lunedì 29 settembre 2014

motivAzione | "Lascio o continuo la dieta?", questo è il dilemma!

"Non so se voglio veramente arrivare a 60 chili, sto pensando di abbandonare la dieta". G. non riesce a scendere sotto i 65 chili e pare voglia ridefinire gli obiettivi iniziali. A questo si aggiunge un secondo punto: continuare il programma o interrompere il percorso? Facciamo qualche riflessione dal punto di vista motivazionale e parliamo delle soluzioni.

Quando il paziente esprime la volontà di riformulare l'obiettivo che ci eravamo posti all'inizio, indago se lo dice perché ritiene che i 60 chili (nell'esempio di G.) sono un obiettivo che non condivide ("Non mi ci sentirei bene... ") o che non si sente di poter raggiungere.

Nel primo caso, è del tutto lecito che ci si voglia fermare, se pensiamo veramente di essere giunti al capolinea. E' successo a L.: "So che avevamo stabilito che sarei arrivata a 60 chili ma adesso, a 61 chili e mezzo, mi sento bene. Ho perso 15 chili e sono diventata un'altra: in compagnia rido, scherzo e non mi faccio problemi. Sono più sicura di me." L., sebbene in partenza avessimo stabilito come traguardo i 60 chili, si è fermata perché si sente bene a 61 chili e mezzo. 

Nel secondo caso, il pensare di non essere in grado di raggiungere il peso desiderato, è spesso fonte di insoddisfazione e frustrazione per il paziente. Equivale ad un doversi accontentare. Da qui nasce l'interrogativo "Mi fermo o continuo con la dieta?". Meglio sarebbe fermarsi una volta raggiunti i propri veri obiettivi. "Ma arrivarci mi sembra così difficile..." 

Che fare quando "Mi piacerebbe tanto dimagrire ma mi sembra così difficile"?
E' una reazione logica e comprensibile il tentare di minimizzare. Se penso di non potercela fare, inizio ad addurre una serie di spiegazioni per autoassolvermi: "Questo peso non è poi così male. Alla fine sto bene anche così, o no?", "Io in fin dei conti 60 chili non li ho mai pesati, perché dovrei arrivarci adesso?", "Forse a 60 chili sarei fin troppo magra per la mia costituzione ...".

Ripeto, tutte queste affermazioni sono legittime se ci crediamo veramente ma non se lo diciamo per giustificare il fatto che non ci riusciamo. 

Cosa fare? Prima di tutto, verificare se l'obiettivo è ben formato rispondendo a queste cinque domande. E poi sciogliere il nodo della questione: perché ci sembra di non riuscirci? Quali sono gli ostacoli? E dunque, come riuscirci?

Il colloquio con G. è stato esemplare: pur tentando di banalizzare, ha ammesso che vorrebbe arrivare a 60 chili. E' solo che non sa come fare, come superare gli ostacoli che le si parano davanti tutti i giorni. La sua difficoltà principale sta nel fatto che si sfoga con il cibo nei momenti di tensione. Cosa che le impedisce di raggiungere il peso ideale. 

Ha trovato la sua soluzione: cercherà il silenzio quando sarà arrabbiata ("Il silenzio mi rilassa") e leggerà un libro per tranquillizzarsi ("Quello di Fabio Volo, normalmente lo leggo la sera prima di addormentarmi"). L'efficacia della soluzione è ancora da testare ma lei ci sta provando a superare l'ostacolo, ed è già un buon segno.

Ammiro G. per la sua disponibilità al problem solving. Altri nella sua situazione si limitano a dire: "Speriamo che la volta prossima vada meglio". Come se la nostra vita non dipendesse dalle nostre azioni ma dalle nostre speranze. Come se domani potessimo svegliarci miracolosamente a 60 chili. Questo non ci aiuterà ad avere migliori risultati, anzi è un dato di fatto che quelli che la pensano così il più delle volte abbandonano il percorso. 

