Non sono una Dietista che è solita
consegnare la dieta e poi "Arrivederci e grazie!". Non penso altresì
che "Se segui la dieta è bene per te, se non la segui è male per
te".
Di fronte ad un paziente, come si dice in
gergo, non compliante ovvero che non rispetta il programma, mi
chiedo: "Cosa impedisce a questa persona di raggiungere gli
obiettivi?". Gli ostacoli vanno individuati ed affrontati. Ci tengo che il paziente ed io troviamo le
strategie e concordiamo le soluzioni per far sì che il percorso nutrizionale
sia più agevole e produttivo.
Per spiegarti meglio cosa intendo, nel
precedente articolo Come negoziamo un piano di cambiamento (1a parte) ho presentato il caso di un signore con
pre-diabete, o meglio ridotta tolleranza ai carboidrati, che si è rivolto a me
per raggiungere il suo peso ideale e migliorare il profilo glicemico.
Ti consiglio quindi, qualora non avessi
letto la prima parte, di farlo ora per una migliore
comprensione della vicenda.
Prima del colloquio, il signore componeva il pasto al ristorante nel modo seguente: antipasto di formaggi e
salumi, abbondante grigliata di carne rossa, pane per accompagnare, una
bottiglia di vino rosso, una fetta di torta tradizionale.
"Che sia un
percorso che non comporti un grosso sacrificio, che non stravolga la
mia vita. Questo mi scoraggerebbe", è l'auspicio del paziente che
molto probabilmente, costretto a dover rinunciare a queste occasioni di
convivialità, potrebbe decidere di abbandonare il programma.
Come modificare le sue abitudini alimentari senza troppo sforzo e senza il rischio che abbandoni il percorso? Occorre che
il piano di cambiamento preveda anche i pasti al ristorante in compagnia degli
amici. Ma che siano meno deleteri, rispetto ad ora, per il suo
pre-diabete, all'insegna di una maggiore conciliazione tra le sue abitudini e il suo stato di salute. Noi vogliamo guadagnare salute.
"Che cosa posso
mangiare allora?".
"Che cosa ti senti di poter fare?", faccio io.
"L'antipasto è meglio che lo lascio perdere. Casomai posso assaggiare qualche funghetto e qualche carciofo sott'olio. Poi mi faccio una bella insalata... O che so, un'altra verdura... La mangerò all'inizio del pranzo in modo che poi mi sentirò più sazio. Il primo non lo amo tanto ma visto che devo mangiare anche carboidrati prenderò il pane. Poi ovviamente la carne, la mia passione. Rossa? No, meglio la bianca. Penso di trovarlo un petto di pollo... Altrimenti una piccola bistecca di vitello, sempre meglio di quello che facevo prima! Il vino? In teoria non dovrei berne... Ma sicuramente già ridurre la quantità mi farà bene. Perciò credo di potermi fermare a un bicchiere. E poi tanta acqua... Sai, la preferisco leggermente gassata, così ne berrò di più."
"E la
torta?", chiedo a mò di provocazione.
"Lo so che per il mio diabete è vietata. Però... No, Dottore', mi dispiace ma a quella fetta di torta una volta a settimana non mi sento di rinunciare."
Il percorso non è o bianco o nero, "O seguo bene la dieta o non la seguo affatto". Seguirla in modo preciso porta ad un più veloce raggiungimento dei risultati, è vero. Ma ove non fossi in grado, si possono concordare delle soluzioni alternative: il percorso sarà più lento ma fattibile.
E' come arrivare in cima ad una montagna: c'è chi sceglie il sentiero impervio e ripido per fare prima e chi preferisce la strada percorribile e comoda. Si allunga un po' ma si arriva comunque. E lo spettacolo da lassù è stupefacente.
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