lunedì 21 dicembre 2015

"Noi siamo quello che NON mangiamo". Purtroppo o per fortuna?

L'ho citata tante volte ma non ne ho mai spiegato le origini. Eppure è la base dei programmi nutrizionali che elaboro. Perciò vale la pena spendere due parole per definire cos'è. Cos'è cosa? La dieta mediterranea.
La chiacchierata che si è tenuta a Castelli (TE) ieri pomeriggio nell'ambito della manifestazione "Un dolce paese di fiaba" con i Professori Niola e Moro, docenti di Antropologia dell'Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli, me ne dà adesso la gradita occasione. 

Il modello della dieta mediterranea, spiega la Professoressa Elisabetta Moro, venne teorizzato nel Secondo Dopoguerra, quando due scienziati, Ancel Keys e Margaret Haney, sua moglie, osservarono nella popolazione del Sud Italia una ridotta incidenza di malattie cardiovascolari. Questo era possibile grazie ad un ottimo profilo lipidico: colesterolo HDL alto, colesterolo LDL basso. 
Gli scienziati spiegarono questa ottima condizione di salute con l'alimentazione. Le popolazioni del bacino del Mediterraneo erano al riparo dalle malattie cardiovascolari perché si nutrivano di cereali integrali, frutta fresca e secca, ortaggi, legumi, olio extravergine d'oliva; pesce e formaggi in piccole quantità; carne una sola volta a settimana. 
Questo modello alimentare, che nel 1980 è stato denominato dieta mediterranea, rappresenta un vero elisir di lunga vita, che ha permesso per secoli e secoli alle popolazioni del Mediterraneo di vivere a lungo e in salute. Sono stati un esempio dell'efficacia della dieta mediterranea gli stessi coniugi Keys, morti ultracentenari.

Ma al giorno d'oggi quanto seguiamo la dieta mediterranea? La Professoressa Moro fa notare che ci stiamo progressivamente allontanando dai canoni della dieta mediterranea. Mi permetto di far notare che da una indagine sui consumi alimentari condotta dall’Osservatorio Granapadano tra il 2007 e il 2008, emerge che gli Italiani hanno un'aderenza molto scarsa alla dieta mediterranea. Ciò comporta due conseguenze: un aumentato rischio di ammalarci, e dunque uno scadimento della qualità della vita, e, dal punto di vista antropologico, la perdita della tradizione gastronomica. 

Di pari passo, però, interviene il Professor Marino Niola, l'Europa è sempre più preda del salutismo e di regimi dietetici restrittivi che promettono bellezza, forma fisica e salute. Tutti questi nuovi modelli alimentari sono accomunati dalla negazione di qualcosa: senza grassi, senza zuccheri aggiunti, senza glutine, e così via. Oggi "Noi siamo quello che non mangiamo", dice Niola attualizzando Feuerbach. Non è triste? A nostro modo di vedere, sì. Sì perché non consideriamo il cibo come una fonte di piacere e un'occasione di convivialità, come dovrebbe essere. Al contrario, viviamo con l'angoscia delle calorie, vediamo il cibo come una peccaminosa minaccia.

"Il cibo è diventato lo specchio delle nostre inquietudini", osserva Niola, non senza una nota di amarezza. Lo testimoniano quanti in studio mi dicono di soffrire di fame emotiva in periodi di stress, di tensione, quando hanno la sensazione di perdere il controllo della propria vita. Oppure, all'inverso, proprio in questi periodi alcuni si concentrano maggiormente sul cibo che diventa l'unico fattore su cui poter esercitare un controllo rigido e consapevole. Ne origina un ampio spettro di disturbi del comportamento alimentare che vanno dall'obesità all'anoressia nervosa, dalla bulimia nervosa all'ortoressia

Come spiega il Professor Niola, la mania per il cibo riflette la situazione valoriale, identitaria e ideologica che investe i Paesi Occidentali nel ventunesimo secolo. Con la crisi economica, religiosa e sociale che stiamo vivendo, consumati dal consumismo e in cerca di nuovi valori, ci aggrappiamo al cibo come veicolo di salute e bellezza in una società in cui l'estetica è diventata motivo di accettazione sociale e come mezzo per avere regole in una situazione di totale smarrimento. 
"Cosa devo mangiare?" potrebbe perciò voler dire "Chi devo essere?", osservo.

La dieta mediterranea, che - ricordiamolo - significa non privazione ma stile di vita, ci assicura la salute e la forma fisica senza rinunciare allo stare insieme e alla tradizione gastronomica.

lunedì 14 settembre 2015

motivAzione | Come farci aiutare quando siamo a dieta

Per poter realizzare un cambiamento, è necessario che prima di tutto siamo noi stessi a volerlo. In altre parole, dobbiamo sentirci pronti, desiderosi e capaci. Ma, ammesso che lo siamo, per riuscire a cambiare dobbiamo tenere in considerazione anche il "fattore altri" ovvero tutte quelle persone che ci circondano che possono influenzare l'esito del processo di cambiamento. 

Nell'articolo precedente ho trattato di quando, nel corso della dieta, qualcuno prova a scoraggiarci o dubita che possiamo riuscire a raggiungere gli obiettivi o ci tenta con i cibi che ci piacciono di più. 

D'altra parte ci sono anche quelli che ci aiutano, ci sostengono, ci tendono la mano quando cadiamo. E' a questi che dobbiamo rivolgerci nei momenti di difficoltà durante il percorso nutrizionale. Però dobbiamo dargliene la possibilità! Non esitiamo a chiedere loro aiuto quando sentiamo di averne bisogno.

Allora come possiamo dare modo ai nostri cari di darci una mano a seguire bene la dieta?

Selezioniamo i commenti: lo sappiamo bene, ricevere un incoraggiamento è più motivante che ricevere un rimprovero. Perciò diamo valore agli incoraggiamenti che ci spronano a muoverci in direzione degli obiettivi. Minimizziamo, invece, i rimproveri e, quando non ci riusciamo, non vergogniamoci di fare presente che ci feriscono.

Mettiamoci a dieta in coppia o in famiglia: per aumentare le chances di successo, possiamo chiedere al partner e/o alla famiglia di mettersi a dieta con noi o di impegnarsi a mangiare sano e a fare una spesa genuina. In questo modo ridurremo le tentazioni e avremo qualcuno che condivide con noi le difficoltà del cambiamento di abitudini alimentari.

