lunedì 24 novembre 2014

motivAzione | "Il Natale mi preoccupa". Che fare?

L'avvicinarsi del Natale è per molti fonte di preoccupazione. Durante le feste natalizie si respira un clima di gioia, di avvicinamento (o di riavvicinamento), di serenità e anche di buona tavola. Per coloro che ci tengono alla linea e alla salute è proprio questo il problema: la tavola, o meglio l'esagerazione a tavola. 

In occasione dei banchetti delle feste, anche se ci proponiamo di mangiare con moderazione, si sa come vanno a finire le cose... E' difficile dire di no, un po' per le premure insistenti del padrone di casa, un po' - e soprattutto - perché in certi momenti la nostra volontà è debole. E finiamo per alzarci da tavola con un fastidioso senso di ripienezza e il corredo dei sensi di colpa. 

"Ma se a Natale manca un mese, perché ne parli con così largo anticipo?", potrebbe chiedermi qualcuno di voi. Sì, è vero, manca esattamente un mese ma vi assicuro che il "problema Natale" è stato già sollevato dai pazienti: "Adesso sto andando bene, non ci sono tante tentazioni in giro... Ma il mese prossimo arriverà Natale. E a quel punto che farò?", si sono chiesti in molti. 

Il mio intento è rassicurarvi: abbiamo ancora un mese di tempo!!! Per i prossimi 29 giorni (da domani, 25 novembre, al 23 dicembre, primo giorno delle vacanze, sono esattamente 29 giorni) proviamo a portarci avanti seguendo una dieta o semplicemente tenendoci alla larga dagli stravizi. 

"Iniziare una dieta proprio adesso, ad un mese da Natale?". La mia risposta è: perché no? Tutti i periodi dell'anno possono celare delle insidie ma non è questa la giustificazione per non cominciare mai una dieta. E tra l'altro, iniziando una dieta ora, potremo perdere già qualche chilo in modo da affrontare le vacanze con la giusta motivazione: "Ho perso peso e voglio continuare così, non mi lascerò andare"

Le occasioni e le tentazioni ci saranno. E allora direte: "Se sono sconfitto in partenza, è inutile che mi sforzi di far andare le cose diversamente!". In realtà il Natale è uno scoglio ostico, sì, ma non insormontabile. E' importante che quando arriverà, cercheremo dei modi per festeggiare senza contraccolpi né per la linea né per la motivazione. Questo è per esempio l'articolo che avevo scritto l'anno scorso sui modi per rimanere in forma a Natale senza rinunce. Come leggerete, le vie d'uscita per fortuna ci sono!

lunedì 17 novembre 2014

motivAzione | Colloquio motivazionale: "Ho fatto il porco per evadere dalla monotonia"

Di seguito il colloquio motivazionale tra un paziente e me, dal quale emergono le ragioni del comportamento alimentare problematico: non golosità, ingordigia, scostumatezza. Bensì per evadere dalla monotonia della quotidianità. 

(Nome e dati anagrafici sono di fantasia. Per una migliore comprensione del caso, vi anticipo che il paziente ha circa 30 anni. Il colloquio viene pubblicato con il consenso esplicito del paziente. Consiglio una lettura aperta: non giudicate, non giustificate, comprendete.)

A.d.r.: "Ieri ho fatto il porco :-("
Io: "In che senso?". 
Apro l'email e questa affermazione, così dura ed autocritica, mi coglie alla sprovvista. Voglio chiarire cosa intende il paziente per "Ho fatto il porco".
A.d.r.: "Nel senso che due giorni fa ho fatto colazione con 2 panini con prosciutto e formaggio e 4 bottiglie di birra, alle undici. A pranzo ho mangiato 250 g di tagliatelle e una forma di ricotta da 200 g, più tre fette di pecorino. Poi, alle cinque sono andato al bar e in tre ci siamo bevuti 40 bottiglie di birra. Alle nove mi sono mangiato 2 pizze. :-( Mi sento in colpa." 
Wow, un racconto veramente dettagliato e senza veli! Quanti altri, al suo posto, l'avrebbero raccontato con una tale sincerità?

