lunedì 29 giugno 2015

motivAzione | Come le donne trovano la motivazione al cambiamento

Negli ultimi due giorni sono stata a Bologna per seguire il corso "Nutrizione e stile di vita nelle varie età della donna" organizzato dalla Nutrimedifor. 

Saprete che noi professionisti sanitari abbiamo l'obbligo dell'aggiornamento. Oltre, però, che un obbligo sancito dalla legge, l'aggiornamento è un dovere morale: le scienze mediche evolvono rapidamente e quello che era vero fino a qualche anno fa può essere completamente sovvertito dai più recenti studi. Studio per mio conto, seguo corsi e partecipo a congressi soprattutto per aiutare il paziente sulla base delle ultime evidenze

Poiché gran parte delle persone che si rivolgono a me sono donne, ho pensato che, per fare un lavoro migliore, fosse utile conoscere le novità in merito alla nutrizione femminile. Ed ecco, quindi, che mi sono iscritta e sabato sono partita alla volta di Bologna.

Al corso sono state trattate le varie fasi della vita di una donna: adolescenza e Disturbi del Comportamento Alimentare, età fertile e Policistosi Ovarica, gravidanza e allattamento, menopausa e Sindrome Metabolica. 

Uno è stato per me il filo conduttore del percorso: la motivazione al cambiamento, appunto. Come una donna diventa consapevole di avere un problema di peso o di salute e trova la motivazione a cambiare stile di vita? Faccio alcune riflessioni in merito, suscitate dalle nuove conoscenze e dall'utilissimo racconto delle esperienze delle docenti. 

L'adolescenza, si sa, è un periodo delicato soprattutto per le ragazze, che in questa fase della vita sono più predisposte all'insorgenza di un Disturbo del Comportamento Alimentare. Anoressia Nervosa, Bulimia Nervosa e Disturbo da Abbuffate Compulsive sono "sintomi alimentari" che in realtà riflettono un malessere psicologico. Nella maggior parte dei casi, la motivazione al cambiamento si trova ampliando la frattura interiore ovvero acuendo il contrasto tra quello che la persona è e quello che la persona vorrebbe essere. 

Poi c'è l'età fertile. Molte donne intendono avere figli ma non è detto che ci riescano. La Policistosi Ovarica rappresenta, citando la Professoressa Cena, è "ladra di maternità" poiché riduce le probabilità di concepire. In questo caso la spinta al cambiamento è proprio il desiderio di mettere al mondo un bambino

La motivazione ad un'alimentazione equilibrata è ancora più forte durante la gestazione e l'allattamento, quando la donna è mossa dal desiderio di dare alla luce figli sani. Ascoltare l'esperienza delle docenti ha confermato l'idea che mi ero fatta da tempo dal racconto delle pazienti: la gravidanza e l'allattamento sono i periodi in cui la donna è più motivata al cambiamento. Aggiungo che spesso la genitorialità ha un potente effetto motivante anche dopo il termine dell'allattamento, per tutta la durata della vita. Questa considerazione l'avevo già approfondita nell'articolo Essere genitori aumenta la motivazione alla dieta.

La fine dell'età fertile sancita dalla menopausa viene vissuta dalla donna come un cambiamento il più delle volte traumatico. In questo periodo la molla che innesca il cambiamento è, nella maggior parte dei casi, il desiderio di prendersi cura di sé: la donna in menopausa è più attenta alla propria salute, poiché sa che in menopausa il rischio di malattia aumenta rispetto all'età fertile, e vuole anche, a buon diritto, recuperare una femminilità spesso trascurata negli anni. 

Essendo le donne più motivate in questi particolari momenti, esse hanno una maggiore disponibilità al cambiamento, sono più ricettive ai consigli, sono più predisposte alla negoziazione del trattamento e hanno maggiori chances di successo.

lunedì 22 giugno 2015

motivAzione | Expo 2015: come Michelle Obama ci motiva ad uno stile di vita sano

Il 18 giugno Michelle Obama, che ha fatto visita ad Expo 2015, non ha perso occasione per ribadire il suo messaggio di promozione di uno stile di vita sano. Dall'America importiamo una bella lezione di educazione alla salute. E in Italia?

Arrivata a Malpensa a bordo dell'aereo presidenziale insieme alle figlie Sasha e Malia, la first lady statunitense ha fatto tappa alla zona fiera di Milano dove si tiene l'esposizione universale incentrata sui temi della nutrizione del pianeta

La signora Obama ha visitato il padiglione americano American Food 2.0 e si è cimentata in uno show cooking con lo chef John Besh: insieme hanno cucinato un piatto a base di pollo, prezzemolo e cereali, per dimostrare come sia possibile coniugare la cucina sana con il gusto. Sembra strano vedere la moglie di un capo di Stato ai fornelli! Eppure lei si impegna a cucinare personalmente i broccoli coltivati nell'orto della casa bianca. 