Siamo proprio sicuri di averle provate tutte, e con il sufficiente impegno? Nell'esplorare le possibilità, G. l'impegno ce lo sta mettendo.

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lunedì 22 settembre 2014

motivAzione | "Non riesco a seguire bene la dieta". Che fare?

Immaginiamoci alla riconsegna di un programma nutrizionale. Non so se avete mai fatto questa esperienza; se la risposta è no, vi descrivo brevemente quello che succede quando io (probabilmente altri professionisti si comporteranno diversamente) riconsegno una dieta. 

Qualche giorno dopo il primo incontro, rivedo il paziente per spiegare il programma in tutte le sue parti per quanto riguarda sia l'educazione alimentare sia la dieta grammata, in quanto tempo il paziente potrà raggiungere gli obiettivi con la dieta proposta e concordare l'appuntamento successivo per il controllo. 

In occasione della riconsegna del programma, il paziente è di solito molto motivato, pronto ad iniziare e animato dai migliori propositi. Entrambi ci auguriamo che le cose possano andare nel migliore dei modi. Ma metto in conto che il cambiamento non è istantaneo. Anzi posso dire che sarà tanto più difficile quanto più lontane dalla correttezza e dalla salubrità saranno le abitudini alimentari del paziente. 

Il mio non è pessimismo ma realismo: il percorso può essere diverso da come avevamo sperato. Se non si è rispettato la dieta così com'era scritta, i risultati possono essere scarsi con inevitabile delusione del paziente. Ma se abbiamo delle difficoltà, dobbiamo per forza abbandonare il programma? E' tutto irrecuperabile? Cosa si può fare? 

Il dichiarare "Ho difficoltà a seguire bene la dieta" è un atto di coraggio. Non so se sia più complicato ammetterlo al professionista o a sé stessi. Personalmente ho sempre pensato che dire le cose ad alta voce le faccia sembrare più reali e fare una confessione del genere non è certo facile. Ne possono scaturire senso di colpevolezza, di fallimento, rassegnazione, paura che il professionista ci giudichi negativamente, e non so quale sia il sentimento predominante in casi del genere. 

Ma questa è la premessa per dire "Allora mollo tutto"? No, è un ottimo punto di partenza. In alcuni casi vuol dire anche una richiesta di aiuto e un impegno a correggersi per fare meglio nel prossimo periodo. Auspico che un giorno sarà così per tutti. 

La dieta, così come la motivazione, non è un fenomeno tutto o nulla, "o la faccio bene o non la faccio affatto". E' preferibile che si segua tutto alla lettera, certo, ma nel caso in cui non ci si riesca, si possono trovare tante vie di mezzo. Di fronte a una confessione di tal genere, esprimo un cauto ottimismo, certa che la collaborazione per il compromesso sia la strada giusta da percorrere.

Al controllo passiamo al vaglio quali sono le difficoltà ed esploriamo insieme le soluzioni. Rileggi i 5 buoni motivi per andare al controllo.

E' utile quindi trincerarsi dietro uno sterile "Ho seguito tutto alla lettera ma non capisco perché il risultato sia scarso"? Io credo di no. I problemi risolviamoli, così mi onorerete della possibilità di esservi d'aiuto. E' questo il mio lavoro, non semplicemente di notificare che sta andando tutto bene.

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mercoledì 17 settembre 2014

Perdere il grasso ginoide: l'allenamento per dimagrire dalla vita in giù

Nell'articolo precedente ho parlato di come dimagrire dalla vita in giù con l'alimentazione. Vengo ora a parlare dell'altro baluardo del dimagrimento, l’allenamento, per le persone con accumulo di grasso prevalentemente ginoide. 

Se siete tra questi, l’attività fisica è un vostro prezioso alleato. Gli individui con grasso ginoide – non tutti ma la maggior parte – riescono a perdere poco con una dieta fortemente restrittiva. Sarà bene essere un po’ più generosi del solito nell’apporto calorico e integrare la dieta con un allenamento personalizzato, nel rispetto delle indicazioni che seguono. 