Chiediamo una mano in cucina: quante volte torniamo a casa affamati e mentre aspettiamo che il cibo si cuocia, mettiamo mano al frigorifero? Se abbiamo poco tempo da dedicare ai fornelli e qualcuno che possa aiutarci a cucinare, chiediamo collaborazione. Se troveremo pronto, eviteremo di piluccare prima di sederci a tavola. 
Distraiamoci dal pensiero del cibo: una delle strategie migliori per non rovinare la dieta è distrarci dal pensiero del cibo. Quando ci accorgiamo di stare per cedere alla fame emotiva, chiamiamo un'amica o giochiamo con i figli piccoli o usciamo a fare una passeggiata con il fidanzato o con il cane. A questo link troverete una lista di attività da fare per combattere la fame emotiva.

Annuncio importante: considerata la mole del lavoro in studio, faccio fatica a mantenere la cadenza settimanale della pubblicazione di motivAzione. Ma la rubrica non finisce qui, non vi abbandono! Pubblicherò gli articoli senza un appuntamento preciso, in relazione alla disponibilità di tempo.

lunedì 7 settembre 2015

motivAzione | Il mondo contro di noi quando siamo a dieta


Quante volte persone a noi vicine o semplicemente un conoscente incontrato per strada hanno messo becco nella nostra forma fisica o nella nostra dieta, demotivandoci? Quante volte ci siamo sentiti dire "Sei ingrassata" o "Sei a dieta oppure stai male?" e via dicendo? Esorcizziamo le difficoltà e facciamoci forza ridendoci su.

Non di rado capita che quando iniziamo una dieta, possiamo subire l'influenza di persone a noi care. Fidanzati, mariti, mogli, genitori, amici e parenti vari, si arrogano il diritto di dire la loro in merito alla nostra forma fisica, alla bontà della dieta, ai nostri risultati. Opinioni che, benevole o maliziose, possono demotivarci e farci abbandonare il percorso.

Un esempio? Ve ne faccio diversi. 
La prima è la suocera che al pranzo della domenica vi tenta con ogni genere di manicaretto, che vi riempie il piatto di gnocchi, pur sapendo che sono a dir poco più del doppio della vostra porzione, che vi dice: "Se non lo mangi, mi offendo! Per oggi non ti farà niente!". Le ultime parole famose. 

O vogliamo parlare della mamma, preoccupata che possiamo morire di fame? "Ti vedo sciupato! Adesso basta dimagrire!"... Peccato che siamo ancora in evidente sovrappeso. Cuore di mamma. 

Ma esiste anche il problema inverso: una mamma eccessivamente preoccupata che il figlio non segua la dieta in modo pedissequo. E allora giù con i rimproveri: "Ieri hai mangiato due pennette in più e l'altro ieri il gelato. Se continui così, non dimagrirai mai". Che succede poi se la mamma è bacchettona e il papà permissivo o viceversa? Si apre una crisi di coppia e la nostra dieta potrebbe essere la causa del loro divorzio. Li avremo per sempre sulla coscienza, con buona pace degli avvocati.

Per non parlare della nonna, le cui premure non sono nemmeno lontanamente paragonabili a quelle della mamma. Se abbiamo avuto la malaugurata idea di mangiare da lei, possiamo star certi che il piatto più dietetico del menù saranno le lasagne (quello più dietetico, figuriamoci gli altri!) e che la porzione a noi destinata corrisponderà a mezza teglia (a mezza teglia da dodici persone, però!). La nonna ci vede sempre sull'orlo dell'anoressia nervosa. Rassegnamoci e cerchiamo di comprenderla: ha patito la fame durante la guerra.

E poi il conoscente che non vedevi da secoli. Ti rivede per strada e si sente in diritto di dare il suo parere sui tuoi chili di troppo. A quel punto ti sale l'istinto omicida, a te che sei un seguace di Ghandi e hai sempre praticato la non violenza!

Ma rideteci su e proseguite sulla retta via: le opinioni degli altri contano meno delle vostre intenzioni.

lunedì 31 agosto 2015

motivAzione | Rimandare il controllo, sì o no?

L'estate sta finendo... Molto a malincuore per gli amanti del caldo e del mare. Torniamo alla routine quotidiana, al lavoro, allo studio, alla scuola. Qualcuno dirà "Purtroppo!", qualcun altro "Per fortuna!": i bagordi delle ferie, la pigrizia, l'irregolarità degli orari, lasciano a molti di noi un fastidioso senso di ripienezza. 

La sensazione di essere decisamente fuori forma ci porta a pensare che in fondo, in fondo non è poi tanto male tornare alla vita di tutti i giorni. Per molti rientrare in città significa anche riprendere la dieta e con essa gli incontri con il professionista che ci segue. Ma con quali risultati?

Tornare al controllo dopo gli sgarri delle vacanze può essere traumatico. La maggior parte di noi, infatti, ha ecceduto con il mangiare e con il bere, mentre pochi sono quelli che sono stati attenti allo stile di vita durante le vacanze. Perciò cosa aspettarci dalla prova bilancia

Il momento del controllo può spaventare, soprattutto se sappiamo di avere la coscienza non proprio pulita. La domanda che si pone a questo punto è andare o no al controllo? Bisogna valutare i pro e i contro.

Se temete di essere scoraggiati da un risultato negativo, sarà meglio rimandare. Se invece,  pur consapevoli di aver ripreso peso, grazie al controllo pensate di riuscire a mettere la parola fine agli strappi alla regola, non esitate davanti alla prova bilancia. 

Conoscete i 5 buoni motivi per andare al controllo? Può darsi anche che i vostri risultati non siano così pessimi come ve li aspettavate: non di rado capita che i pazienti vengano in studio pensando di aver ripreso peso e finiscono poi per scoprire di essere dimagriti.

Come avrete capito, non esiste una formula uguale per tutti. Fate ciò che ritenete essere più motivante per voi. 

lunedì 27 luglio 2015

motivAzione | Tagliati per il successo: storie di 4 pazienti

La stagione lavorativa volge al termine e prima della pausa estiva è tempo di tracciare un bilancio dei successi ottenuti da alcuni pazienti negli ultimi mesi. 

A novembre si presentò in studio un ragazzo che voleva dimagrire in vista del proprio matrimonio, fissato per luglio: "Vorrei perdere 15 chili per il giorno del mio matrimonio, a luglio 2015." A fine giugno il risultato è stato di 13 chili in meno, una perdita di peso non rapida ma costante. Mi riempie di soddisfazione accompagnare, metaforicamente, uno sposo all'altare sapendo che per uno dei giorni più importanti della sua vita ha raggiunto la forma migliore possibile.