Io: "Ti senti in colpa perché sai di aver esagerato."
A.d.r.: "Sì."
Io: "Ok. Vorrei sapere qual è stato il pensiero che ti ha portato a fare il porco."
A.d.r.: "Non faceva niente mangiare un po' di più per una volta."
Io: "Nel senso che mangiare un po' di più per una volta non avrebbe avuto ripercussioni sul peso."
A.d.r.: "Sì. In più avevo voglia di evadere."
Io: "Evadere dalla dieta forse." 
Cerco informazioni più precise.
A.d.r.: "Da tutto."
Io: "Dalla dieta e da altro ancora."
A.d.r.: "Sì, dalla monotonia."

Io: "Dalla monotonia... Per favore, dimmi qualcosa in più di questa monotonia."
A.d.r.: "La monotonia di sentirmi spesso un uomo di cinquant'anni per stare vicino alla mia compagna che ne ha 57, di dover pensare spesso come un uomo troppo maturo, di non vivere più la mia età. A quel punto tutto ti pesa, il solito lavoro, il solito stipendio... Ora non ho nemmeno più il piacere di poter fare come mi pare nel mangiare e nel bere. Una vita in pantofole, davanti alla tv, alle 8 di sera."

Io: "Ricapitolando, due giorni fa ti è capitato di esagerare nel mangiare e nel bere. Lo hai fatto perché volevi evadere. Volevi evadere dalla situazione in cui sei, ovvero il doverti sentire un uomo più maturo di quello che in realtà sei, dalla monotonia sentimentale, lavorativa, remunerativa e ora alimentare. Lì per lì non c'erano motivi per cui non avresti dovuto farlo … Pensavi che in fondo quell'esagerazione non ti avrebbe fatto niente riguardo al peso. Però oggi ti senti in colpa. Ho capito bene?" 
Riassumo i fatti sulla base del racconto.

A.d.r.: "Sì, è così, volevo essere meno maturo. Ti prego di non vedermi debole. Forse indebolito, dalle intemperie della vita."
Io: "Vorresti essere meno maturo e meno ingabbiato dalla monotonia. Ti preoccupa che potrei considerarti debole. Non pensi di essere debole ma di essere stato indebolito dalle intemperie della vita."
A.d.r.: "Sì."
Io: "Credo che il problema non sia come ti vedo io. Tra l'altro, non credo che tu sia debole, ti vedo come una persona che vorrebbe cambiare e che si trova in un momento di difficoltà. Il nocciolo della questione è che fare il porco rappresenta per te un'occasione per evadere dalla monotonia di stare a 30 anni in pantofole, davanti alla tv, alle 8 di sera." 
Sono accogliente e non giudicante e riporto il discorso al nodo fondamentale.
A.d.r.: "Complimenti. Sei intelligentissima." 
Ho capito bene e il paziente me ne dà atto.

Io: "Grazie! Vorrei aggiungere degli altri elementi..." 
Proseguo il discorso.
A.d.r.: "Cioè?"
Io: "La prima volta che ci siamo visti hai sottolineato il fatto che la tua compagna avesse 57 anni, sebbene io non te l'avessi chiesto. Parlando mi hai anche detto: "Quando pesi meno, anche le ragazze ti guardano di più e in modo diverso". Ricordo bene?"
A.d.r.: "Può essere. Lo sottolineo sempre. Boh."
Io: "E’ importante per te sottolinearlo."
A.d.r.: "Stai scavando ... Sì, ma non so perché è importante sottolinearlo." 
Tradotto, il paziente mi dice "Alt!". E il discorso delle ragazze cade nel vuoto... 
Io: "Sto scavando, sì. Tuttavia non vorrei toccare argomenti di cui non vuoi parlare. Quindi se non ne vuoi parlare, fammelo notare, così parliamo di altro." 
Chiedo il permesso di andare avanti.
A.d.r.: "Per oggi, se possiamo, basta così. Sono una persona estremamente sensibile … Paragonami ad un diamante: tanto duro e tanto fragile." 
Permesso negato.
Io: "D'accordo! La prossima volta parleremo di altro e ho già in mente di cosa. Un diamante, tanto duro, tanto fragile e tanto prezioso!"
A.d.r.: "Graaaaziiiiieeeee."

