lunedì 14 luglio 2014

motivAzione | Come convincere qualcuno a mettersi a dieta

Qualche giorno fa una signora mi raccontava che stava provando insistentemente a convincere suo marito a mettersi a dieta. Come lei tanti altri, sia persone non del mestiere sia operatori della salute, che, mossi dal lodevole intento di salvare la vita a qualcuno oppure di risolverne qualche acciacco, provano a convincere una persona a cambiare stile di vita ficcandosi in discussioni inutili o addirittura controproducenti. 

E' bene sapere che la motivazione alla dieta è intrinseca, nasce e matura da dentro e non è in nostro potere imporla dall'esterno. Se forziamo la mano, ovvero imponiamo ad una persona di iniziare un cambiamento, non faremo che ottenere l'effetto contrario. La persona inizierà a prendere in considerazione solo gli aspetti negativi del cambiamento e darà via via meno importanza a quelli positivi. 

Sarà una sorta di tiro alla fune in cui ognuna delle due parti proverà ad attrarre l'altra a sé. La forza risultante sarà la stasi totale: ognuna rimarrà sulle proprie posizioni, e, poiché il cambiamento non avverrà, non ci sarà miglioramento. Dunque cui prodest?

Qualcuno di voi a questo punto starà pensando: "Ho una persona cara in forte sovrappeso e con gravi problemi di salute. Il Dottore dice che potrebbe stare meglio se perdesse peso. Sono preoccupata... Non devo insistere per farle cominciare la dieta, va bene, ma non voglio nemmeno guardarla rovinarsi con le proprie mani! Che posso fare per aiutarla, per convincerla?".

Quello che possiamo fare è:
  • fare in modo che la persona capisca i suoi errori. Ma senza correggerla o rimproverarla, senza dire "Devi fare così" o "Devi mangiare questo". Se per esempio mangia poca frutta, possiamo dire: "Ho letto su un giornale che bisogna mangiare dalle due alle tre porzioni di frutta al giorno". Nel caso in cui abbiamo l'impressione che esageri con il pane, diremo: "Se non mi ricordo male, il Dottore mi disse che una porzione media di pane è di circa 50 grammi". In questo modo instilleremo il germe della consapevolezza. Inoltre, lasciando a lei la scelta di seguire o non seguire i suggerimenti, ne aumenteremo l'empowerment, ovvero la crescita di sé attraverso l'autodeterminazione e la responsabilizzazione;
  • fare accenno alla soluzione "dieta". L'importante è non imporla, nemmeno proporla. Facciamo un breve cenno alla storia di qualche conoscente che sta meglio dopo aver perso peso. Per esempio, quando salterà fuori l'argomento salute, diciamo quasi sottovoce, come se stessimo parlando a noi stessi: "Mi ricordo che Anna - hai presente Anna? - si mise a dieta qualche tempo fa. Ora le sue glicemie sono quasi normali" e lasceremo poi cadere il discorso. Potrà sembrarci che questa frase sia passata inascoltata, che siamo stati ignorati. Eppure in questo semplice modo, senza sprechi di energia per "tirare la fune" dalla nostra parte, è probabile che avremo aperto un varco nella coscienza della persona a noi cara la quale comincerà a riflettere su quella opzione e magari di lì a poco si persuaderà a provarci.
Tutto sommato, il modo migliore per convincere qualcuno a mettersi a dieta è, passatemi il gioco di parole, fare in modo che si convinca a mettersi a dieta. 

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lunedì 7 luglio 2014

motivAzione | Figli, 5 regole per aumentarne la motivazione

Cari lettori, ben ritrovati. Le vacanze estive si avvicinano e il caldo inizia a farsi sentire intensamente, purtroppo o per fortuna! Questo è il momento propizio per rimettersi in forma: la possibilità di essere più a contatto con la natura, di uscire qualche volta in più per una passeggiata, la grande disponibilità di cibi a bassa densità calorica (vedi frutta e ortaggi di luglio) e l'attitudine a dedicarci ad una cucina buona e sana, sono fattori che giocano a nostro favore per prenderci più cura di noi stessi. 

Nelle ultime settimane di lavoro, ho conosciuto molti adolescenti e giovani che, più liberi dagli impegni scolastici e universitari, hanno deciso di rivedere le proprie abitudini alimentari e motorie. Spesso i ragazzi e le ragazze sono accompagnati da famigliari, in molti casi dai genitori. 

La questione che pongo alla vostra attenzione oggi è: è giusto che nello studio entrino sia i genitori sia i ragazzi? Se sì, che ripercussioni possono esserci sulla qualità della relazione terapeutica e sul risultato finale?