A maggio un signore venne con gli esami ematochimici che mostravano un aumento della colesterolemia e del livello di GGT. Disse: "Devo vedere perché mi si sono alzate queste analisi". Con apposito programma nutrizionale, dopo poco meno di due mesi i miglioramenti sono stati: 5 chili in meno, AST da 32 a 16, ALT da 60 a 24, GGT da 117 a 34, colesterolemia totale da 260 a 153. Dopo aver visto i risultati del prelievo di sangue, dice: "Questa è la mia vittoria."

"Sono arrivata ad un punto in cui mi faccio schifo da sola. Non mi riconosco più allo specchio. Il cibo è un modo per sfogarmi", disse al primo incontro una signora molto critica verso sé stessa. Ad oggi ha perso 22 chili in 6 mesi e stiamo procedendo per piccoli obiettivi verso il suo peso ideale

E, ultimo ma non ultimo, il caso di un ragazzo che a marzo, quando ha iniziato il percorso, diceva: "Voglio andare al mare senza vergognarmi." Ha perso 22 chili in 4 mesi, ora va al mare senza vergognarsi e sta proseguendo il cammino verso il peso ideale. 

Queste testimonianze vi aiuteranno a tenere alta la motivazione durante le vacanze, per i più tempo di eccessi alimentari e rilassatezza? Spero di sì. A me aiuteranno ad andare in vacanza serena, a ricaricare le energie e a tornare al lavoro, lunedì 24 agosto, ancora più motivata

MotivAzione tornerà lunedì 31 agosto. Buone vacanze!

lunedì 20 luglio 2015

motivAzione | Mettersi a dieta in estate: giusto o sbagliato?

Iniziare una dieta in estate è opportuno? Il periodo migliore per iniziare una dieta è quando ci sentiamo pronti. E se dovesse essere subito prima delle vacanze estive, perché no?

Il momento migliore per iniziare un percorso nutrizionale è quando raggiungiamo la consapevolezza di sentirci pronti. Cominciare il percorso nel momento propizio può segnare l'esito del percorso. "Chi parte bene è a metà dell'opera", recita il proverbio. 

Questo è vero anche nel caso della dieta: forzare i tempi quando non ci sentiamo pronti, riduce le nostre chances di successo; allo stesso modo, lunghi tempi di attesa posticipano il raggiungimento degli obiettivi. 

Che fare dunque? Valutate i pro e i contro. Iniziare la dieta prima dell'estate correndo il pericolo di imbattervi in molte occasioni di sgarro? Oppure rimandare, per esempio, all'autunno con il rischio di prendere altri chili nel frattempo? 

Decidere i tempi in modo ponderato è una responsabilità non del professionista ma del paziente. Solo voi potete stabilire quale sia il momento propizio per voi. Se avete in mente di intraprendere la dieta in questo periodo, date un'occhiata a questi consigli per seguire bene la dieta in estate.


lunedì 13 luglio 2015

motivAzione | Come seguire bene la dieta in estate

L'estate è una stagione critica per la dieta. O forse no. Ecco i suggerimenti per rendere la dieta più semplice durante l'estate.

D'estate è più semplice seguire la dieta? Stando all'esperienza dei pazienti, esistono due scuole di pensiero.

Quelli che manifestano fame emotiva, di norma hanno più problemi a seguire la dieta durante l'autunno e l'inverno per due motivi: stando di più in casa per via delle condizioni climatiche avverse, piluccano per passare il tempo; avendo un più basso tono dell'umore per effetto della diminuzione delle ore di luce, mangiano di più anche per aumentare la sensazione di benessere. In questo caso il solo fatto di passare più tempo all'aria aperta e in compagnia d'estate, permette di distrarsi dal pensiero del cibo giovando così al percorso nutrizionale.

Viceversa, le persone molto socievoli e con un elevato tasso di interazioni sociali potrebbero avere più difficoltà a seguire la dieta in estate: le occasioni per mangiare fuori casa e in compagnia si moltiplicano grazie al bel tempo e la linea potrebbe risentirne...

Che fare dunque per seguire meglio la dieta in estate? 

Attenzione al ritmo sonno-veglia
Il cambio degli orari e delle abitudini in estate causa un'alterazione dell'assetto ormonale preposto al controllo del sonno e della veglia che a sua volta si ripercuote sugli stimoli di fame e sazietà. Cerchiamo di mantenere orari tutto sommato regolari: se teniamo a posto gli ormoni, la sensazione di fame non risulterà aumentata.

Consumare i pasti ad orari regolari
Il modo migliore per seguire la dieta in vacanza è continuare a mangiare all'incirca agli stessi orari che nel resto dell'anno. Evitando di prolungare eccessivamente l'orario dei pasti, riusciremo a controllare meglio l'appetito.

Non trascurare frutta e verdura di stagione
Mangiare vegetali freschi ci assicura un adeguato apporto di acqua, fibre, vitamine e minerali. Inoltre frutta e ortaggi sono alimenti a bassa densità calorica ovvero apportano poche calorie in tanto volume rispetto, per esempio, agli alimenti ricchi in carboidrati, lipidi e proteine. Mangiare frutta e verdura ci aiuterà ad aumentare il senso di sazietà senza esagerare con l'apporto energetico.
Fare pasti principali completi
I pasti principali sono tre, colazione, pranzo e cena. Oltre a non ritardarli eccessivamente per quel che riguarda l'orario, è importante che questi siano completi dal punto di vista nutrizionale ovvero che apportino la giusta quantità di energia e di nutrienti. In questo modo eviteremo di ripiegare su gelati, panini o pizzette nel fuori pasto.

domenica 5 luglio 2015

motivAzione | La resilienza nel processo di dimagrimento

La resilienza è una dote da costruire nel tempo per affrontare con successo un processo di cambiamento e, in generale, per resistere agli eventi avversi della vita. 

Un cambiamento richiede forza. Sarà per questo che il nome di una delle qualità necessarie al cambiamento è mutuato dal mondo dei metalli. In fisica, la resilienza è la capacità dei metalli di resistere ad un urto senza spezzarsi. In ambito psicosociale, la resilienza è la capacità di fare fronte ad un evento avverso riorganizzando la propria vita in modo funzionale al superamento degli ostacoli. 

Nell'ambito del dimagrimento, la resilienza è una caratteristica necessaria sia per iniziare un percorso finalizzato alla perdita di peso sia per fronteggiare una situazione di recupero di peso una volta cominciato il trattamento. 

