lunedì 23 febbraio 2015

motivAzione | Fare la dieta è come imparare a ballare: la mia esperienza

Imparare a ballare richiede motivazione tanto quanto seguire una dieta. Vi racconto la mia esperienza di "ballerina".

Ebbene sì, anch'io quest'anno ho ceduto alla tentazione di imparare a ballare i balli caraibici. Alla "veneranda" età di 26 anni, ho deciso di imparare passi base e figure di salsa, bachata e merengue. Ad ottobre ho cominciato ad andare alle lezioni. Ci vado tuttora e non vi nego che mi sento abbastanza portata!

Il desiderio di imparare i balli caraibici mi è venuto quando ho iniziato a pensare "Se sono ad una festa, anziché rimanere seduta al tavolo, che bello sarebbe ballare!". "D'estate ci sono tanti locali e chalet che propongono balli caraibici, mi piacerebbe partecipare per passare una serata diversa...", mi dicevo. 

Ma mi venivano in mente anche i contro: "Devo essere puntuale per l'inizio delle lezioni, non posso mancare alla lezione settimanale... E poi devo praticare non solo a lezione ma anche andando alle serate, altrimenti dimenticherei i passi e rimarrei rigida nei movimenti", erano i principali fattori che mi bloccavano.

Tutto sommato, però, i benefici che ne avrei tratto mi sembravano più rilevanti dei lati negativi. E allora perché non provare? Ci voleva solo la scuola giusta. Come quando ci decidiamo a fare la dieta ma non sappiamo qual è il professionista da consultare. Dopo aver scelto la scuola di danze caraibiche, ho spronato il mio ragazzo a venire alla lezione di prova. Ed è stato così che ci siamo iscritti entrambi.

Man mano che le lezioni si intensificavano e le figure si facevano più complesse, ero tentata di lasciare. Come quando ci capita di pensare "Vorrei tanto dimagrire ma mi sembra così difficile!", io pensavo "Vorrei tanto saper ballare ma mi sembra così difficile!". Acquisivo la consapevolezza che saper ballare richiede sacrificio, impegno e tempo, il tempo dell'apprendimento e dell'allenamento. In una parola, motivazione.

Nei momenti di maggiore difficoltà, istintivamente desideravo saper ballare senza dover imparare e senza esercitarmi... Un po' come quando pensiamo "Voglio dimagrire ma non voglio fare la dieta". Ma razionalmente so che non nasciamo imparati
E più il livello di difficoltà aumentava, più cresceva la tentazione di mollare. 

La difficoltà dell'apprendimento e dell'esercizio è comune a tutti i tipi di cambiamento: imparare a ballare è come imparare a camminare in modo diverso; fare la dieta significa imparare a mangiare in modo diverso, corretto.

"Che ne sai tu che sei magra? Per te è tutto più semplice...", mi sento ripetere dai pazienti ogni tanto. In realtà, comprendo bene gli ostacoli insiti nel cambiamento delle abitudini alimentari perché li vivo tutti i giorni con i pazienti e so che parecchi di essi sono comuni a molti pazienti. Ma non solo: l'esperienza dell'apprendimento dei balli caraibici mi ha insegnato a sperimentare i medesimi travagli e le stesse ambivalenze di chi inizia un percorso nutrizionale.

Ora sto imparando con successo proprio grazie al fatto che ho tenuto duro. Non sono di certo una ballerina professionista! ... Ma quanti di noi potrebbero definirsi top model? :-) 
L'invito è a non desistere di fronte agli impedimenti. La costanza e il sacrificio saranno ampiamente ripagati: la soddisfazione personale di aver raggiunto l'obiettivo cui ambivamo sarà immensa.

domenica 22 febbraio 2015

Pizza al carbone vegetale: composizione e proprietà

Sempre più spesso troviamo sui banchi di pizzerie e panifici prodotti da forno contenenti carbone vegetale. I prodotti cui più frequentemente viene aggiunto il carbone vegetale sono dolci, pane, panini, focacce e pizze, caratterizzati dal colore grigio, più o meno scuro a seconda di quanto carbone vegetale sia presente. 