Gli individui con somatotipo ginoide sono succubi degli elevati livelli di estrogeni circolanti che rendono difficile la mobilizzazione del grasso dalla parte inferiore del corpo. Ciò accade perché nella donna su glutei e cosce sono prevalenti i recettori alfa-2-adrenergici; essi, invece di legare adrenalina e noradrenalina, cosa che stimolerebbe la lipolisi, legano gli estrogeni. Il risultato è che la combustione dei grassi è ridotta (non bloccata del tutto!). 

Tenendo conto di ciò, per dimagrire su fianchi, cosce e glutei bisogna: minimizzare la ritenzione idrica ed eliminare l’eccesso di estrogeni grazie alle indicazioni contenute in questo articolo; aumentare l’afflusso di sangue nelle zone in cui ci proponiamo di dimagrire migliorando la circolazione; allenare i muscoli in modo specifico. 

Come aumentare la circolazione 
Quando la circolazione è scarsa e la vascolarizzazione del tessuto adiposo presente nella zona in cui vogliamo ottenere il dimagrimento non è buona, nuovi acidi grassi possono entrare nella cellula adiposa. Di conseguenza non si dimagrisce, anzi si ingrassa

Per migliorare l’afflusso di sangue nelle zone da attaccare, occorre prima di tutto allenarle poiché la contrazione muscolare richiama sangue nei tessuti circostanti; in seconda battuta, mentre ci si allena, è bene coprirle con cinture o fasce o abiti di tessuti sintetici in modo da tenerle calde e favorire così la vasodilatazione. L’importante è che gli indumenti non siano troppo stretti: l' "effetto insaccato" provocherebbe vasocostrizione e limiterebbe la perfusione del sangue. 

Un altro fattore, insospettabilmente, gioca un ruolo nel miglioramento della circolazione: la postura. Per esempio l’iperlordosi fa sbilanciare in avanti l’addome e comprimere così le vene del bacino. Se avete una gamba più corta dell’altra i muscoli di quella più corta sono contratti in modo quasi permanente; ciò ostacolerà la circolazione e aumenterà il rischio di avere cellulite su quella gamba. In entrambi i casi sarà bene chiedere la consulenza di uno specialista in modo da risolvere queste condizioni per migliorare la circolazione. 

La sedentarietà, rallentando la circolazione e di conseguenza il sistema di eliminazione dei liquidi, peggiora il problema. E’ utilissima in questi casi (non utile ma utilissima, lo ribadisco) l’attività fisica. Qualsiasi tipo di attività fisica va bene per bruciare qualche chilocaloria in più o per aumentare la nostra capacità cardiopolmonare. Tuttavia, per i soggetti che presentano grasso ginoide la scelta dello sport giusto è fondamentale e l’allenamento deve essere ben strutturato e personalizzato. Vediamo nel dettaglio. 

Quale sport per il grasso ginoide?
Comincio innanzitutto dal dire quali sport non vanno bene per dimagrire fianchi, glutei e cosce. Sarà meglio evitare ciclismo, pattinaggio, step e sci: sono attività che danno impulso alla produzione di acido lattico su fianchi, cosce e glutei, cosa che va bene per la tonificazione e l’aumento della massa magra ma non per la riduzione della massa grassa. Da evitare anche l’equitazione la quale ci costringe in una posizione antigravitazionale che non favorisce il ritorno venoso. 

L’attività fisica più indicata è l’allenamento in palestra che ci permette di allenare specifici gruppi muscolari regolandone l’intensità e il numero di ripetizioni. Per chi non è appassionato di palestra, può andar bene una ginnastica in acqua a corpo libero tipo acquagym: non avrà lo stesso effetto del cardiofitness ma è già qualcosa grazie alla minor forza di gravità che agevola il ritorno circolatorio. 