Pensiamo a quando entravamo comodamente in una taglia 40: possiamo scegliere se abbandonarci al pessimismo e alla rassegnazione e rimanere con i chili presi. Oppure possiamo scegliere di riprovare a raggiungere il peso ideale, riprovare a rientrare in quei pantaloni che ci piacevano tanto. Ci costa tanta fatica riprovarci, lo sappiamo, ma intraprendere un nuovo tentativo è l'unico modo per raggiungere l'obiettivo. 

Un periodo di crisi è utile a trasformare un'esperienza dolorosa in un'occasione di apprendimento di capacità di problem solving. "Le crisi hanno i loro tempi. Non è il tempo ad aiutare a superarle. E’ il nostro io che lavora nel tempo", sostiene Alba Marcoli. Non tutti i mali vengono per nuocere quindi...

Come possiamo allenare la nostra resilienza?
Le persone che hanno migliori risultati terapeutici, hanno una naturale predisposizione all'ottimismo e al problem solving e, inoltre, possono contare su un aiuto solido come la famiglia, gli amici, i servizi educativi come la scuola, gli operatori sanitari.

Se, però, ci sembra di non avere queste qualità per natura e di non poter contare sull'aiuto di qualcuno, possiamo comunque aumentare il nostro livello di resilienza sviluppando le seguenti competenze: 

  • prendiamo consapevolezza dei problemi e rendiamoci disponibili a risolverli;
  • impegniamoci nell'analisi e nella risoluzione dei problemi;
  • mettiamo dei confini tra noi e le persone che ci influenzano negativamente;
  • cerchiamo contatti con persone positive;
  • svolgiamo attività creative che ci permettano di dare sfogo alle emozioni.

lunedì 29 giugno 2015

motivAzione | Come le donne trovano la motivazione al cambiamento

Negli ultimi due giorni sono stata a Bologna per seguire il corso "Nutrizione e stile di vita nelle varie età della donna" organizzato dalla Nutrimedifor. 

Saprete che noi professionisti sanitari abbiamo l'obbligo dell'aggiornamento. Oltre, però, che un obbligo sancito dalla legge, l'aggiornamento è un dovere morale: le scienze mediche evolvono rapidamente e quello che era vero fino a qualche anno fa può essere completamente sovvertito dai più recenti studi. Studio per mio conto, seguo corsi e partecipo a congressi soprattutto per aiutare il paziente sulla base delle ultime evidenze

Poiché gran parte delle persone che si rivolgono a me sono donne, ho pensato che, per fare un lavoro migliore, fosse utile conoscere le novità in merito alla nutrizione femminile. Ed ecco, quindi, che mi sono iscritta e sabato sono partita alla volta di Bologna.

Al corso sono state trattate le varie fasi della vita di una donna: adolescenza e Disturbi del Comportamento Alimentare, età fertile e Policistosi Ovarica, gravidanza e allattamento, menopausa e Sindrome Metabolica. 

Uno è stato per me il filo conduttore del percorso: la motivazione al cambiamento, appunto. Come una donna diventa consapevole di avere un problema di peso o di salute e trova la motivazione a cambiare stile di vita? Faccio alcune riflessioni in merito, suscitate dalle nuove conoscenze e dall'utilissimo racconto delle esperienze delle docenti. 

L'adolescenza, si sa, è un periodo delicato soprattutto per le ragazze, che in questa fase della vita sono più predisposte all'insorgenza di un Disturbo del Comportamento Alimentare. Anoressia Nervosa, Bulimia Nervosa e Disturbo da Abbuffate Compulsive sono "sintomi alimentari" che in realtà riflettono un malessere psicologico. Nella maggior parte dei casi, la motivazione al cambiamento si trova ampliando la frattura interiore ovvero acuendo il contrasto tra quello che la persona è e quello che la persona vorrebbe essere. 

Poi c'è l'età fertile. Molte donne intendono avere figli ma non è detto che ci riescano. La Policistosi Ovarica rappresenta, citando la Professoressa Cena, è "ladra di maternità" poiché riduce le probabilità di concepire. In questo caso la spinta al cambiamento è proprio il desiderio di mettere al mondo un bambino

La motivazione ad un'alimentazione equilibrata è ancora più forte durante la gestazione e l'allattamento, quando la donna è mossa dal desiderio di dare alla luce figli sani. Ascoltare l'esperienza delle docenti ha confermato l'idea che mi ero fatta da tempo dal racconto delle pazienti: la gravidanza e l'allattamento sono i periodi in cui la donna è più motivata al cambiamento. Aggiungo che spesso la genitorialità ha un potente effetto motivante anche dopo il termine dell'allattamento, per tutta la durata della vita. Questa considerazione l'avevo già approfondita nell'articolo Essere genitori aumenta la motivazione alla dieta.

La fine dell'età fertile sancita dalla menopausa viene vissuta dalla donna come un cambiamento il più delle volte traumatico. In questo periodo la molla che innesca il cambiamento è, nella maggior parte dei casi, il desiderio di prendersi cura di sé: la donna in menopausa è più attenta alla propria salute, poiché sa che in menopausa il rischio di malattia aumenta rispetto all'età fertile, e vuole anche, a buon diritto, recuperare una femminilità spesso trascurata negli anni. 

Essendo le donne più motivate in questi particolari momenti, esse hanno una maggiore disponibilità al cambiamento, sono più ricettive ai consigli, sono più predisposte alla negoziazione del trattamento e hanno maggiori chances di successo.

lunedì 22 giugno 2015

motivAzione | Expo 2015: come Michelle Obama ci motiva ad uno stile di vita sano

Il 18 giugno Michelle Obama, che ha fatto visita ad Expo 2015, non ha perso occasione per ribadire il suo messaggio di promozione di uno stile di vita sano. Dall'America importiamo una bella lezione di educazione alla salute. E in Italia?

Arrivata a Malpensa a bordo dell'aereo presidenziale insieme alle figlie Sasha e Malia, la first lady statunitense ha fatto tappa alla zona fiera di Milano dove si tiene l'esposizione universale incentrata sui temi della nutrizione del pianeta

La signora Obama ha visitato il padiglione americano American Food 2.0 e si è cimentata in uno show cooking con lo chef John Besh: insieme hanno cucinato un piatto a base di pollo, prezzemolo e cereali, per dimostrare come sia possibile coniugare la cucina sana con il gusto. Sembra strano vedere la moglie di un capo di Stato ai fornelli! Eppure lei si impegna a cucinare personalmente i broccoli coltivati nell'orto della casa bianca. 