La maggior parte di noi avrà sentito parlare del carbone vegetale come medicamento e per questo lo avrà visto in farmacia o lo avrà preso su consiglio medico. Dobbiamo sapere che il carbone vegetale in polvere viene utilizzato anche dall'industria alimentare come colorante. Visto che il nostro corpo può avvantaggiarsi delle sue proprietà anche attraverso l'uso alimentare, chiariamo cos'è il carbone vegetale.

Il carbone vegetale è un concentrato di fibre vegetali lignee ricavate dal salice o dalla betulla: esse, dopo l'estrazione, vengono pirolisate ovvero decomposte a mezzo del calore in assenza di ossigeno. In questo modo le fibre di legno diventano porose e acquisiscono l'adsorbenza ovvero la capacità di legare i gas intestinali. Una volta nell'intestino, non vengono digerite in quanto l'uomo non possiede gli enzimi appositi e possono così esercitare la loro funzione adsorbente man mano che percorrono l'intestino fino a che, con l'espulsione delle feci, saranno eliminate insieme ai gas che hanno catturato.

Oltre al sorprendente effetto scenico, i prodotti a base di carbone vegetale hanno effetti benefici sull'organismo. Il carbone vegetale:
• assorbe i gas intestinali risolvendo il meteorismo; 
• allevia quella spiacevole sensazione di ripienezza e gonfiore che molti di noi avvertono subito dopo aver mangiato prodotti lievitati;
• aiuta a regolarizzare il transito intestinale migliorando la stitichezza
• contribuisce a ridurre i livelli di colesterolo nel sangue; 
• contribuisce a ridurre l'indice glicemico del pasto; 
• contribuisce ad aumentare il senso di sazietà.

In merito all'utilizzo del carbone vegetale negli alimenti, la comunità scientifica ha ipotizzato un possibile ruolo cancerogeno e genotossico. Il risultato degli studi è che con un'assunzione moderata il carbone vegetale non aumenta il rischio di mutazioni genetiche e tumori: “Considerando la mancanza d’assorbimento del carbone vegetale, il fatto che il carbone vegetale non solleva problemi di genotossicità e cancerogenicità, [...] e il fatto che i margini di esposizione per i PAH, risultanti dall’impiego del carbone vegetale come colorante alimentare, sono molto maggiori rispetto a quelli, stimati, derivanti dalla dieta, il Gruppo ANS ha concluso che il carbone vegetale (E 153) non presenta problemi di sicurezza, per le utilizzazioni e i livelli d’impiego riportati.” A questo link potete leggere lo studio completo di Europass.

L'invenzione di prodotti da forno arricchiti di carbone vegetale si inserisce nel solco della nuova tendenza a ricercare e sperimentare alimenti funzionali: si tratta di alimenti addizionati o privati di qualche componente in modo da conferire loro proprietà benefiche per l'organismo. 

Notate bene: visto che il carbone vegetale può interferire con i farmaci, si consiglia di mangiare cibi che contengono carbone vegetale 3-4 ore dopo l'assunzione del farmaco. La presenza del carbone vegetale rende la pizza più digeribile ma non per questo meno calorica. Per evitare problemi di peso, attenti, perciò, a non abusarne.

A domani sera per il prossimo articolo di motivAzione!

lunedì 16 febbraio 2015

motivAzione | Come la malattia aumenta la motivazione alla dieta

Non tutti diamo importanza alla prevenzione, almeno finché non ci imbattiamo nella malattia. Che da esperienza di sofferenza e di paura può diventare fonte di motivazione.

L'educazione alla salute

Il nostro sentire è un misto di condizionamenti socioculturali, dell'educazione ricevuta, delle attitudini personali. Le rappresentazioni sociali di cosa siano la salute, la malattia, il benessere, influenzano in modo determinante le capacità di prevenzione e di cura. 
Così, mentre alcuni pensano sia più importante condurre una vita sana per godere di buona salute, altri non ci badano o fingono di non badarci perché in quel momento è più comodo correre il rischio.