Quante volte a settimana? Non tutti hanno a disposizione del tempo da dedicare all’allenamento. Anche se riuscite a fare uno o due allenamenti settimanali, meglio di niente! Per un buon risultato è consigliato allenarsi in palestra dalle tre alle sei volte a settimana. Le persone che vogliono ottenere i migliori risultati potrebbero addirittura allenarsi più volte al giorno (tipo tre volte per quindici minuti) in modo da mantenere più a lungo la circolazione nelle zone che vogliamo dimagrire. 

Che tipo di allenamento? E’ consigliato un circuito aerobico con intensità pari al 60-65% della frequenza cardiaca massima. Il circuito andrà composto alternando macchine cardio con esercizi per fianchi, cosce, addome e braccia, in modo da stimolare la circolazione sistemica ed evitare il ristagno dei liquidi sugli arti inferiori. Per quanto riguarda le macchine cardio, sono da preferire il tapis roulant e la cyclette orizzontale che accentuano il ritorno venoso. Da evitare invece la cyclette verticale. 

Si possono anche dedicare delle sedute all'allenamento dei soli arti superiori. Sarà un allenamento tipo bodybuilding per aumentare la massa muscolare in modo da avere forme più proporzionate e tenere alto il metabolismo basale. In base a quanti allenamenti potete fare, organizzate la vostra settimana nel modo seguente: 
- 3 allenamenti totali = 2 allenamenti a circuito + 1 allenamento per le braccia; 
- 6 allenamenti totali = 4 allenamenti a circuito + 2 allenamenti per le braccia. 
Mantenete quindi la proporzione 2 (allenamento aerobico) :1 (allenamento tipo bodybuilding per le braccia)

Pianificate il vostro allenamento personalizzato con l'aiuto del vostro trainer.

lunedì 15 settembre 2014

motivAzione | "Voglio dimagrire ma non voglio fare la dieta"

Riflettiamo sulla frase che dà il titolo a questo articolo dal punto di vista motivazionale. Me l'ha detta una signora qualche giorno fa durante il controllo, intendendo che vorrebbe mangiare dolci a piacere e dimagrire

Pensandoci bene non è una frase così inusuale. Spesso sento o leggo che il desiderio di molte persone è mangiare senza ingrassare oppure dimagrire mangiando tanto.
Bisogna che spieghi perché questo non è possibile. Semplicisticamente, si dimagrisce quando mangiamo meno di quanto bruciamo o anche bruciamo più di quanto mangiamo. 

Per dimagrire non serve necessariamente seguire una dieta ma è sufficiente ascoltare i segnali biologici di fame e di sazietà e fare un'alimentazione sana ed equilibrata. Se ci si rivolge ad un professionista, è nella maggior parte dei casi perché non lo si riesce a fare in autonomia. Nella fattispecie la signora sa come fare per dimagrire ma non riesce a farlo da sola. E' per questo che può essere d'aiuto il professionista, è per questo che occorre rinforzare la motivazione.

Per risolvere il problema, dobbiamo capire se la signora non si sente in grado di seguire la dieta per dimagrire o non è disposta a farlo. Sono due concetti molto diversi. Che significa che non è disposta? Determinati cibi vengono usati come sedativo o fonte di relax. Se si eliminano quei cibi, si elimina il beneficio che essi procurano. E la signora non ci vuole proprio rinunciare. Che significa invece che non è in grado? La signora è disposta a seguire la dieta ma non riesce a seguirla.