Pare che i suoi piatti preferiti siano il pesce alla piastra e il pollo con verdure e riso integrale. Ha trasmesso le sue buone abitudini al resto della famiglia: voci di corridoio sostengono che abbia vietato al marito di farsi fotografare mentre mangia hamburger e che abbia tenuto le figlie lontane dai social network e dalle merendine.

Ad Expo la moglie del presidente Obama parla dell'orto verticale che darebbe la possibilità a tutti di coltivare, raccogliere e mangiare vegetali freschi anche in assenza del tradizionale appezzamento di terra sviluppato in orizzontale. In questo modo si garantirebbe cibo sano ed accessibile per tutti. E', se vogliamo, l'idea che hanno avuto i progettisti del padiglione Israele, il cui ingresso è appunto un orto verticale.

Anche allo sport Michelle tiene particolarmente visto che confessa di svegliarsi alle 4.30 per allenarsi con spinning, yoga, pilates e cardiofitness.

La first lady statunitense è impegnata da ben cinque anni nella promozione di uno stile di vita sano che si traduce in alimentazione equilibrata ed esercizio fisico regolare. Lo testimoniano le diverse campagne che lei stessa ha promosso: School Meals, per portare cibo sano nelle scuole, e Let's Move, per incoraggiare i giovani e i bambini americani a praticare attività fisica regolare. 

Quali i risultati dell'attività di sensibilizzazione ad uno stile di vita sano? Dalle statistiche emerge che il tasso di sovrappeso ed obesità negli U.S.A. è rimasto invariato tra i giovani, mentre è più basso nella popolazione infantile rispetto al periodo precedente le campagne. 

I successi ottenuti si spiegano anche con il fatto che Michelle Obama sfrutta efficacemente sia la potenza dei mezzi di comunicazione sia la notorietà che deriva dall'essere la moglie del Presidente degli Stati Uniti. Un professionista sanitario, anche il più noto, avrebbe avuto la stessa risonanza? Probabilmente no.

Concludo auspicando che le stesse campagne di educazione alla salute e ad uno stile di vita sano siano progettate e sviluppate anche in Italia, dove ben il 29% dei bambini è in eccesso ponderale, un tasso di obesità infantile tra i più alti in Europa. 
Perciò a quando una Michelle Obama italiana? 

lunedì 15 giugno 2015

motivAzione | La motivazione al cambiamento in 5 aforismi commentati

"L'azione più motivante che una persona possa fare per un'altra è ascoltarla."
Roy Moody (presidente della Roy Moody & Associates)

L'ascolto empatico e riflessivo è il presupposto per iniziare qualsiasi trattamento. Me lo ha ricordato qualche giorno fa una paziente che è infermiera: "Alla scuola per infermieri ci ripetevano continuamente che avremmo dovuto essere empatici con i pazienti, ascoltarli e capirli." L'attitudine all'ascolto è un prerequisito che il professionista deve possedere per essere in grado di gestire la comunicazione nella relazione d'aiuto. Per approfondire: ascoltare e sentirsi ascoltati, istruzioni per l'uso.

"Le vere decisioni si misurano con l'intraprendere nuove azioni. Se non agisci, non hai veramente deciso." 
(Anthony Robbins, motivatore di Michail Gorbačëv e Bill Clinton)

"Piantate nella vostra mente i semi dell'aspettativa; coltivate pensieri che anticipino la realizzazione dei vostri obiettivi."
Norman Vincent Peale (scrittore motivazionale)

Per riuscire a cambiare, è necessario che mettiate in pratica quello che avete intenzione di fare. Per avere successo, dovete dare attuazione ai vostri propositi. Ad esempio, "Voglio dimagrire" è diverso da "Voglio dimagrire e mi sto impegnando a farlo". Per intraprendere un nuovo tentativo di dimagrimento, dovete sentirvi innanzitutto pronti, poi disponibili a rivedere le vostre abitudini. Ecco come capire se è arrivato veramente il momento giusto per cambiare.

"Se poniamo a confronto il fiume e la roccia, il fiume vince sempre, non grazie alla forza ma alla perseveranza."
Buddha Gautama (fondatore del buddismo)

Durante il percorso di cambiamento, è inevitabile avere dei momenti di sconforto ed essere tentati di abbandonare tutto. Non arrendetevi, però. Il successo è a portata di mano, se terrete duro. Leggete, per esempio, come M. ha allenato tenacia e costanza e quali buoni risultati ha avuto.

"La motivazione è ciò che ti spinge a fare qualcosa. L'abitudine è ciò che ti fa continuare ad andare avanti a farla."
Jim Ryun (ex atleta e politico statunitense) 

All'inizio vivrete il cambiamento dello stile di vita come una costrizione. Questa sensazione svanirà in seguito quando il cambiamento sarà consolidato. Mentre prima probabilmente avevate la sensazione di stare facendo un sacrificio, nel corso del mantenimento mangiare in modo sano ed equilibrato vi verrà spontaneo


lunedì 8 giugno 2015

motivAzione | "Ti prego, aiutami." Quali emozioni nel professionista?

Le persone che ricevo in studio si trovano in un problema di peso e/o di salute e credono, o almeno sperano, che io possa aiutarle a risolverlo. 

La fiducia che ripongono in me è tanta: di solito hanno sentito parlare di me da parenti o amici e, conoscendo il mio metodo, hanno già sviluppato un buon livello di fiducia, presupposto necessario per iniziare un percorso insieme. 

Capita non di rado che alcuni di essi mi dicano al primo incontro o ai controlli: "Ti prego, aiutami." Sono quelli con le più forti problematicità, che si trovano in un momento di particolare difficoltà

Cosa prova un professionista della salute nel momento in cui si sente dire "Per favore, mi aiuti!"E' difficile rimanere impassibile di fronte ad una simile richiesta di aiuto. Ho ascoltato l'intervista ad un collega che, a chi gli chiedeva cosa provasse quando si sentiva dire così, rispondeva di esserne lusingato perché interpreta quelle parole come un segno della propria bravura e della fiducia che il paziente ripone in lui. 

Io, invece, non posso fare a meno di sentirmi sulle spalle il peso della responsabilità: sarò all'altezza di ciò che il paziente si aspetta? Saprò gestire la comunicazione in modo funzionale ai bisogni del paziente? Citando una delle persone che mi hanno insegnato di più nella professione, Maria Luisa Pasquarella, "La relazione d'aiuto è metaforicamente un amplesso a scopo procreativo". Sono d'accordo: mi è impossibile aiutare una persona senza che si verifichi uno scambio di vissuti e di emozioni ("amplesso") per aiutare il paziente a raggiungere il benessere ("a scopo procreativo").