Il concetto di rischio
"Il mio amico non ha mai fumato una sigaretta in vita sua ed ha il cancro ai polmoni. Quello invece ha fumato come un turco e sta bene", dice qualcuno per giustificarsi del tabagismo. Può darsi che, pur adottando comportamenti ad alto rischio, godremo lo stesso di buona salute. Ma oggettivamente stiamo aumentando il rischio di ammalarci
E' come quando guidiamo ad una velocità superiore al limite: speriamo che non ci accada niente ma, in confronto ad una persona che rispetta il limite, abbiamo maggiori probabilità di incorrere in una multa o di fare un incidente o di investire qualcuno.

Meglio prevenire o meglio curare?
Finché si sta bene, troppo spesso si pensa "Posso sgarrare, mica sono malato?", ma questa giustificazione viene a mancare quando compaiono problemi di salute. Non è meglio prevenire che curare? A mio modo di vedere sì ma non tutti, come dicevo, si comportano allo stesso modo. E sfortunatamente alcuni di noi finiscono per ammalarsi. 

In che modo la malattia incide sulla motivazione?

La malattia forgia la nostra vita, cambia le abitudini, rimodella la scala di valori. Essa mette in discussione il senso dell'esistenza e l'immagine di sé, modificando la percezione che abbiamo di noi stessi, delle nostre possibilità, dei nostri limiti. 

Più ottimisticamente, la malattia può essere un'esperienza educativa che, aumentando l'importanza del cambiamento, accresce la motivazione. Molte patologie o disturbi richiedono l'abbandono delle abitudini sbagliate e l'apprendimento di nuove, più corrette. E se la necessaria convinzione ci mancava prima, la malattia ci aiuta a cambiare stile di vita.

La modifica dello stile di vita tende, nostro malgrado, ad essere più fruttuosa nella prevenzione secondaria, dopo che ci siamo ammalati, che nella prevenzione primaria ovvero prima di ammalarci. E' vero o no che, dopo esserci ammalati, diamo più valore alla nostra salute? Nella malattia o superata la malattia, alcuni sono più motivati a modificare le abitudini sbagliate perché hanno fatto esperienza della sofferenza e della paura. 




L'intenzione di recuperare la salute ci induce a dare il giusto valore alla nostra alimentazione, ad aumentare il tempo dedicato all'attività fisica, a smettere di fumare e di bere alcolici. Abbiamo comportamenti salutari che non abbiamo avuto prima. Così aumentiamo le chances di guarigione, riduciamo il rischio di recidiva e ci assicuriamo una migliore gestione della terapia

Qual è la missione del professionista?

Il professionista della salute ha il compito di rendere il paziente il più possibile autonomo nella gestione del trattamento e di aiutarlo a fare un cambiamento significativo delle sue abitudini. Lo testimonia un signore con diabete mellito di tipo 2 che necessitava di integrare la malattia nella propria vita quotidiana: "Che sia un percorso che non comporti un grosso sacrificio, che non stravolga la mia vita. Questo mi scoraggerebbe". Leggete come ha scelto di modificare le proprie abitudini alimentari senza stravolgere la sua vita.

Questione di punti di vista
Qualche tempo fa ero in un negozio e ascoltavo la conversazione tra il proprietario e un cliente. Il cliente disse: "Io vivo per mangiare e, siccome si vive una volta sola, mangio quello che voglio e senza regola". Il proprietario rispose: "Io invece voglio vivere, e anche bene. Quindi sto attento a come mangio"

giovedì 12 febbraio 2015

Cioccolato, guida all'acquisto e alla degustazione consapevole

San Valentino si avvicina e in molti lo festeggeranno mangiando cioccolato. Un cioccolato, però, non vale l'altro! Per scegliere un cioccolato di qualità, seguite questi 7 consigli.