Pare che i suoi piatti preferiti siano il pesce alla piastra e il pollo con verdure e riso integrale. Ha trasmesso le sue buone abitudini al resto della famiglia: voci di corridoio sostengono che abbia vietato al marito di farsi fotografare mentre mangia hamburger e che abbia tenuto le figlie lontane dai social network e dalle merendine.

Ad Expo la moglie del presidente Obama parla dell'orto verticale che darebbe la possibilità a tutti di coltivare, raccogliere e mangiare vegetali freschi anche in assenza del tradizionale appezzamento di terra sviluppato in orizzontale. In questo modo si garantirebbe cibo sano ed accessibile per tutti. E', se vogliamo, l'idea che hanno avuto i progettisti del padiglione Israele, il cui ingresso è appunto un orto verticale.

Anche allo sport Michelle tiene particolarmente visto che confessa di svegliarsi alle 4.30 per allenarsi con spinning, yoga, pilates e cardiofitness.

La first lady statunitense è impegnata da ben cinque anni nella promozione di uno stile di vita sano che si traduce in alimentazione equilibrata ed esercizio fisico regolare. Lo testimoniano le diverse campagne che lei stessa ha promosso: School Meals, per portare cibo sano nelle scuole, e Let's Move, per incoraggiare i giovani e i bambini americani a praticare attività fisica regolare. 

Quali i risultati dell'attività di sensibilizzazione ad uno stile di vita sano? Dalle statistiche emerge che il tasso di sovrappeso ed obesità negli U.S.A. è rimasto invariato tra i giovani, mentre è più basso nella popolazione infantile rispetto al periodo precedente le campagne. 

I successi ottenuti si spiegano anche con il fatto che Michelle Obama sfrutta efficacemente sia la potenza dei mezzi di comunicazione sia la notorietà che deriva dall'essere la moglie del Presidente degli Stati Uniti. Un professionista sanitario, anche il più noto, avrebbe avuto la stessa risonanza? Probabilmente no.

Concludo auspicando che le stesse campagne di educazione alla salute e ad uno stile di vita sano siano progettate e sviluppate anche in Italia, dove ben il 29% dei bambini è in eccesso ponderale, un tasso di obesità infantile tra i più alti in Europa. 
Perciò a quando una Michelle Obama italiana? 

lunedì 15 giugno 2015

motivAzione | La motivazione al cambiamento in 5 aforismi commentati

"L'azione più motivante che una persona possa fare per un'altra è ascoltarla."
Roy Moody (presidente della Roy Moody & Associates)

L'ascolto empatico e riflessivo è il presupposto per iniziare qualsiasi trattamento. Me lo ha ricordato qualche giorno fa una paziente che è infermiera: "Alla scuola per infermieri ci ripetevano continuamente che avremmo dovuto essere empatici con i pazienti, ascoltarli e capirli." L'attitudine all'ascolto è un prerequisito che il professionista deve possedere per essere in grado di gestire la comunicazione nella relazione d'aiuto. Per approfondire: ascoltare e sentirsi ascoltati, istruzioni per l'uso.

"Le vere decisioni si misurano con l'intraprendere nuove azioni. Se non agisci, non hai veramente deciso." 
(Anthony Robbins, motivatore di Michail Gorbačëv e Bill Clinton)

"Piantate nella vostra mente i semi dell'aspettativa; coltivate pensieri che anticipino la realizzazione dei vostri obiettivi."
Norman Vincent Peale (scrittore motivazionale)

Per riuscire a cambiare, è necessario che mettiate in pratica quello che avete intenzione di fare. Per avere successo, dovete dare attuazione ai vostri propositi. Ad esempio, "Voglio dimagrire" è diverso da "Voglio dimagrire e mi sto impegnando a farlo". Per intraprendere un nuovo tentativo di dimagrimento, dovete sentirvi innanzitutto pronti, poi disponibili a rivedere le vostre abitudini. Ecco come capire se è arrivato veramente il momento giusto per cambiare.

"Se poniamo a confronto il fiume e la roccia, il fiume vince sempre, non grazie alla forza ma alla perseveranza."
Buddha Gautama (fondatore del buddismo)

Durante il percorso di cambiamento, è inevitabile avere dei momenti di sconforto ed essere tentati di abbandonare tutto. Non arrendetevi, però. Il successo è a portata di mano, se terrete duro. Leggete, per esempio, come M. ha allenato tenacia e costanza e quali buoni risultati ha avuto.

"La motivazione è ciò che ti spinge a fare qualcosa. L'abitudine è ciò che ti fa continuare ad andare avanti a farla."
Jim Ryun (ex atleta e politico statunitense) 

All'inizio vivrete il cambiamento dello stile di vita come una costrizione. Questa sensazione svanirà in seguito quando il cambiamento sarà consolidato. Mentre prima probabilmente avevate la sensazione di stare facendo un sacrificio, nel corso del mantenimento mangiare in modo sano ed equilibrato vi verrà spontaneo


lunedì 8 giugno 2015

motivAzione | "Ti prego, aiutami." Quali emozioni nel professionista?