Un rapporto di tipo empatico permette al professionista di comprendere i pensieri e le emozioni del paziente, incorporandoli nella costruzione della relazione d'aiuto ma senza esserne sopraffatto. Esercitare l'empatia permette di avere migliori risultati terapeutici e un grado maggiore di soddisfazione del paziente. Per saperne di più: Perché scegliere un Dietista motivante.

lunedì 1 giugno 2015

motivAzione | Come gestire le ricadute nell'abuso di cibo

La ricaduta si definisce in medicina come il ripresentarsi di un processo morboso prima guarito o di un comportamento problematico apparentemente cessato o in via di cessazione. 

Dopo aver fatto tanti sforzi per guarire, possiamo riammalarci. Dopo aver messo tutto l'impegno per smettere di fumare o di abusare di stupefacenti o di abusare di alcol, può capitare che ricominciamo. Allo stesso modo succede che torniamo ad abitudini alimentari che attentano alla nostra salute... E i danni si percepiscono sia dall'alterazione dei parametri metabolici sia dalle conseguenze sul peso.

Quando ci accorgiamo di essere in una ricaduta, siamo afflitti da un terribile senso di colpa e di impotenza e abbiamo un basso livello di autoefficacia. Ci sentiamo profondamente colpevoli e assolutamente non in grado di provare a correggere un'altra volta il comportamento problematico. Quanto più il nostro agire si discosta da quello che sappiamo essere corretto fare, tanto più questi sentimenti sono radicati e amplificati.

In caso di ricaduta, le reazioni automatiche negative più frequenti sono tre:
1. Auto-accusa: "Sono un buono a nulla"
2. Predizione pessimistica del futuro"Penso che non dimagrirò mai!"
3. Generalizzazione: "Anche questa volta non ce l'ho fatta, come sempre del resto..."

E' compito del professionista aiutare il paziente a diventare consapevole delle sue reazioni negative entrando in una partecipazione empatica delle sue difficoltà e della sua rappresentazione della malattia, senza colpevolizzarlo

Il paziente può agevolare il lavoro del professionista rendendolo partecipe della sua esperienza, con pregi e difetti. Egli può raccontare, per esempio, in che occasione il comportamento problematico si è ripresentato e con quali modalità, quali sono stati i pensieri che lo hanno scatenato, quali emozioni sono seguite. Per il racconto potrebbe essere una buona idea avvalersi del diario alimentare: nell'articolo come dimagrire imparando dai propri errori, potete capire di cosa si tratti e come compilarlo.

Insieme stabilite obiettivi che per il paziente siano facili da raggiungere. Individuate in quali momenti il paziente è più a rischio e quali saranno le strategie per ridurre il rischio.

E' importante intervenire tempestivamente per fare in modo che la ricaduta non porti il paziente a vanificare tutti i progressi fatti. Quando ci accorgiamo di essere in una ricaduta, è auspicabile che riusciamo a cambiare comportamento prima di riprendere tutti i chili persi o di riscontrare, per esempio, che l'emoglobina glicata sia tornata nuovamente superiore a 6.

Se siete caduti ieri, alzatevi domani. 

lunedì 25 maggio 2015

motivAzione | Come vincere la fame emotiva (II parte)

Un comportamento alimentare problematico è spesso il riflesso di una gestione disfunzionale delle emozioni. In altre parole, la maggior parte delle persone ha problemi di peso perché il proprio comportamento alimentare subisce l'influsso dell'emotività. 

Pochi giorni fa, una paziente mi ha detto: "Ero venuta per dimagrire ma, dopo che abbiamo parlato, ho capito che c'erano altre cose dietro. Tipo che la mia fame emotiva si scatena quando perdo il controllo della mia vita, quando mi sembra di non saper gestire delle situazioni." 

Gli psicologi chiamano coping l'insieme dei comportamenti e delle strategie cognitive adottate dagli individui in situazioni stressanti, come quelle che possono condizionare il buon esito di una dieta. Il coping può essere di due tipi.

Definiamo coping orientato al problema l'insieme delle strategie mirate a risolvere una criticità. Se riusciremo a risolvere il problema che è alla base della fame emotiva, ne avremo eliminato la causa. 

Non sempre, però, è possibile impedire che il problema si ripeta. Prendiamone atto e concentriamoci, anziché sulle circostanze esterne, su noi stessi. In questo caso, ci viene in soccorso il coping orientato alle emozioni ovvero quei comportamenti che ci permettono di modulare le reazioni emotive negative per fronteggiare le situazioni stressanti. 

Non possiamo impedire che il problema si ripeta? Possiamo, però, lavorare sul modo in cui reagiamo al problema. "Ho capito che non posso cambiare le cose. Devo cambiare il modo di reagire alle cose", dice la paziente.

Modifichiamo le conseguenze delle nostre emozioni evitando di ricorrere al cibo per sedarle. Come? Nel video Come vincere la fame emotiva, ho dato consigli pratici per evitare di mangiare in preda alle emozioni.

Impariamo ad attribuire i nostri successi e insuccessi ai nostri meriti. Se continueremo a spiegarci i nostri successi facendo appello al caso, alla fortuna o a Dio, tenderemo sempre a pensare che quei buoni risultati non saranno mai replicabili solo con il nostro arbitrio. Così le nostre strategie di coping rimarranno limitate.

Ripeschiamo nella memoria quali sono i progressi che abbiamo fatto e quali sono le qualità che ci hanno permesso di conseguirli. Per esempio, ripensiamo a quali qualità e quali strategie abbiamo messo in campo quella volta che siamo riusciti a dimagrire e che stavamo così bene. 

Se non ci viene in mente nessun tentativo pregresso di dimagrimento andato a buon fine, ripensiamo ad un successo che abbiamo conseguito in un altro ambito. Sfrutteremo quegli stessi pregi per il nostro nuovo tentativo di dimagrimento. Questo esercizio ci permetterà di aumentare la nostra autostima e, di conseguenza, la nostra autoefficacia.

"Il nostro destino viene formato dai nostri pensieri e dalle nostre azioni. Non possiamo cambiare il vento ma possiamo orientare le vele."
(Anthony Robbins, motivatore di Michail Gorbačëv e Bill Clinton)

lunedì 18 maggio 2015

motivAzione | 5 consigli per gestire facilmente la dieta

Una dieta di semplice gestione aumenta la motivazione al raggiungimento degli obiettivi, la concordanza al trattamento e le possibilità di successo.