Le relazioni interpersonali, gli accadimenti di tutti i giorni, il nostro vissuto, influenzano i nostri comportamenti, anche quello alimentare. 
Questo dialogo può essere per alcuni demotivante, frustrante, perché può darsi che ci riconosciamo, in tutto o in parte, in A.d.r. Ma se è demotivante, perché ho voluto pubblicarlo visto che il proposito di questa rubrica è aumentare la motivazione al cambiamento? Ho voluto trattare il tema: primo, per rendere omaggio ad A.d.r. per il coraggio della sua sincerità e per la fiducia di cui mi onora (pensate sia facile aprirsi così? E che si possa fare con tutti?); secondo, perché solo partendo da un'esplorazione profonda del problema, possiamo risolvere il problema stesso.
Come ne usciamo? Le vie d'uscita sono due: fuggire dal problema senza risolverlo, oppure lavorare insieme per cercare soluzioni.

Potete leggere l'articolo sia su blogspot sia sul blog integrato nel mio sito.

lunedì 10 novembre 2014

motivAzione | 5 cose motivanti da fare quando si ingrassa


Per riuscire a dimagrire, la differenza la fa l'atteggiamento. La mente governa il nostro agire: con la giusta dose di ottimismo, di motivazione e di autoefficacia, il successo è assicurato.$

Vediamo allora le 5 regole d'oro per motivarci all'inizio e nel corso di un percorso dimagrante:  

Ponetevi 3 domande: per dimagrire, è necessario voler dimagrire. La risposta comunque non è un semplicistico sì o no. Ci sono delle sfumature. Per valutare quindi la volontà, la disponibilità e la prontezza, rispondete a queste 3 domande: 
  1. Quanto desideri dimagrire da 0 a 10? 
  2. Quanto sei disponibile, da 0 a 10, a cambiare il tuo stile di vita rivedendo le abitudini alimentari e motorie? 
  3. E' questo il momento giusto?
Se avete dato a tutte e 3 un punteggio pari o superiore a 6, potete intraprendere un tentativo.

Stabilite i vostri obiettivi: gli obiettivi devono essere giusti ovvero né troppo ambiziosi e pertanto difficilmente realizzabili, né troppo poco ambiziosi, che porteranno ad un risultato mediocre e saranno dunque demotivanti. Dividete il percorso in tappe da raggiungere: per esempio, se i chili di troppo sono 10, il primo obiettivo sarà toglierne 5, poi ridefiniamo l'obiettivo per perdere gli altri 5. 

Mi piace sottolineare questo concetto: la pianificazione degli obiettivi è un momento importantissimo del percorso; se riusciamo a gestire bene questa fase, aumentiamo la determinazione nell'iniziare. Come dice quel vecchio detto popolare, chi inizia bene è a metà dell'opera!  Per approfondire, leggi i 5 consigli per stabilire obiettivi vincenti.

Tenete duro per almeno 15 giorni: i primi risultati rilevanti saranno visibili e percepibili dopo i primi 15 giorni. Aspettate quindi una quindicina di giorni prima di trarre un bilancio o modificare ulteriormente il vostro comportamento alimentare e il vostro stile di vita, prima di decidere se continuare o abbandonare il percorso. 

Tenete duro 15 giorni anche rispetto all'appetito: nei primi giorni è normale avere più fame rispetto a prima; dopo la prima settimana, le cose andranno già meglio, l'appetito diminuirà, farete meno sforzi e la strada sarà in discesa.

