lunedì 17 novembre 2014

motivAzione | Colloquio motivazionale: "Ho fatto il porco per evadere dalla monotonia"

Di seguito il colloquio motivazionale tra un paziente e me, dal quale emergono le ragioni del comportamento alimentare problematico: non golosità, ingordigia, scostumatezza. Bensì per evadere dalla monotonia della quotidianità. 

(Nome e dati anagrafici sono di fantasia. Per una migliore comprensione del caso, vi anticipo che il paziente ha circa 30 anni. Il colloquio viene pubblicato con il consenso esplicito del paziente. Consiglio una lettura aperta: non giudicate, non giustificate, comprendete.)

A.d.r.: "Ieri ho fatto il porco :-("
Io: "In che senso?". 
Apro l'email e questa affermazione, così dura ed autocritica, mi coglie alla sprovvista. Voglio chiarire cosa intende il paziente per "Ho fatto il porco".
A.d.r.: "Nel senso che due giorni fa ho fatto colazione con 2 panini con prosciutto e formaggio e 4 bottiglie di birra, alle undici. A pranzo ho mangiato 250 g di tagliatelle e una forma di ricotta da 200 g, più tre fette di pecorino. Poi, alle cinque sono andato al bar e in tre ci siamo bevuti 40 bottiglie di birra. Alle nove mi sono mangiato 2 pizze. :-( Mi sento in colpa." 
Wow, un racconto veramente dettagliato e senza veli! Quanti altri, al suo posto, l'avrebbero raccontato con una tale sincerità?

Io: "Ti senti in colpa perché sai di aver esagerato."
A.d.r.: "Sì."
Io: "Ok. Vorrei sapere qual è stato il pensiero che ti ha portato a fare il porco."
A.d.r.: "Non faceva niente mangiare un po' di più per una volta."
Io: "Nel senso che mangiare un po' di più per una volta non avrebbe avuto ripercussioni sul peso."
A.d.r.: "Sì. In più avevo voglia di evadere."
Io: "Evadere dalla dieta forse." 
Cerco informazioni più precise.
A.d.r.: "Da tutto."
Io: "Dalla dieta e da altro ancora."
A.d.r.: "Sì, dalla monotonia."

Io: "Dalla monotonia... Per favore, dimmi qualcosa in più di questa monotonia."
A.d.r.: "La monotonia di sentirmi spesso un uomo di cinquant'anni per stare vicino alla mia compagna che ne ha 57, di dover pensare spesso come un uomo troppo maturo, di non vivere più la mia età. A quel punto tutto ti pesa, il solito lavoro, il solito stipendio... Ora non ho nemmeno più il piacere di poter fare come mi pare nel mangiare e nel bere. Una vita in pantofole, davanti alla tv, alle 8 di sera."

Io: "Ricapitolando, due giorni fa ti è capitato di esagerare nel mangiare e nel bere. Lo hai fatto perché volevi evadere. Volevi evadere dalla situazione in cui sei, ovvero il doverti sentire un uomo più maturo di quello che in realtà sei, dalla monotonia sentimentale, lavorativa, remunerativa e ora alimentare. Lì per lì non c'erano motivi per cui non avresti dovuto farlo … Pensavi che in fondo quell'esagerazione non ti avrebbe fatto niente riguardo al peso. Però oggi ti senti in colpa. Ho capito bene?" 
Riassumo i fatti sulla base del racconto.

A.d.r.: "Sì, è così, volevo essere meno maturo. Ti prego di non vedermi debole. Forse indebolito, dalle intemperie della vita."
Io: "Vorresti essere meno maturo e meno ingabbiato dalla monotonia. Ti preoccupa che potrei considerarti debole. Non pensi di essere debole ma di essere stato indebolito dalle intemperie della vita."
A.d.r.: "Sì."
Io: "Credo che il problema non sia come ti vedo io. Tra l'altro, non credo che tu sia debole, ti vedo come una persona che vorrebbe cambiare e che si trova in un momento di difficoltà. Il nocciolo della questione è che fare il porco rappresenta per te un'occasione per evadere dalla monotonia di stare a 30 anni in pantofole, davanti alla tv, alle 8 di sera." 
Sono accogliente e non giudicante e riporto il discorso al nodo fondamentale.
A.d.r.: "Complimenti. Sei intelligentissima." 
Ho capito bene e il paziente me ne dà atto.

Io: "Grazie! Vorrei aggiungere degli altri elementi..." 
Proseguo il discorso.
A.d.r.: "Cioè?"
Io: "La prima volta che ci siamo visti hai sottolineato il fatto che la tua compagna avesse 57 anni, sebbene io non te l'avessi chiesto. Parlando mi hai anche detto: "Quando pesi meno, anche le ragazze ti guardano di più e in modo diverso". Ricordo bene?"
A.d.r.: "Può essere. Lo sottolineo sempre. Boh."
Io: "E’ importante per te sottolinearlo."
A.d.r.: "Stai scavando ... Sì, ma non so perché è importante sottolinearlo." 
Tradotto, il paziente mi dice "Alt!". E il discorso delle ragazze cade nel vuoto... 
Io: "Sto scavando, sì. Tuttavia non vorrei toccare argomenti di cui non vuoi parlare. Quindi se non ne vuoi parlare, fammelo notare, così parliamo di altro." 
Chiedo il permesso di andare avanti.
A.d.r.: "Per oggi, se possiamo, basta così. Sono una persona estremamente sensibile … Paragonami ad un diamante: tanto duro e tanto fragile." 
Permesso negato.
Io: "D'accordo! La prossima volta parleremo di altro e ho già in mente di cosa. Un diamante, tanto duro, tanto fragile e tanto prezioso!"
A.d.r.: "Graaaaziiiiieeeee."

Le relazioni interpersonali, gli accadimenti di tutti i giorni, il nostro vissuto, influenzano i nostri comportamenti, anche quello alimentare. 
Questo dialogo può essere per alcuni demotivante, frustrante, perché può darsi che ci riconosciamo, in tutto o in parte, in A.d.r. Ma se è demotivante, perché ho voluto pubblicarlo visto che il proposito di questa rubrica è aumentare la motivazione al cambiamento? Ho voluto trattare il tema: primo, per rendere omaggio ad A.d.r. per il coraggio della sua sincerità e per la fiducia di cui mi onora (pensate sia facile aprirsi così? E che si possa fare con tutti?); secondo, perché solo partendo da un'esplorazione profonda del problema, possiamo risolvere il problema stesso.
Come ne usciamo? Le vie d'uscita sono due: fuggire dal problema senza risolverlo, oppure lavorare insieme per cercare soluzioni.

Potete leggere l'articolo sia su blogspot sia sul blog integrato nel mio sito.

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