Iniziare una dieta per molti è fonte di perplessità riguardo la capacità di raggiungere gli obiettivi prefissati. Tra i fattori che possono condizionare il buon esito del percorso ci sono le preoccupazioni riguardo la propria capacità di gestione della dieta

Quest'ultimo aspetto è spesso strettamente connesso al fattore "tempo". Per chi, infatti, è diviso tra i mille impegni di casa, lavoro e famiglia, una dieta comporta anche l'esigenza di conciliare le abitudini alimentari e i ritmi di vita di tutti con il proprio programma nutrizionale. 

Vi lascio dunque dei consigli pratici per seguire una dieta facile.

1. Portate a lavoro un secondo e un contorno
Nel caso in cui non amiate mangiare primi piatti freddi o riscaldati, organizzatevi con un secondo piatto, un contorno e del pane. Potete preparare un filetto di carne o di pesce da accompagnare ad ortaggi cotti ma se preferite piatti freddi per via delle temperature elevate e avete poco tempo per stare ai fornelli, optate per salumi, pesce in scatola, formaggi freschi o stagionati e uova, in abbinamento a ortaggi crudi. Leggete qui le 6 ricette sane ed equilibrate per il pranzo al lavoro.

2. Mangiare un panino a pranzo si può
A pranzo io preferisco consigliare un primo piatto a base di pasta o di cereali in chicco anziché del pane: i primi, per via del più basso indice glicemico rispetto al secondo, garantiscono un senso di sazietà più duraturo. 
Ma se in pausa pranzo siete impossibilitati a consumare un primo piatto, non saltate il pranzo, piuttosto mangiate un panino. Che sia ben fatto, però! L'errore più comune in questi casi è mangiare un panino troppo piccolo: noto spessissimo uomini di corporatura robusta mangiare un panino misero e arrivare a cena con una fame esagerata. Anche il panino va preparato sulla base delle vostre necessità nutrizionali. 

3. Pianificate l'alimentazione settimanale
Per non essere costretti a fare doppie cucine per voi e per i vostri commensali, decidete insieme a loro cosa mangerete nella settimana, in modo da fare spesa una sola volta e cucinare per tutti le stesse pietanze. Questo mi sembra il modo migliore di conciliare la vostra dieta con i pasti della famiglia.

4. Optate per un menù a sostituzioni
Per una gestione più agevole della dieta, una dieta libera a sostituzioni è più vantaggiosa rispetto ad un menù giornaliero. Nel programma a sostituzioni, infatti, avete a disposizione una serie di alimenti e potete scegliere voi cosa mangiare sulla base di quello che avete in casa, di quello che gradiscono i vostri commensali, di quello che vi va in quel momento. Da questo punto di vista il menù giornaliero, invece, è limitante.

5. Se siete stufi di pesare...
A mio avviso, la dieta grammata è più precisa perché lascia poco margine di errore. D'altra parte, lo so, pesare gli alimenti è una scocciatura. Se avete un rapporto conflittuale con la bilancia pesa alimenti, ci sono due soluzioni. Primo, utilizzare un atlante delle porzioni in modo che sfogliandolo saprete già visivamente qual è la vostra porzione; è quello che consiglio a chi consuma tutti i pasti fuori casa e che non sono disposti a seguire una dieta grammata. Secondo, utilizzate le misure casalinghe.

Nella pratica quotidiana, è possibile quantificare la porzione di alcuni alimenti senza ricorrere alla bilancia, bensì avvalendoci di misure casalinghe, cioè della misurazione attraverso l'utilizzo di utensili da cucina come cucchiaino, cucchiaio, mestolo, bicchiere, tazza. 

Ecco il corrispettivo in grammi delle più comuni misure casalinghe.
Un cucchiaino da caffè raso contiene: 5 g di zucchero, 4 g di farina, 3 g di olio, 5 g di burro, 5 g di parmigiano, 8 g di miele, 8 g di marmellata, 3 g di pangrattato.
Un cucchiaio da tavola raso contiene: 10 g di crema di riso, 10 g di farina, 10 g di olio, 15 g di burro, 10 g di zucchero, 20 g di miele, 25 g di marmellata, 10 g di parmigiano, 10 g di pangrattato, 13 g di pastina minuta, 15 g di riso, 10 g di semolino, 20 g di legumi secchi o freschi.
Un mestolo contiene: 90 g di pasta piccola cruda, 100 g di riso crudo, 140 g di legumi secchi crudi, 100 g di legumi freschi crudi.
Una tazza piccola contiene 150 ml di latte, mentre una tazza grande contiene 250 ml di latte. 

lunedì 11 maggio 2015

motivAzione | "Penso che non dimagrirò mai!". Che fare?

Quante volte nel corso di un tentativo per perdere peso ci capita di disperare di farcela? Il "penso che non dimagrirò mai" è un pensiero catastrofico che formuliamo quando le difficoltà ci sembrano insormontabili, quando cambiare ci costa immensa fatica, quando rimanere come siamo ci sembra più facile che diventare come vorremmo essere. 

Una predizione così pessimistica del futuro non può che condizionare negativamente la nostra autoefficacia, ovvero la nostra percezione di riuscire a dimagrire. E' come se un ragazzo che ha voti bassi a scuola si dicesse continuamente "Sono un asino!": a forza di ripeterselo, se ne convincerebbe e inizierebbe a pensare "E' inutile che mi impegni, non ce la farò mai". Questo non lo aiuterebbe, anzi non farebbe altro che peggiorare il suo profitto. 

Lo stesso vale nel caso di un percorso di dimagrimento: se ci ripetiamo che non ce la faremo, primo, non faremo niente affinché il corso delle cose cambi, secondo, avremo un'immagine sempre più negativa di noi e sempre meno possibilità di conseguire un successo.

Cosa fare allora? Bando al catastrofismo. Piuttosto riformulate il pensiero in chiave motivazionale. "Non dimagrirò mai" deve diventare "Non dimagrirò se continuerò a comportarmi così". Cosa fare allora per comportarci in modo più funzionale al raggiungimento dei risultati? Le domande da porci sono: cosa posso fare di meglio per perdere peso? Quali abitudini posso correggere? Quali errori posso evitare? 

E' difficile cambiare dall'oggi al domani. Un cambiamento è un processo che paragono ad una passeggiata in montagna: c'è chi prende la scorciatoia, arriva prima ma facendo più fatica; c'è chi sceglie la strada comoda, allungando ma arrivando comunque. 

