlio deve raccontare del suo problema, delle sue aspettative, del suo stile di vita. Quasi come se l'adulto rubasse la scena al giovane. Se il figlio ribatte a quello che dice il genitore, nascono degli sterili battibecchi, un muro contro muro che di certo non aiuta il ragazzo a muoversi in direzione degli obiettivi.

Al ragazzo vanno concessi i suoi spazi e i suoi tempi. Per prima cosa la percezione del problema è diversa da persona a persona: ciò che il genitore dice riguardo al problema del figlio non equivale a come il ragazzo valuta il suo problema. In secondo luogo, il ragazzo è condizionato dalla presenza del genitore, non si esprime liberamente e può presentare i fatti diversamente dalla realtà oppure omettere vicende o dettagli importanti.

Ribadisco la domanda, dunque. Al colloquio entrare o non entrare con i figli? Si' a patto di non giudicare, non imboccare, non fornire i propri metodi, non imporre i propri obiettivi, non dettare i propri tempi. Il comandamento è non influenzate vostro figlio. 

Chiedo scusa se sono così diretta nell'esporvi il mio parere ma so quanto fondamentale sia il primo colloquio per instaurare una salda alleanza terapeutica e so che le "interferenze", seppur inconsapevoli o benevole come quelle di un genitore, possono minarne la costruzione.

Voglio perciò darvi dei suggerimenti per essere d'aiuto a vostro figlio nel percorso nutrizionale:
  1. accompagnatelo agli incontri in modo che sentirà la vostra partecipazione al suo percorso;
  2. rimanete nella sala d'attesa per il tempo necessario al colloquio; 
  3. se volete, entrate nello studio al momento dell'esame obiettivo (rilevazione di peso, statura, circonferenze ...); 
  4. dopo che il ragazzo ha esaurito gli argomenti, esponete il vostro punto di vista in presenza o in assenza di lui, a seconda che decida o no di assistere; 
  5. a casa applicate questi metodi pedagogici per fare educazione alimentare.
Tutto quello che ho scritto vale in caso di figli maggiorenni. I minorenni vanno invece sempre, obbligatoriamente, accompagnati dai genitori o da chi ne esercita la potestà che dovranno assistere anche al colloquio. 
Cosa ne pensate? Siete d'accordo? Se avete pareri diversi o volete raccontare la vostra testimonianza, lasciate pure un commento.
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