Nel caso della signora è probabile che l'uno si sia trasformato nell'altro: "Non sono disposta perché non mi sento in grado". O meglio, "Non sono più disposta". Difatti, per chiedere la mia consulenza, qualche elemento di disponibilità al cambiamento ci doveva essere, altrimenti non si sarebbe rivolta ad un professionista. Ma il sentirsi incapace di rinunciare a quei cibi che utilizza come sedativo l'ha portata a disperare di potercela fare. Che fare? Occorre aumentare l'autoefficacia

Abbiamo concordato due opzioni diverse dalla dieta che la signora metterà in pratica a seconda di quello che si sentirà di poter fare nel momento della tentazione: mangerà uno yogurt e un pacchetto di Pavesini quando si sentirà capace di rispettare la dieta, oppure, quando non vorrà rispettare la dieta, mangerà 40 grammi di biscotti, uno di quei cibi che la confortano e la rilassano. Al prossimo controllo mi racconterà com'è andata, se queste due soluzioni l'hanno soddisfatta. 

Qualche riga per rispondere a chi mi rimproverava di essere troppo permissiva. Se avessi vietato alla signora di mangiare i biscotti, lei li avrebbe comunque mangiati e forse in quantità superiore a 40 grammi. Poi, in preda ai sensi di colpa, avrebbe smesso la dieta prima di avere i risultati apprezzabili. In questo modo invece, concordando le soluzioni, è vero che allontanerà di un po' il raggiungimento del peso ideale ma aumenterà la sua autoefficacia ovvero la percezione di potercela fare. Così facendo, potrà seguire la dieta sempre meglio.

Sarebbe bello svegliarci la mattina ed essere come vorremmo. Tuttavia ogni cambiamento comporta un certo grado di sacrificio. E allora se ci metteremo più tempo, che importa? L'importante è arrivarci. 

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giovedì 11 settembre 2014

Perdere il grasso ginoide: l'alimentazione per dimagrire dalla vita in giù

Oggi voglio spaziare dal tradizionale tema legato alla motivazione a seguire la dieta a qualcosa di un po' più tecnico, specifico ma anche ... Pratico! 

Nei centri fitness ma anche nello studio di Nutrizione di Basciano (TE) dove ricevo, una richiesta ricorrente è dimagrire e tonificare in alcuni punti precisi. A seguito sia di queste richieste sia delle curiosità manifestate dai fan e dalle fan della pagina Facebook Nutriti bene, vivi meglio, vi spiego quali sono le strategie per perdere grasso su fianchi, cosce e glutei


Innanzitutto, per inquadrare correttamente il problema, definiamo cos'è grasso ginoide:
si tratta della conformazione "a pera" con sedere pronunciato, la parte superiore sottile e la vita stretta. Il grasso si localizza soprattutto su fondoschiena, fianchi ed esterno coscia e, nella maggior parte dei casi, è presente cellulite. E' una morfologia di frequente riscontro nelle femmine e più raramente nei maschi. 

Oltre all'effetto antiestetico, ci sono rischi per la salute: al crescere della quantità di massa grassa negli arti inferiori, cresce anche il rischio di avere disturbi del microcircolo e patologie osteoarticolari. Essi sono causati dal sovraccarico meccanico su vasi sanguigni, ossa e articolazioni e alla compressione del distretto venoso profondo e superficiale degli arti inferiori esercitata sia dalla massa grassa sia dalle formazioni trabecolari del connettivo sia alla stasi dei liquidi.

Se avete un somatotipo ginoide, vi sarete accorti che, anche una volta raggiunto il peso forma, manifestate comunque una differenza tra la parte superiore e quella inferiore. A dimostrazione di quanto, seppur non sia presente un eccesso adiposo, sia difficile acquisire delle forme armoniche e proporzionate

Difficile ma non impossibile! Ci vengono in aiuto dieta, allenamento e alcuni ritrovati della scienza. Ci sono consigli di più semplice attuazione, altri che richiedono la consulenza di un esperto, altri che richiedono molto impegno (magari saranno disposti ad attuarli coloro che lavorano nel mondo del fitness o che lavorano con la propria immagine). Non tutti ambiscono alla perfezione ed è lecito che sia così. Tuttavia, più consigli metterete in pratica, maggiore sarà il risultato ottenuto

Mi soffermo in questo articolo sul tema ALIMENTAZIONE per dimagrire dalla vita in giù.