Per capirne le differenze nella composizione, definiamo i principali tipi di cioccolato:
CIOCCOLATO FONDENTE: deve contenere almeno il 35% di sostanza secca totale di cacao, almeno il 18% di burro di cacao e non meno del 14% di cacao secco sgrassato. 
CIOCCOLATO AL LATTE: è il prodotto ottenuto da prodotti di cacao, zuccheri e latte o prodotti derivati dal latte. Deve contenere almeno il 25% di sostanza secca totale di cacao, il 14% di sostanza secca totale di origine lattica e il 25% di materie grasse totali.
CIOCCOLATO BIANCO: è ottenuto da burro di cacao, latte o prodotti derivati del latte e zuccheri. Deve contenere non meno del 20% di burro di cacao e non meno del 14% di sostanza secca totale di origine lattica.

I prodotti più pregiati sono il cioccolato fondente e il cioccolato al latte per l'elevata presenza di cacao. Quello meno pregiato è il cioccolato bianco, sebbene in molti ne andiate pazzi! I 7 consigli seguenti per acquistare e degustare il cioccolato sono validi per tutti i tipi di cioccolato.

1. Il vero cioccolato è quello in stecca: diffidate dai cioccolatini venduti sfusi (che possono essere in scadenza o addirittura scaduti) e comprate solo prodotti di cui potete leggere l’etichetta.

2. Le categorie più pregiate sono l'extra e il finissimo. Per esempio il cioccolato fondente extra ha un contenuto di cacao uguale o superiore al 45 %, mentre il cioccolato fondente finissimo contiene il 43-44 % di cacao.

3. Evitate i prodotti con più del 50 % di zucchero: se lo zucchero è metà o più del peso totale del prodotto finito, la presenza delle materie prime pregiate (cacao e burro di cacao) è bassa. E' probabile che in etichetta la percentuale di zucchero non sia indicata ma è sufficiente fare caso all'ordine degli ingredienti. Se lo zucchero compare come primo ingrediente, non comprate quel cioccolato! Dato che la quantità degli ingredienti è riportata in etichetta in ordine decrescente, se lo zucchero è al primo posto sarà di certo presente in quantità maggiore rispetto al cacao e al burro di cacao. Per lo stesso motivo è sconsigliato acquistare cioccolato con farina o fecola che vengono impiegati come addensanti. 

4. Evitate il cioccolato con olio di palma tra gli ingredienti
Come si legge nella guida all'etichetta del cacao e del cioccolato del Ministero dello Sviluppo Economico, per preparare il cioccolato "I grassi vegetali sono tassativamente quelli indicati dalla direttiva comunitaria: il burro di illipé, l’olio di palma, il grasso e la stearina di shorea robusta, il burro di karité, il burro di cocum, il nocciolo di mango e l’olio di cocco (quest’ultimo solo per la copertura di gelati e di prodotti simili)." Sebbene la normativa europea disgraziatamente consenta l’utilizzo di vari oli vegetali nella preparazione del cioccolato, sappiate che il cioccolato più valido dal punto di vista organolettico ha come unico grasso il burro di cacao. Il cioccolato che contiene solo burro di cacao come grasso viene chiamato puro.

5. Se siete indecisi tra due prodotti, preferite il cioccolato con il minor numero di ingredienti in etichetta. Un'etichetta breve è sinonimo di alta qualità.