Se al colloquio assiste anche il genitore, succede spesso che questo prenda la parola nel momento in cui il figlio deve raccontare del suo problema, delle sue aspettative, del suo stile di vita. Quasi come se l'adulto rubasse la scena al giovane. Se il figlio ribatte a quello che dice il genitore, nascono degli sterili battibecchi, un muro contro muro che di certo non aiuta il ragazzo a muoversi in direzione degli obiettivi.

Al ragazzo vanno concessi i suoi spazi e i suoi tempi. Per prima cosa la percezione del problema è diversa da persona a persona: ciò che il genitore dice riguardo al problema del figlio non equivale a come il ragazzo valuta il suo problema. In secondo luogo, il ragazzo è condizionato dalla presenza del genitore, non si esprime liberamente e può presentare i fatti diversamente dalla realtà oppure omettere vicende o dettagli importanti.


Ribadisco la domanda, dunque. Al colloquio entrare o non entrare con i figli? Si' a patto di non giudicare, non imboccare, non fornire i propri metodi, non imporre i propri obiettivi, non dettare i propri tempi. Il comandamento è non influenzate vostro figlio. 

Chiedo scusa se sono così diretta nell'esporvi il mio parere ma so quanto fondamentale sia il primo colloquio per instaurare una salda alleanza terapeutica e so che le "interferenze", seppur inconsapevoli o benevole come quelle di un genitore, possono minarne la costruzione.

Voglio perciò darvi dei suggerimenti per essere d'aiuto a vostro figlio nel percorso nutrizionale:
  1. accompagnatelo agli incontri in modo che sentirà la vostra partecipazione al suo percorso;
  2. rimanete nella sala d'attesa per il tempo necessario al colloquio; 
  3. se volete, entrate nello studio al momento dell'esame obiettivo (rilevazione di peso, statura, circonferenze ...); 
  4. dopo che il ragazzo ha esaurito gli argomenti, esponete il vostro punto di vista in presenza o in assenza di lui, a seconda che decida o no di assistere; 
  5. a casa applicate questi metodi pedagogici per fare educazione alimentare.
Tutto quello che ho scritto vale in caso di figli maggiorenni. I minorenni vanno invece sempre, obbligatoriamente, accompagnati dai genitori o da chi ne esercita la potestà che dovranno assistere anche al colloquio. 
Cosa ne pensate? Siete d'accordo? Se avete pareri diversi o volete raccontare la vostra testimonianza, lasciate pure un commento.
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lunedì 30 giugno 2014

motivAzione | Allenare tenacia e costanza: il caso di M.

Ben ritrovati, cari lettori. L'articolo di questa settimana è il resoconto del cammino di una signora che con impegno sta proseguendo il percorso per il raggiungimento del peso ideale. Perché vi racconto il suo viaggio? Perché voglio ribadire ancora una volta che, quando non si riesce ad essere precisi nel seguire la dieta, occorre fare progressi a poco a poco. 

Non tutti infatti riescono ad attenersi scrupolosamente alla dieta. Non bisogna farsene di certo una colpa! L'importante è proseguire pian piano modificando i nostri comportamenti uno alla volta, dal più facile al più difficile: si avranno risultati più lenti ma si arriverà al traguardo comunque. E' questo il caso di M.

Quando l'ho conosciuta, M. era in balìa di continui errori alimentari che inevitabilmente si ripercuotevano sul suo peso. Dopo anni di diete senza successo, la prima delle quali iniziata quando era una bambina, un familiare aveva preso per lei un appuntamento per venire da me a chiacchierare. 

Mi sembrò che al primo incontro fosse venuta quasi controvoglia, e comprensibilmente, visto che l'iniziativa non era partita da lei stessa. Sorvolò sui suoi errori alimentari ma mi parlò dei progressi che aveva cominciato a fare da qualche giorno: "Esagero con il pane, soprattutto quando è fresco. Ora sto mangiando il pane invecchiato di un giorno, in modo che ne mangio meno"; "A casa ho un vasetto di crema al cioccolato ancora chiuso, non l'ho toccato"; "Quando ho rinunciato alla pizza, la mattina dopo mi sentivo più leggera". Il cambiamento era già iniziato.

Dopo una ventina di giorni dall'inizio della dieta, M. tornò con 3 kg in meno. Tutto lasciava ben sperare che continuasse ad avere buoni risultati. Al nostro secondo incontro, tuttavia, rimase tutto invariato. Dei progressi comportamentali c'erano stati: niente pandoro durante le feste e il vasetto di crema al cioccolato ancora chiuso. Eppure qualcosa non tornava perché nonostante l'impegno, i risultati parlavano chiaro: M. non stava seguendo la dieta alla lettera.