Limitate l'assunzione degli acidi grassi saturi, che aumentano la produzione degli estrogeni e hanno effetto proinfiammatorio. Riducete quindi la frequenza di assunzione e la quantità delle carni rosse.

E' buona norma evitare di bere caffè e tè: la caffeina (stessa molecola della teina), poiché determina vasocostrizione, ostacola la circolazione. Se proprio non potete farne a meno, ricorrete al caffè decaffeinato e al tè deteinato

Non bevete alcolici che appesantirebbero il carico di lavoro del fegato; questo deve essere in perfetto stato nell'individuo ginoide per smaltire l'eccesso di estrogeni.

L'eventuale sovrappeso va corretto con una dieta ipocalorica che già di per sé aiuta nella riduzione della massa grassa. Inoltre la dieta dovrà essere iposodica, ovvero a basso tenore di sodio, per ridurre la ritenzione idrica presente su fianchi, cosce e glutei, in modo da favorire la circolazione linfatica e il ritorno venoso. Iposodica non vuol dire solo "senza sale": occorrerà astenersi dal mangiare formaggi stagionati, pesci in scatola (che vengono trattati con il sale per aumentarne la conservazione), salumi ed insaccati e piatti pronti (che vengono addizionati di sodio per aumentarne la sapidità). 

Utile l'acqua iposodica per contenere l'apporto esogeno di sodio. Probabilmente non serve dirlo ma repetita iuvant: bevete ACQUA A FIUMI ! Una volta che la lipolisi è attivata, è necessario che stimoliate la funzione renale a portar via le scorie metaboliche prodotte dalla combustione dei grassi. Potete aiutare i reni con un generoso apporto di acqua.

Gli alimenti da preferire sono:

  • tutti quelli ricchi di potassio (in particolare legumi, patate, banane, frutta secca in guscio) che favoriscono l'eliminazione del sodio e della ritenzione idrica;
  • i cibi che apportano carboidrati (nella giusta proporzione, senza esagerazione!), perché favoriscono il metabolismo tiroideo;
  • gli oli d'oliva e di semi (sì a olio di semi di lino e semi di lino aggiunti nelle insalate). Gli acidi grassi "buoni", ovvero mono e polinsaturi, hanno due funzioni: hanno un effetto antinfiammatorio e protettivo nei confronti delle pareti dei vasi sanguigni; stimolano l'attività enzimatica del fegato che così vede aumentate le sue capacità di eliminare l'eccesso di estrogeni.
L'eventuale stitichezza causa compressione sui vasi sanguigni del bacino ostacolando il ritorno venoso e lasciando in circolo delle tossine che vanno ad intossicare il fegato. La stitichezza andrà trattata sia con l'allenamento sia con la dieta. Ci aiutano in questo caso, oltre ai legumi, i cereali integrali, la frutta e gli ortaggi. Quando l'intestino riprenderà la sua normale funzionalità, la circolazione ed il fegato saranno agevolati nei loro compiti di rimozione rispettivamente degli acidi grassi e dei residui estrogenici.

E' opportuno consumare il pasto un'ora dopo la fine dell'allenamento per mantenere la deplezione del glicogeno e favorire così l'ossidazione dei grassi a scopo energetico. Di sport e allenamento parlerò più diffusamente nel prossimo articolo. Stay tuned! 

lunedì 8 settembre 2014

motivAzione | La mia motivazione a fare la Dietista

Parlando con una persona a me cara degli argomenti dei prossimi articoli di questa rubrica, mi è stato detto provocatoriamente: "Sempre a parlare della motivazione degli altri a seguire la dieta. Ma perché non scrivi due righe sulla tua motivazione, sulla motivazione per la quale fai questo lavoro?"