6. Valutate l’indicazione della provenienza
Probabilmente non ce ne siamo mai accorti: il cioccolato non è tutto uguale ma cambia a seconda del Paese dove sono state raccolte le fave di cacao. Scegliere il cioccolato in base alla provenienza geografica delle fave di cacao è roba da gourmet. Con pochi semplici consigli, però, tutti noi possiamo gustare tipi di cioccolato diversi e sperimentare abbinamenti inconsueti. 
Faccio qualche esempio aiutandomi con la guida al cioccolato del Gambero Rosso. Il cacao del Madagascar, quello del Congo e quello di Santo Domingo si abbinano bene con la frutta e magari - in occasione del San Valentino si può fare - con un liquore alla liquirizia. Il cacao del Venezuela sta bene con le creme e con l'aroma di nocciola; perché non provare il fondente extra del Venezuela con le nocciole? Il cioccolato del Ghana ha invece un gusto più deciso, ideale per chi preferisce un sapore tendente all'amaro. A me piace il cioccolato amaro abbinato al caffè amaro, perciò preferisco il cioccolato del Ghana.

7. Se una volta aperto, sulla superficie del cioccolato c’è una patina bianca o cristalli di zucchero, significa che o ci sono stati errori nelle fasi di preparazione o il prodotto potrebbe essere stato mal conservato. Nel dubbio non ricompratelo.

E per finire qual è la quantità consigliata di cioccolato da assumere? Io consiglio una porzione media di 30 grammi in una dieta di mantenimento oppure dopo aver fatto attività fisica oppure 20 grammi in una dieta dimagrante. La razione può variare in base ai fabbisogni individuali.

Per approfondire, leggete questa guida alla lettura dell'etichetta alimentare

lunedì 9 febbraio 2015

motivAzione | Quando al paziente dico NO

Cerco di accondiscendere il più possibile ai vostri desideri in modo da aumentare le possibilità di successo ma ci sono richieste alle quali proprio non cedo
Se mi porrete una di queste domande, certamente non andrò in escandescenza. Dovete solo sapere che la risposta sarà negativa. Non è un no immotivato, ci tengo a spiegarvi compiutamente il perché.

1. "Vorrei una diete drastica, tipo 7 chili in 7 giorni"
I programmi nutrizionali dimagranti che elaboro, non apportano mai meno calorie del metabolismo basale. Mi spiego meglio. Per svolgere le funzioni vitali, il nostro corpo ha bisogno di una certa quantità di energia. La quantità di energia che ci servirebbe se stessimo tutto il giorno in condizioni di riposo muscolare, a digiuno, con frequenza cardiaca normale, è detta metabolismo basale. Lo potremmo definire come il livello di energia minimo che ci serve per vivere

Molti di voi ambiscono a perdere il peso nel minor tempo possibile, richiesta legittima. Ma se mangiassimo meno di quanto il nostro corpo richiederebbe, la massa magra diminuirebbe e il metabolismo rallenterebbe. E' come se guidassimo un'auto in riserva: rallentiamo la velocità per risparmiare carburante. Con una dieta "7 chili in 7 giorni" il risultato sarebbe veloce all'inizio del percorso ma, in virtù del risparmio energetico, il metabolismo diminuirebbe pian piano rendendoci sempre più difficile dimagrire. Con un apporto energetico uguale o superiore al metabolismo basale, invece, il dimagrimento sarebbe costante.

2. "Voglio dimagrire senza cambiare abitudini"
Il cambiamento delle abitudini alimentari prevede una revisione quanti e qualitativa dei nutrienti introdotti. Conserveremo le abitudini corrette, cambieremo quelle sbagliate. La disponibilità a rivedere e correggere le abitudini scorrette per raggiungere un obiettivo è l'unica strategia valida per giungere al traguardo. 
Volete dimagrire? Se sì, siete disposti a cambiare qualcosa del vostro stile di vita? Valutate la vostra disponibilità. Quando sarete disponibili, sarà giunto veramente il momento di provarci.