Le persone che ricevo in studio si trovano in un problema di peso e/o di salute e credono, o almeno sperano, che io possa aiutarle a risolverlo. 

La fiducia che ripongono in me è tanta: di solito hanno sentito parlare di me da parenti o amici e, conoscendo il mio metodo, hanno già sviluppato un buon livello di fiducia, presupposto necessario per iniziare un percorso insieme. 

Capita non di rado che alcuni di essi mi dicano al primo incontro o ai controlli: "Ti prego, aiutami." Sono quelli con le più forti problematicità, che si trovano in un momento di particolare difficoltà

Cosa prova un professionista della salute nel momento in cui si sente dire "Per favore, mi aiuti!"E' difficile rimanere impassibile di fronte ad una simile richiesta di aiuto. Ho ascoltato l'intervista ad un collega che, a chi gli chiedeva cosa provasse quando si sentiva dire così, rispondeva di esserne lusingato perché interpreta quelle parole come un segno della propria bravura e della fiducia che il paziente ripone in lui. 

Io, invece, non posso fare a meno di sentirmi sulle spalle il peso della responsabilità: sarò all'altezza di ciò che il paziente si aspetta? Saprò gestire la comunicazione in modo funzionale ai bisogni del paziente? Citando una delle persone che mi hanno insegnato di più nella professione, Maria Luisa Pasquarella, "La relazione d'aiuto è metaforicamente un amplesso a scopo procreativo". Sono d'accordo: mi è impossibile aiutare una persona senza che si verifichi uno scambio di vissuti e di emozioni ("amplesso") per aiutare il paziente a raggiungere il benessere ("a scopo procreativo").

Un rapporto di tipo empatico permette al professionista di comprendere i pensieri e le emozioni del paziente, incorporandoli nella costruzione della relazione d'aiuto ma senza esserne sopraffatto. Esercitare l'empatia permette di avere migliori risultati terapeutici e un grado maggiore di soddisfazione del paziente. Per saperne di più: Perché scegliere un Dietista motivante.

lunedì 1 giugno 2015

motivAzione | Come gestire le ricadute nell'abuso di cibo

La ricaduta si definisce in medicina come il ripresentarsi di un processo morboso prima guarito o di un comportamento problematico apparentemente cessato o in via di cessazione. 

Dopo aver fatto tanti sforzi per guarire, possiamo riammalarci. Dopo aver messo tutto l'impegno per smettere di fumare o di abusare di stupefacenti o di abusare di alcol, può capitare che ricominciamo. Allo stesso modo succede che torniamo ad abitudini alimentari che attentano alla nostra salute... E i danni si percepiscono sia dall'alterazione dei parametri metabolici sia dalle conseguenze sul peso.

Quando ci accorgiamo di essere in una ricaduta, siamo afflitti da un terribile senso di colpa e di impotenza e abbiamo un basso livello di autoefficacia. Ci sentiamo profondamente colpevoli e assolutamente non in grado di provare a correggere un'altra volta il comportamento problematico. Quanto più il nostro agire si discosta da quello che sappiamo essere corretto fare, tanto più questi sentimenti sono radicati e amplificati.

In caso di ricaduta, le reazioni automatiche negative più frequenti sono tre:
1. Auto-accusa: "Sono un buono a nulla"
2. Predizione pessimistica del futuro"Penso che non dimagrirò mai!"
3. Generalizzazione: "Anche questa volta non ce l'ho fatta, come sempre del resto..."

E' compito del professionista aiutare il paziente a diventare consapevole delle sue reazioni negative entrando in una partecipazione empatica delle sue difficoltà e della sua rappresentazione della malattia, senza colpevolizzarlo

Il paziente può agevolare il lavoro del professionista rendendolo partecipe della sua esperienza, con pregi e difetti. Egli può raccontare, per esempio, in che occasione il comportamento problematico si è ripresentato e con quali modalità, quali sono stati i pensieri che lo hanno scatenato, quali emozioni sono seguite. Per il racconto potrebbe essere una buona idea avvalersi del diario alimentare: nell'articolo come dimagrire imparando dai propri errori, potete capire di cosa si tratti e come compilarlo.

Insieme stabilite obiettivi che per il paziente siano facili da raggiungere. Individuate in quali momenti il paziente è più a rischio e quali saranno le strategie per ridurre il rischio.

E' importante intervenire tempestivamente per fare in modo che la ricaduta non porti il paziente a vanificare tutti i progressi fatti. Quando ci accorgiamo di essere in una ricaduta, è auspicabile che riusciamo a cambiare comportamento prima di riprendere tutti i chili persi o di riscontrare, per esempio, che l'emoglobina glicata sia tornata nuovamente superiore a 6.

Se siete caduti ieri, alzatevi domani.