La stessa cosa vale per il percorso di dimagrimento. Alcuni scelgono di adottare le buone abitudini tutte insieme. Ma se avete particolari difficoltà, siate onesti con voi stessi: il tutto-e-subito non fa per voi! Nel vostro caso, è più utile partire da una buona abitudine alla volta; quando quella sarà consolidata, ne acquisirete un'altra fino a che potrete dire di avere uno stile di vita impeccabile. 

Passate al vaglio i comportamenti che ritenete non salubri: abuso di dolci, abuso di alcolici, assunzione insufficiente di fibre, e così via. Stabilite l'abitudine sulla quale volete intervenire prima, partendo da quella che vi costa meno fatica correggere. Man mano che il vostro stile di vita migliorerà, potrete constatare che i risultati arriveranno, starete meglio e sarete più vicini al vostro peso ideale. Di conseguenza anche autostima e autoefficacia aumenteranno e si innescherà un circolo vizioso che vi porterà a raggiungere gli obiettivi desiderati.

venerdì 8 maggio 2015

5 regole d'oro per aumentare la conservazione degli alimenti

Tra gli obiettivi di Expo 2015, inaugurato a Milano lo scorso primo maggio, ci sono la prevenzione e la riduzione dello spreco alimentare. Quanti errori facciamo tutti nel nostro piccolo che ci inducono a buttare cibo non più fresco o contaminato nella pattumiera? "Lo spreco costa all’ambiente, al portafoglio e alla società", si legge sul sito di Expo.

Le dimensioni di questo fenomeno sono tutt'altro che trascurabili. "Nell’edizione del 2013 era già emerso che ogni famiglia italiana butta tra i 200 grammi e i 2 chilogrammi di alimenti ogni settimana e che ogni anno lo spreco domestico costa agli italiani 8,7 miliardi di euro, circa 7,06 euro settimanali a famiglia." 

Ridurre lo spreco alimentare ci permette di nutrirci meglio, senza eccessi né carenze, risparmiare e non inquinare. Ecco perciò i cinque trucchi per aumentare la conservazione degli alimenti in frigo e fuori:

1. Mantenete la temperatura e il giusto grado di umidità
Gli sbalzi termici che si verificano in concomitanza del cambio di stagione aumentano il rischio di contaminazione degli alimenti. Refrigerare i prodotti in modo adeguato ci permette di minimizzare il rischio di tossinfezioni alimentari. Per non far aumentare l'umidità all'interno del frigo:
 conservate tutti i cibi non confezionati in contenitori bassi, puliti e con il coperchio;
 prima di chiudere i contenitori, verificate che le pietanze siano fredde per evitare che il vapore si condensi sul coperchio e ricada sul cibo, e che la temperatura aumenti;
 non lavate frutta e verdura prima di riporle in frigo, per non causare un aumento di umidità, che favorisce la crescita dei microbi;
 non riempite troppo il frigo, altrimenti l’aria non riuscirà a circolare e la refrigerazione non sarà corretta. Comprate i cibi considerando sempre quanto spazio c'è nel frigo;
 sbrinate periodicamente il frigorifero con acqua calda e aceto per togliere gli odori. Man mano che la brina cresce, lo spazio si riduce e il frigorifero non funzionerà in modo efficace.

2. Disponete gli alimenti nel frigo a seconda della temperatura
Assicuratevi che la porta del frigorifero sia sempre ben chiusa; apritela solo quando è necessario e richiudetela il più presto possibile,  in modo da contenere lo sbalzo termico.
La temperatura non è costante in ogni parte del frigorifero. Sfruttando le diverse temperature, potete conservare in maniera ottimale tutti gli alimenti.
I cassetti in basso, stando a 10°C, sono destinati alle verdure e alla frutta, che potrebbero essere danneggiati da temperature più basse.
Nella mensola centrale, dove ci sono 2°C, si conservano la carne e il pesce freschi. Il pesce eviscerato e lavato deve essere consumato entro 24 ore. La carne ha tempi di conservazione diversi a seconda del tipo di taglio e composizione: deve essere consumata entro 24 ore se macinata, entro 48 ore se di pollo o tacchino, entro 3 giorni nel caso di affettati non confezionati e carne fresca in genere. 
Sulla mensola superiore, a 8°C, si conservano uova, formaggi e latticini, affettati, avanzi, torte e i prodotti contrassegnati con la scritta “dopo l’apertura conservare in frigorifero”.
I prodotti che necessitano di una leggera refrigerazione (10-15°C), si collocano nei cassetti e nelle mensole all'interno della porta: bibite, salse, burro.
Conservate invece fuori dal frigo i cibi che non hanno bisogno di essere refrigerati: frutta esotica, pomodori, fagiolini, cetrioli, zucchine, pane.

3. Gestite bene gli avanzi
Tutti gli avanzi di alimenti cucinati devono essere riposti nel frigorifero entro due ore da quando sono stati serviti. Prima di riporlo in frigo, fate raffreddare il cibo caldo a temperatura ambiente ma non per più di due ore (un’ora se fa caldo): lasciando il cibo a temperatura ambiente per più di una/due ore, aumenta il rischio di sviluppo della carica batterica.

4. Praticate il FIFO
Controllate spesso il frigo per individuare e rimuovere eventuali alimenti non in perfetto stato di conservazione. È sempre buona norma conservare gli alimenti in contenitori puliti o nelle confezioni originali, perché sulle etichette è riportata la scadenza. Rispettate la regola "First In - First Out": consumate prima i cibi con data di scadenza più vicina e poi quelli con termine di conservazione più lungo. Questo vale sia per gli alimenti refrigerati in frigo e in freezer sia per quelli conservati nella dispensa.

5. Il consiglio in più per frutta e verdura
Per non far annerire le banane velocemente, tenetene attaccate le estremità con un foglio di pellicola. 
Se invece volete far maturare la frutta più velocemente, tenetela fuori dal frigo e mettetela in un sacchetto di carta con una mela per una notte. 
Volete far diventare di nuovo croccanti carote, ravanelli, finocchio e sedano? Immergeteli in una ciotola con il ghiaccio. 

Per sapere le differenze dei tempi di conservazione tra dispensa, frigo e freezer, potete dare un'occhiata all'infografica sottostante che ho trovato sul sito supercuoca.it all'articolo Tempi di conservazione del cibo. Carina, vero? Io l'ho già stampata e appesa nella mia cucina!