3. Diete di eliminazione per presunte intolleranze alimentari
Le ipersensibilità agli alimenti riconosciute dalla comunità scientifica sono l'intolleranza al lattosio (diagnosticata non con prelievo di sangue ma con il breath test al lattosio), l'allergia al nichel, la celiachia e le allergie alimentari. Perciò non accolgo richieste di diete di esclusione non giustificate da diagnosi medica di ipersensibilità e diagnosticate sulla base di test approssimativi, fantasiosi e non validati. Per saperne di più, intolleranze alimentari, bufala o verità? Alcuni disturbi rispondono bene con diete particolari: è per esempio il caso della dieta low FODMAPs per la Sindrome dell'Intestino Irritabile, della dieta priva di glutine in caso di sospetta sensibilità al glutine non celiaca, della dieta priva di istamina e di alimenti istamino-liberatori nella dermatite allergica. Sono eccezioni che valuto caso per caso.

4. Informazioni su altri pazienti

Qualche curioso cerca di carpirmi informazioni sui dati sensibili o sui risultati di pazienti che essi stessi conoscono. Dovete sapere che sono una tomba. Primo perché sono vincolata al segreto professionale; secondo perché già per natura non faccio pettegolezzi, sono una persona discreta e riservata e ho l'attitudine a custodire le confessioni altrui. Perciò ogni richiesta di questo genere è destinata a cadere nel vuoto. 

Quello che invece posso raccontare sono le soluzioni adottate da altri per aiutarvi a risolvere le vostre difficoltà. Se per esempio avete il problema della fame nervosa e non sapete come uscirne, potrei spiegarvi in che modo lo combattono altri (senza comunque farne il nome). Se avete questo problema, potete leggere come G. sta combattendo con successo la fame nervosa.

5. "Nel corso del mantenimento posso ricominciare a mangiare come prima?"
Una volta corrette e consolidate le nuove abitudini alimentari, è preferibile mantenerle sia per la linea sia per la salute. Nulla toglie che possiate, una volta in mantenimento, ricominciare a mangiare come prima. Ne siete liberi. Ma a quale prezzo per la linea e per la salute? Scegliete cosa ritenete meglio per voi, a vostro rischio e pericolo... 
L'argomento è complesso e necessita di una trattazione più ampia; parlerò più diffusamente del mantenimento in uno dei prossimi articoli :-) . Intanto rileggete Come mantenere il peso perso.

Io non sono a dieta. E' solo che mangio a seconda dei miei obiettivi :-) 

Potete iscrivervi alla newsletter sul mio sito www.vanessamarrone.it per ricevere gli aggiornamenti settimanalmente. Sarà inviata un'email a settimana.

mercoledì 4 febbraio 2015

Pranzo al lavoro: 6 ricette sane ed equilibrate

Nell'articolo precedente vi ho spiegato le 4 regole d'oro per un pranzo sano ed equilibrato al lavoro e vi avevo lasciato con la promessa che avrei pubblicato un menù per una settimana di pranzi al lavoro. L'idea è nata perché al giorno d'oggi sempre più persone mangiano al lavoro, vuoi perché i tempi della pausa pranzo sono risicati, vuoi perché risparmiare un po' sul carburante fa sempre comodo. 

Mangiare al lavoro non significa, però, privarsi di cibi appetitosi o rinunciare alla salubrità degli alimenti, tutt'altro! Per mangiare in modo corretto al lavoro, ci vuole prima di tutto organizzazione. Sì ma da dove cominciare? Se al solo pensiero di cosa mangiare vi viene il panico, niente paura: voi mettete una spesa sana e le vostre mani sapienti, io metto le ricette dal lunedì al sabato.

Lunedì: burger di ceci e finocchi

Preparate i burger con una scatola di ceci lessati, una fetta grande di pane fresco, un uovo, tre cucchiai di olio extravergine d'oliva, due cucchiai di pangrattato, un pizzico di sale, a piacere cipolla, aglio e zenzero in polvere. Frullate tutti gli ingredienti nel mixer fino ad ottenere un composto cremoso, non liquido. Fate la forma dei burger con le mani (io li ho fatti di dimensioni a metà tra un burger e una polpetta, per agevolarne la cottura) e cuocete in padella con poco olio o su una piastra leggermente oleata per 10 minuti.
Lavate i finocchi, fateli a listarelle e conditeli con olio, sale e aceto balsamico. Adoperateli come letto per i burger di ceci. E' il pranzo che faccio d'inverno quando rimango al lavoro: burger di ceci, contorno di finocchi, una mela e acqua... Nel mitico panierino che usavo quando mangiavo all'Università! Che bei ricordi... 