La volta seguente, M. tornò con buoni risultati sulle circonferenze. Lei stessa iniziava a percepire dei miglioramenti sugli indumenti e vedeva molto diminuito il grasso sottoscapolare. Finalmente arrivò la prima presa di consapevolezza: "Prima mangiavo per noia". La strada poteva essere ormai in discesa... Ma il mese dopo, anziché una perdita, constatammo un aumento sia sulla bilancia sia sulle circonferenze. M. disse che era andata male perché era stata più sedentaria del solito. 

Dopo altri quindici giorni, un ottimo risultato! 1.5 kg in meno e un ottimo risultato sulle circonferenze di fianchi e cosce. Tra le righe un'ammissione: "Se sono brava e faccio le cose come dovrei, posso perdere anche 3 kg in un mese". L'onda lunga dei buoni risultati continuò per altri quindici giorni: 3 cm in meno sulla parte bassa dell'addome. "Ho fatto restringere le gonne estive dell'anno scorso e le vedo meglio sui fianchi. Lo stomaco lo vedo ancora tutto qua però". Restavano da correggere gli eccessi nella cena che lei aveva individuato.

Nel frattempo sono passati 7 mesi, M. è rientrata in una taglia 48 e ha centrato il primo obiettivo che si era posta, ovvero tornare a 74 kg. E' arrivata ad un'altra presa di consapevolezza, questa volta più decisa: "Quando sto a casa in città, il cibo è un modo per sfogarmi, fuggire da una cosa ripetitiva. Invece al mare mi distraggo".

Sono convinta che ora la strada sia in discesa. M. sta apprendendo abitudini alimentari corrette e a non utilizzare il cibo come sfogo. Inoltre sta imparando a mettere in relazione gli errori alimentari che ancora le capita di fare con i risultati su peso e circonferenze. Abbiamo concordato che tornerà al controllo tra due mesi, quasi sicuramente con ottimi risultati. "Grazie per l'aiuto che mi stai dando. All'inizio eri il nemico, ora riconosco che stai facendo tanto". Credo sia grazie all'approccio motivazionale sul quale si fonda il mio metodo di lavoro. 

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lunedì 23 giugno 2014

motivAzione | L'importante non è provarci ma riuscirci


"So come devo mangiare ma è più forte di me, non ci riesco... Ho bisogno di qualcuno che mi stia dietro/che mi guidi. Da solo non ce la faccio". 
Le persone che si rivolgono ad un professionista per problemi di peso (le patologie sono un altro paio di maniche) sanno come fare per perdere peso ma spesso si lasciano tentare e, non avendo la costanza, finiscono per abbandonare perché non hanno raggiunto i risultati. 

I miei controlli, infatti, hanno l'obiettivo non solo di prendere atto dei risultati o pungolare il paziente a fare tutto nel migliore dei modi per non avere una "bocciatura". Al controllo risolviamo le difficoltà che il paziente ha incontrato, riprendiamo e - se è il caso - ritocchiamo gli obiettivi, e consolidiamo i motivi per andare avanti. 

Quello che mi propongo di fare con loro è tirar fuori la motivazione al cambiamento che hanno e rafforzarla in modo da condurli al traguardo. Leggi di più: a cosa serve il controllo. Ad ogni controllo si crea quella consequenzialità "Ho seguito bene la dieta, ho avuto ottimi risultati, sono contento e continuerò così" che permette di rinforzare la motivazione e arrivare alla meta. 

E' lo stesso concetto che ripete l'allenatore di calcio José Mourinho ai ragazzi che allena: "Ai giocatori dico durante la stagione, quando sono stanchi, che le vittorie fanno miracoli. Quando vinci, vinci, vinci, non sei mai stanco. Nel mio caso, la felicità è più forte della stanchezza".

Sono d'accordo con Mourinho quando disse: "Non sono qui per insegnare ai miei come giocare a calcio, sono qui per insegnare loro a giocare a calcio insieme". Giocare insieme è fondamentale ed è questo che metaforicamente intendo fare con il paziente. 

Mi ritengo un buon alleato del mio paziente, non l'arbitro di ciò che ha fatto bene o male ma il compagno di squadra con il quale si costruisce gara dopo gara la vittoria. Sono una giovane Dietista, lavoro da quattro anni e utilizzo l'approccio motivazionale da due. Se ti interessa, questa è la mia storia. 

Constato con piacere che diverse persone mi scelgono proprio per questo motivo. L'ultima è stata una signora che mi ha detto: "Di diete ne ho provate tante senza mai risolvere niente... Dopo un po' mi perdo... Ho scelto te perché ho letto dalla tua pagina Facebook che curi anche la motivazione: è questo quello di cui ho bisogno".

