lunedì 13 ottobre 2014

motivAzione | "Se uno ti dice che non ha seguito la dieta, ti arrabbi?"

Il mio splendido lavoro è fatto sì di apprendimento di nuove conoscenze teoriche e pratiche ma soprattutto di crescita personale. Sto eseguendo infatti una serie di approfondimenti sulla Nutrizione nel fitness e nello sport per offrire una consulenza migliore nei centri dove ricevo. Tuttavia i migliori docenti sono sempre i pazienti che mi insegnano che l'aspetto motivazionale è la cosa più importante, al di là di quanto appropriata sia una dieta.

Stasera, raccontandovi la storia di A., mi ricollego a quanto scritto nell'articolo precedente per darvi ancora una volta la prova del fatto che è fondamentale prenderci la responsabilità delle nostre azioni ai fini del cambiamento.

A. ha difficoltà a gestire i pasti nel fine settimana, quando si trasferisce dai parenti. Quando è fuori casa, non riesce proprio a rispettare la dieta e nemmeno a trattenersi. Mangiare in abbondanza per almeno quattro o cinque pasti della settimana significa mettere a repentaglio la buona riuscita del percorso. Nel week-end A. deve per forza mandare a monte cinque giorni di dieta ben fatta? Deve rimangiarsi (è proprio il caso di dirlo) tutto?

Se anche mangiamo fuori per due giorni a settimana e non siamo in grado di provvedere da soli alla preparazione dei pasti, possiamo quantomeno trovare un compromesso: rispettare l'impostazione della dieta pur mangiando quello che mangiano gli altri e, non potendo pesare con la bilancia, controllare le porzioni visivamente

Quando gliel'ho fatto notare ("Prenditi la responsabilità delle tue azioni!", gli ho detto), A. ha riconosciuto la sua mancanza: "Sì, è vero, avrei potuto controllarmi così ... Ma quando mi trovo nel piatto sette o otto pezzi di pollo e tutte quelle patate, proprio non so dire di no!".

La responsabilità non è di chi ci ha riempito il piatto ma nostra che abbiamo mangiato troppo. A. è stato coraggiosissimo nell'ammetterlo. Si è finalmente riconosciuto un ruolo attivo nel proprio comportamento lasciando cadere i pretesti che aveva addotto pochi minuti prima: "Non ho potuto dire di no ... Non ho potuto declinare l'invito ... Non ho avuto tempo per organizzarmi diversamente ... Se l'avessi lasciato nel piatto, i padroni di casa si sarebbero offesi ..."

Negare il nostro coinvolgimento ci indurrà a pensare che l'accaduto sia inevitabile e quindi non modificabile. Prendendoci le nostre responsabilità, invece, potremo pensare a come risolvere il problema. 

A fine colloquio A. mi ha chiesto: "Tu ti arrabbi con quelli che ti dicono che non hanno rispettato la dieta?". No, non mi arrabbio, anzi ne sono contenta. Proprio quell'ammissione di responsabilità ci permette di esplorare le possibili soluzioni. Bravo A. per la sua audacia.

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