Martedì: insalatona di radicchio, carote e feta

L'insalatona è sempre una soluzione comoda e veloce. Potete semplicemente lavare e tagliare la lattuga e il radicchio e tagliare le carote a julienne. Ma se voleste dedicarle qualche minuto in più, potreste grigliare sulla piastra le carote sbucciate e tagliate a listarelle e il radicchio. Ho pensato a questo abbinamento perché la dolcezza delle carote bilancia l'amarognolo del radicchio. La feta, tagliata a cubetti, apporta proteine e dà un tocco di sapidità, perciò quest'insalata è buona anche senza sale. L'aceto balsamico e l'olio extravergine d'oliva sono i condimenti perfetti. Accompagnate con pane di segale o integrale, se lo abbrustolite avrete un tocco di sapidità in più.

Mercoledì: involtini di verza ripieni di riso
E' la ricetta con il tempo di cottura più lungo, perciò preparatela in una sera in cui avete un'ora di tempo. Prendete un cespo di verza e tagliate le fette in modo che non si rompano. Lessatele in acqua salata per 2-3 minuti fin quando si saranno ammorbidite. A parte lessate il riso e a fine cottura scolatelo. Mescolate riso, carne macinata, sale e pepe. Riempite con un cucchiaio del composto ogni foglia di verza chiudendo poi ad involtino. Rosolate gli involtini in padella e versate sopra la passata di pomodoro facendo cuocere per 45 minuti. Somiglia tanto ad un piatto che ho mangiato in Israele, dove al posto della verza c'erano le foglie di vite. Sublime!

Giovedì: farro con scaglie di grana e funghi
Avete bisogno di 80 g di farro, 200 g di funghi champignon freschi, parmigiano a scaglie, olio extravergine d'oliva, pepe, sale, cipolla, prezzemolo, pomodorini. 
Lessate il farro, scolatelo e sciacquatelo sotto l'acqua fredda. Rosolate in un tegame la cipolla con i funghi tagliati a listarelle. Aggiungete i pomodorini tagliati a metà e il farro e aggiustate di sale e pepe. Cospargete di prezzemolo tagliato grossolanamente, amalgamate e togliere dal fuoco. Aggiungete le scaglie di parmigiano e il piatto è pronto! 

Venerdì: insalata messicana di fagioli, mais e tonno

E' una buona soluzione di emergenza da preparare quando avete poco tempo. 100 g di mais in scatola, 100 g di fagioli rossi in scatola, 50 g di cipolline in agrodolce, 60 g di tonno desalinizzato, mezza carota, olio extravergine d'oliva. Scolate mais, fagioli, cipolline e tonno e tagliate le carote a cubetti. Mischiate tutti gli ingredienti e condite con l'olio. Se volete preparare qualcosa di più articolato sempre a base di fagioli, provate la cotoletta di fagioli cannellini di Marco Bianchi, davvero succulenta!

Sabato: patate con capperi e alici

Avete bisogno di 300 g di patate, 70 g di alici fresche già pulite, un cucchiaio di capperi dissalati, prezzemolo, olio extravergine d'oliva. Lavate le patate e mettetele a bollire con la buccia. Scolate e raffreddate le patate sotto l'acqua corrente, poi sbucciatele e tagliatele a cubetti. Scaldate l'olio in una padella mettendo a soffriggere i capperi, poi spadellate le alici e, quando saranno cotte, le patate. Terminate con una spolverata di prezzemolo tritato. Accompagnate con un contorno a base di rucola o lattuga.

Le quantità degli ingredienti sopra espresse possono variare a seconda dei fabbisogni di ognuno. 