Non so se sia un argomento interessante per voi o di qualche utilità visto che oggi parlo di me piuttosto che darvi consigli su come tenere alta la motivazione... Leggendo le righe che seguono mi conoscerete meglio, se state pensando di rivolgervi a me per un consiglio, o ne saprete di più sull'esperienza di un Dietista, se state pensando di intraprendere questa professione in futuro.

La storia comincia nel 2007 con l'immatricolazione: ho scelto l'Università sulla base del mio interesse per le materie medico-scientifiche e l'alimentazione e perché volevo svolgere un lavoro che riguardasse la salute e che mi permettesse di stare a contatto direttamente con la gente. Ecco quindi che sono diventata Dietista. 

Ho iniziato l'attività ambulatoriale nel privato subito dopo l'esame di Stato abilitante. Ho dovuto fare i conti con il problema "motivazione" che - ho capito poi - è di importanza vitale nel corso del cammino del paziente verso i suoi obiettivi. Ho scelto di approfondire il tema con dei corsi specifici (ecco la mia formazione). Da quando adotto le tecniche di counseling nutrizionale, i risultati dei pazienti sono migliori rispetto a prima, a quando non me ne avvalevo, e un maggior numero di essi raggiunge gli obiettivi concordati. Qui puoi leggere come ho scoperto il colloquio motivazionale e i primi passi dopo la Laurea.

Venendo al nocciolo della questione, la motivazione che mi spinge a fare questo lavoro qual è? Ce ne sono diverse, non una sola. Tra le motivazioni c'è il guadagno: i proventi mi permettono di vivere e, in parte, di continuare a studiare per tenermi aggiornata. Ma la ragione che mi spinge a fare questo lavoro è soprattutto il desiderio di aiutare le persone ad essere in forma e in salute

Lo strumento è l'alleanza terapeutica costruita con la persona che mi si rivolge. Qualcuno mi dice: "Mi serve qualcuno che mi segua", qualcun altro: "Ho bisogno di qualcuno che mi controlli". Segugio? Controllore? Preferisco essere una spalla, un sostegno che è lì, sempre pronto, al quale la persona può scegliere di appoggiarsi - o anche di non appoggiarsi - se le sembra di cadere.

Non è tutto semplice: i momenti di difficoltà, in cui il paziente sceglie di interrompere il percorso o ha la tentazione di farlo, ci sono e fanno anche quelli parte per natura del cammino verso il cambiamento. Qualcuno torna a distanza di tempo, altri no o non sono ancora tornati... La porta è sempre aperta. 

Rimango spiazzata quando mi chiedono: "Se torno al controllo con risultati negativi, non è che mi strillerai, vero?". No, di sicuro. A parte che non ne sarei proprio capace (per indole sono una persona pacata e, anzi, faccio fisicamente fatica a strillare), il rimprovero è un atto non solo inutile, visto che non produce un aumento della motivazione, ma persino controproducente: il paziente si sente giudicato, per di più in modo negativo, cosa che mina alla base la fiducia nel professionista e l'alleanza terapeutica. 

I miei rinforzi, ovvero quello che mi fa continuare a fare questo lavoro con passione, sono i bellissimi "Grazie!" di coloro che hanno raggiunto i risultati che speravano oppure che sono consapevoli di aver fatto dei grandi progressi dopo anni di una dieta dopo l'altra. Un giovane uomo qualche tempo fa mi disse: "Dopo tutti i chili che ho perso e grazie agli sport che faccio, mi sento meglio ora che ho 35 anni che quando ne avevo 18". Che soddisfazione! :-)

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lunedì 1 settembre 2014

motivAzione | Controlli post ferie estive: il mio bilancio

Oggi è esattamente una settimana da quando sono rientrata in studio dopo le vacanze estive. E' stata una settimana di controlli e di primi incontri ma in questo articolo mi soffermerò sui pazienti che conoscevo da prima delle vacanze. Traccerò un bilancio dei controlli che ho fatto per raccontarvi come sono andati (in che modo i momenti di relax enogastronomico che ci siamo concessi in vacanza hanno impattato sulla nostra forma fisica?) e ragionare sul loro andamento in termini di motivazione

Schematizzando, i pazienti tornati al controllo in questa prima settimana:
hanno - udite, udite! - addirittura perso peso;
• sono più o meno come prima;
• sono aumentati di peso.