Tenete i vestiti "vecchi": se ogni volta che prendiamo chili, corriamo a rifarci il guardaroba con capi di una taglia in più, ci siamo già dati per vinti. E' necessario darci uno stop e cercare di stare sempre sulla stessa taglia. Tenere i vestiti di prima, anche se ci stanno stretti, ci obbligherà a perdere qualche chilo. Vestire aderente ci aiuterà anche a percepire i miglioramenti meglio che se indossiamo tute e felpe larghe. 


Pesatevi non più di una volta a settimana: pesarsi tutti i giorni è un grosso errore! Da un giorno all'altro le variazioni del peso sono influenzate dal livello di sodio e di ritenzione idrica, le fasi del ciclo mestruale nella donna, l'effetto dell'allenamento. La pesata giornaliera non ci permetterà di vedere grossi miglioramenti, non è attendibile e ci farà vivere in un incubo, aumentando anche la probabilità di sviluppare comportamenti ossessivo-compulsivi


La giusta frequenza della pesata è ogni 7 o 15 giorni. Con cosa pesarsi? Bilancia elettronica o meccanica? Consiglio una bilancia meccanica ad ago che, pur essendo meno precisa, è più attendibile di quella elettronica. Una raccomandazione: la bilancia deve essere posizionata su un pavimento ben piano, con l'ago ben allineato allo zero. 

Come sempre, vi rinnovo l'invito ad iscrivervi alla newsletter per ricevere gli aggiornamenti con cadenza settimanale. Alla prossima!

lunedì 3 novembre 2014

motivAzione | "Lascio o continuo? Continuo." I progressi di G.

Vi ricordate G., la signora che era nel dilemma "Lascio o continuo la dieta?"? Vi riepilogo la sua storia, vi aggiorno sui suoi progressi e vi spiego come ha deciso di continuare il percorso

Fino a due controlli fa, G. incontrava delle difficoltà nell'esecuzione della dieta. Il suo problema consisteva negli attacchi di fame nervosa che la portavano a vanificare gli effetti della dieta dimagrante. Esagerava con i dolci nel fuori pasto, perciò non dimagriva

Non vedendo risultati, la penultima volta che ci siamo viste stava pensando di abbandonare il percorso. Ma nel corso del colloquio motivazionale, ha maturato l'idea di continuare per un altro mese e si è sforzata di trovare soluzioni al suo problema. 

G. è tornata a fine ottobre e con un cauto ottimismo dico che le cose vanno decisamente meglio. Ce lo dice proprio G.: "Se prima gli sgarri erano 10, ora sono 5". Un ottimo risultato ... Certo, siamo ancora lontani dalla perfezione visto che gli sgarri si verificano ancora, ma le cose vanno senz'altro meglio rispetto a qualche mese fa. Il miglioramento è stato sorprendentemente del 50% e, credetemi, per le difficoltà che aveva G. all'inizio del percorso, è un progresso davvero notevole! Intanto un altro mezzo chilo e qualche mezzo centimetro in meno. 

Altre buone nuove inoltre: "E' la prima volta in questo mese che non mi sono pesata in modo ossessivo". G. sta imparando ad ascoltare i segnali del suo corpo senza farsi ingannare - né in modo positivo né in modo negativo - dal numeretto sulla bilancia. Non so bene il motivo (dovrei indagare meglio questo aspetto) ma secondo la mia casistica, quando smettiamo di pesarci di frequente, ci muoviamo più velocemente in direzione degli obiettivi

Visto che la soluzione da lei pensata le ha giovato ed è stata efficace, abbiamo deciso di lasciare le cose invariate. Per concludere, chiedo a G.: "Allora, lasci o continui la dieta?". "Beh, diciamo che mi sono data un nuovo tempo: continuo fino a Natale". Tornerà con qualche chilo in meno? Io sono sempre ottimista. La cosa positiva è che intanto si è data un'altra possibilità.

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