Non dimenticate la frutta a fine pasto e una generosa bevuta di acqua!
Prossimo appuntamento sul blog a lunedì prossimo con il nuovo articolo di motivAzione. Lunedì scorso ho parlato dei 4 campanelli d'allarme del calo della motivazione spiegando come prenderli in tempo. Buona giornata... E buon pranzo a scuola e al lavoro!

lunedì 2 febbraio 2015

motivAzione | I 4 campanelli d'allarme del calo della motivazione: come prenderli in tempo

Quando la motivazione comincia a calare, dobbiamo individuarne la causa e intervenire tempestivamente. Ecco le quattro cause principali di abbandono della dieta e come combatterle per riuscire a continuare il percorso.

Le feste natalizie sono finite da un mese circa e da allora alcuni di voi staranno seguendo una dieta per rimettersi in forma. Qualcosa, però, comincia a scricchiolare. Qualcuno non sarà più motivato come all'inizio e le difficoltà vi sembrano crescenti ed insormontabili. Ma non demordete!

Il calo della motivazione è un fenomeno graduale, perciò possiamo prenderlo in tempo. Se ne capiamo i segnali, possiamo risolvere il problema e portare a termine il percorso fino a quando avremo raggiunto gli obiettivi. 

1. Calo dell'importanza
Quando non riusciamo a seguire bene la dieta e non raggiungiamo i risultati che desideriamo, ci capita di pensare: "Mica sono malato?! Se fossi malato, ci terrei di più a seguire meglio la dieta. E siccome non sono malato, posso anche permettermi di sgarrare". Oppure: "In fondo però non sto così male".

La minimizzazione e la negazione del problema sono strategie cognitive di difesa che inconsciamente mettiamo in atto in situazioni frustranti. Sono perciò del tutto legittime, in quanto ci permettono di affrontare un momento di difficoltà. Quello del calo dell'importanza è forse il campanello d'allarme più frequente, che sento più spesso. 

Soluzione: aumentate il problem solving individuando la difficoltà e dettagliando il modo per superarla. In questo modo l'autoefficacia aumenterà e la resistenza al cambiamento si attenuerà via via che vi sentirete sempre più in grado di farcela.

2. Rifiuto di cercare soluzioni
Di fronte ad un problema, non possiamo pensare che questo si risolva da solo. "Spero che la prossima volta le cose vadano meglio", è di solito la frase che esprime una scarsa disponibilità alla ricerca di soluzioni. Nella mia esperienza, quelli che si sono rifiutati di cercare un modo per fare le cose meglio hanno poi interrotto il trattamento. Non possiamo svegliarci magri o svegliarci sani o svegliarci con abitudini alimentari sane. Il cambiamento si costruisce nel tempo e la "pigrizia mentale" riduce le possibilità di farcela.

Soluzioni: 
- responsabilizzatevi. Di fronte ad un problema, non limitatevi a sperare o a pregare. Siete voi gli attori del vostro destino: non lasciate al caso il vostro successo.
- impegnatevi nel problem solving (vedi sopra).

3. Rimprovero del professionista
Ci rivolgiamo ad un professionista affidabile, disponibile e competente. Accade poi, però, che quando sbagliamo, questo ci sbeffeggia o ci giudica in modo negativo, rimproverandoci e mortificandoci. Il rapporto di collaborazione e di fiducia di conseguenza si guasta: ci aspettavamo ascolto e accoglimento e non li abbiamo ricevuti. Un atteggiamento di questo tipo è fortemente demotivante per una persona che deve cambiare stile di vita e che si trova in un momento di difficoltà. 

Soluzione: fateglielo notare nella speranza che si ravveda. Ecco quali sono le caratteristiche di un professionista motivante.

4. Scarsa puntualità nei controlli
Spostare, rimandare, prendersi tempo per recuperare, non giovano alla motivazione perché ci impediscono di prenderci la responsabilità di come è andata. A furia di prorogare, i risultati non arriveranno ed è alta la probabilità di abbandonare il programma.