lunedì 30 maggio 2016

motivAzione | Dieta: sacrificio o stile di vita? Penso, quindi mangio

Uno degli errori di pensiero più frequenti che ci portano ad interrompere una dieta è la convinzione che la dieta stessa sia un sacrificio da fare per un breve periodo. Vediamo perciò come correggere questo errore di pensiero per migliorare le abitudini alimentari in modo duraturo e funzionale ai nostri obiettivi.

Da cosa ha origine questo pensiero limitante? Tutto inizia quando sentiamo la parola "dieta". Ci viene in mente un programma, spesso dimagrante e che per questo già implica una restrizione, da seguire per qualche giorno o qualche mese. Per molti, nel momento in cui iniziano una dieta, mangiare non è più un piacere ma diventa un dovere.

Siamo abituati a ricevere dai professionisti della Nutrizione diete prescrittive in cui quello che ci piace non c'è, mentre quello che non ci piace abbonda. Oppure se vogliamo dimagrire con il fai-da-te, togliamo tutte le fonti di carboidrati... E magari sono proprio pane, pasta, pizza e dolci a piacerci di più. Seguiamo la prescrizione per un breve periodo e il tentativo di cambiamento naufraga.

Così accade che durante l'anamnesi alimentare:
"Quali sono i cibi che preferisci?"
"Preferisco la pasta al forno, i ravioli e la pizza. Ma sono tutti cibi che mi fanno ingrassare, quindi quando decido di mettermi a dieta, li evito. Poi non resisto alla tentazione e ci ricasco. Presa dai sensi di colpa, inizio a pensare di non potercela fare e a sgarrare sempre di più. Alla fine mollo."
"E quale sarebbe la tua dieta ideale?"
"Le verdure mi piacciono tutte... Anche il minestrone e il riso in bianco. Puoi mettermi quello che vuoi. Anche se non mi piace, me lo farò piacere.

In questo caso, la paziente antepone l'importanza del raggiungimento del risultato ai suoi gusti. Se anche arrivasse all'obiettivo, avrà esperito la dieta come vissuto di privazione e costrizione. Si svilupperà quindi in lei una sorta di dissonanza tra il piacere di mangiare quello che le piace e il sacrificio di non mangiarlo per ottenere la forma fisica voluta: quando c'è l'uno, non ci può essere l'altro. 

Il vissuto emotivo negativo associato alla dieta condiziona la nostra capacità di farcela: pensiamo di dover dire addio a quello che più ci piace, la dieta diventa una costrizione e abbandoniamo il percorso prima di aver conseguito i risultati desiderati. 

Come in ogni circostanza, in media stat virtus: occorre trovare il giusto mezzo tra una dieta nutrizionalmente corretta e le esigenze e le preferenze della persona. L'errore di pensiero si corregge tornando ad usare la parola "dieta" con la sua accezione originale, ovvero dal greco "stile di vita", e facendo esperienze positive di diete. In questo modo si può ottenere una modifica duratura delle abitudini alimentari e il consolidamento dei risultati nel tempo, in modo da non avere ricadute.

Quando siamo a dieta, pensare positivamente ci aiuterà a comportarci in modo più funzionale ai nostri obiettivi. Come fare? Clicca qui.

lunedì 2 maggio 2016

motivAzione | Come vincere la fame emotiva (III parte)

Oggi torniamo sull'argomento della fame emotiva che è una delle principali cause di fallimento di una dieta e di abbandono del percorso di cambiamento. Visto che il problema della fame emotiva è molto frequente e che spesso i pazienti non sanno come gestirla, approfondiamo il tema per cercare le soluzioni. 

Per vedere il video, clicca sulla finestra a lato. Altrimenti continua la lettura.

Vi propongo l'estratto di un colloquio motivazionale di una paziente, in modo che possiate immedesimarvi, mettere a fuoco il problema ed esplorare le vostre personali soluzioni.

"Devo spizzicare di continuo. Mi attacco al cibo. Succede tutti i giorni da dopo Pasqua, quando torno a casa, verso le 5, 5 e mezza. Mangio le schifezze. Inizio a spizzicare merendine, crostate, brioches, cose dolci insomma. 
Nel momento in cui afferro la merendina, non riesco più a controllarmi. Quello che mi fa rabbia è che cedo continuamente e alla fine mangio sempre 'na merendina. Sono arrabbiata con me stessa.
Non c'è una volta che non la mangio. Forse sono proprio debole sotto questo aspetto. Non so come fare a tornare sulla retta via. Devo cacciare via quella parte che mi tenta. Devo riconvincermi a seguire la dieta. 
Come fare a ritornare sulla retta via? Quando sto serena, non mi attacco al cibo. Come fare a tornare serena? Non ce la faccio in questo periodo.
Ma intanto ai controlli vengo. Mi chiedo che ci vengo a fare, una parte di me se lo chiede. L'altra parte gli risponde: "Vai perché se non ci vai diventi un macello." 
Sono in lotta continua con me stessa, l'angelo e il diavolo."

Come evitare che un problema di umore diventi un problema di cibo? Come evitare di mangiare quando siamo particolarmente nervosi o inquieti? Una prima soluzione è distrarci dal pensiero del cibo impegnandoci in un'attività alternativa che sia per noi ugualmente gratificante. 

Nel video Come vincere la fame emotiva (I parte), ho esposto una lista di attività che molti pazienti hanno trovato utili per sconfiggere la fame emotiva. Chiacchierare con un'amica, ricamare, portare il cane a fare una passeggiata, uscire a fare una commissione, sono esempi di attività alternative al mangiare che possono appagarci e farci superare il momento di emotività negativa. 

Ci avete già provato ed è andata male? Una seconda soluzione è stabilire una quantità di cibo-limite da mangiare quando non riuscite a gestire il nervoso diversamente. Che so, due fette di pane e Nutella o due merendine. 

Allora mi direte: "Mangiando avrò rovinato la dieta!". Forse è proprio questo che avete sbagliato nelle diete precedenti. La dieta non è un fenomeno tutto-o-nulla, o mangio o non mangio. Possiamo cercare dei compromessi. In realtà, si tratta di un piccolo sgarro che ci avrà permesso di superare il momento evitando di fare un'abbuffata vera e propria. 

Un comportamento alimentare corretto è frutto di una gestione funzionale delle emozioni. Come dico sempre, la fame emotiva non si supera dall'oggi al domani. E' necessario che ci alleniamo per fare in modo di mangiare in preda alle emozioni con sempre minore frequenza. Fino a che potremo dire, finalmente, di averla sconfitta.