Al primo gruppo appartiene una giovane donna che, pur concedendosi qualche piacere culinario in più, non ha abbandonato la dieta, almeno non del tutto... Diciamo non fino alle 20.00! :D Il suo eccezionale progresso è dovuto proprio a questo: mantenere abitudini alimentari corrette dalla colazione alla merenda e abbandonarsi a qualche eccesso a cena o nel dopo cena permette di fare comunque dei progressi. 

Nota bene. Questi passi in avanti:
• non saranno sovrapponibili a quelli conseguiti in quindici giorni di dieta seguita alla perfezione ma sono comunque tangibili;
• sono realizzabili a patto che le eccezioni alla regola non siano esageratamente abbondanti e troppo ravvicinate nel tempo, così avere il giusto tempo per metabolizzarle.
Complimenti vivissimi, dunque!

Faccio rientrare nella seconda categoria quelle persone che non hanno perso né preso peso o che hanno perso o preso mezzo chilo e mezzo centimetro sulle circonferenze. Il loro risultato è ugualmente lodevole in quanto, pur avendo mangiato diversamente dalla dieta in termini sia di quantità del cibo sia di qualità, hanno saputo gestirsi in modo da influire per nulla o in modo trascurabile sulla situazione del peso. Hanno messo la dieta in stand-by senza andare né avanti né dietro. 

Per quanto riguarda la terza categoria, essa comprende coloro che sanno perfettamente che dovrebbero mangiare correttamente per il fisico e per la salute ma hanno deciso, per così dire, di "prendersi un periodo di ferie dalla dieta"Quando aumentiamo di peso, significa che abbiamo mangiato parecchio più di quanto "bruciato". Vale a dire che gli "sgarri" sono stati troppi. 

In questi casi le reazioni al controllo sono state due:
• "Riconosco di aver esagerato e da adesso mi impegnerò a ritornare alla normalità";
• "Riconosco di aver esagerato e mi sento così in colpa e scoraggiato che lascio perdere tutto per un po' ".
I primi non si abbattono, anche a fronte di un risultato negativo prendono consapevolezza dell'errore e guardano avanti, mossi dall'intenzione di raggiungere l'obiettivo. I secondi sono sopraffatti dal disfattismo, dalla convinzione di non potercela fare, o ritengono che il seguire la dieta abbia meno importanza che all'inizio.

Non è che non fossero abbastanza motivati all'inizio: la motivazione poteva essere anche massima nel momento in cui hanno iniziato il percorso; pian piano, però, durante le ferie qualcosa si è inceppato e mentre le abitudini alimentari nuove perdevano importanza, le vecchie tornavano a ripresentarsi, a poco a poco, giorno dopo giorno. Non sto dando un giudizio di valore a questi pazienti: la scelta di come alimentarsi deve essere personale e libera.

Qualche riga a parte la meritano poi quei pazienti che annullano il controllo o lo rimandano per senso di colpa verso l'operatore. Qualcuno ogni tanto mi dice frasi del tipo: "Mi dispiace per te, non ho buoni risultati e ti sto facendo perdere tempo". Se tutti avessero buoni risultati e non incontrassero alcuna difficoltà, forse non avrebbero bisogno del Dietista, non vi pare? Credo di poter essere d'aiuto non solo quando si hanno buoni risultati agendo da rinforzo e permettendo di consolidare ciò che si è fatto, ma anche, e soprattutto, quando i risultati sono scarsi o tardano ad arrivare. In questo caso qualcosa va cambiato, e insieme si può.

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