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lunedì 16 giugno 2014

motivAzione | Come non "sgarrare" più

Ammettere a sè stessi o al professionista di non aver seguito perfettamente la dieta e descrivere quali e quanti sgarri si sono fatti, permette di aumentare la motivazione. 

Quando vogliamo rimetterci in forma, o iniziamo una dieta facendoci aiutare da un professionista oppure stiamo attenti da soli a cosa e quanto mangiamo. 

Ebbene in entrambi i casi, dopo i primi giorni di dieta portati a compimento in modo abbastanza bene, può succedere che cominciamo a "sgarrare", a concederci qualcosa in più. Alla fine si hanno risultati non ottimali, come una perdita di peso poco rilevante, o risultati negativi, tipo nessuna perdita di peso o addirittura un aumento. 

Come rimediare? E come risolvere le difficoltà per continuare? Permettetemi di suggerirvi quindi alcuni consigli per gestire la situazione "sgarri":

1. come prima cosa, tenete un diario alimentare: lì annoterete giorno, orario, e circostanze dello sgarro, cosa e quanto avete mangiato in occasione dello sgarro;

2. a fine settimana, in una mezz'ora libera, rileggete con attenzione il diario per capire quali e quanti errori avete fatto. Cercate di dare agli sgarri il giusto peso: minimizzate quelli poco rilevanti, tenete a mente quelli più gravi in modo da non ripeterli;

3. con il diario alimentare alla mano, nel caso in cui vi siate affidati ad un professionista, andate al controllo: il controllo serve sì quando i risultati sono stati buoni per ottenere la giusta e meritata gratificazione, ma anche e soprattutto quando ci troviamo di fronte a degli ostacoli. Parlate con il professionista delle vostre difficoltà e dei vostri errori, in modo da decidere cosa fare qualora vi si ripresenti lo stesso problema. 

Io personalmente sono più contenta quando i pazienti narrano dei propri errori, di quello che è andato bene ma soprattutto di quello che è andato meno bene, rispetto a quando negano di aver sgarrato. La negazione non è produttiva in quanto impedisce al paziente di prendere consapevolezza dei propri errori e impedisce a me di aiutarlo. Laddove infatti non si riesca a seguire la dieta così com'è, si può cercare un compromesso, una soluzione alternativa che rende più gradita la dieta e aumenti quindi le chances di successo.

lunedì 9 giugno 2014

motivAzione | Sei pronto per dimagrire?


Ben ritrovati, cari lettori del mio blog Nutriti bene, vivi meglio! A causa di numerosi impegni lavorativi ed extra lavorativi (diciamocela tutta, sono stata qualche giorno fuori sul lago di Garda), la settimana scorsa non ho potuto redigere il consueto articolo del lunedì per aiutarvi a modificare le vostre abitudini alimentari con successo... Ma recupero oggi! 

E' un periodo per me denso di soddisfazioni visti i nuovi contatti sulla pagina Facebook Nutriti bene, vivi meglio e le persone che mi scrivono sia sulla pagina sia sulla mail (per chi volesse può contattarmi attraverso il sito www.vanessamarrone.it) e considerati gli ottimi risultati delle persone che vengono in ambulatorio.

Del resto si sa, per la maggior parte delle persone è più facile affrontare una dieta d'estate. Le tentazioni che ci affliggono d'inverno quando siamo costretti a stare in casa, il più delle volte scompaiono perché passiamo più tempo all'aria aperta e in compagnia. D'altra parte abbiamo più occasioni di convivialità, di uscite e di mangiare insieme ai nostri cari... Ma di solito - e ce lo conferma la statistica dei risultati - l'inizio di una dieta in questo periodo porta migliori risultati.

Non voglio trasmettervi il messaggio che bisogna iniziare una dieta adesso. Il mio messaggio piuttosto rimane quello che vi sto ripetendo da un po' di tempo a questa parte: iniziate quando vi sentite pronti, quando avete capito che è giunto il momento che lo facciate e che non potete più aspettare. La dieta non ha stagione! Poi se il tempo metereologico vi darà una mano, meglio ancora!

Allora, avete capito se è giunto il vostro momento o no?

Testate la vostra "prontezza" rileggendo Dimagrire: come farlo partire dalla testa. Se alla fine non avete ancora capito in quale fase siete oppure se l'avete capito ma volete averne la conferma, fate il quiz per valutare la vostra motivazione. E questa simpaticissima vignetta vi renderà le idee ancora più chiare.

Buona lettura e buona settimana! :-)

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lunedì 26 maggio 2014

motivAzione | Come ottenere risultati veloci


E' un po' la scoperta dell'acqua calda: lo sappiamo che quando i risultati non tardano ad arrivare e il giro vita comincia a stringersi, siamo più incoraggiati a seguire la dieta nel modo più preciso possibile. Questo innescherà un circolo vizioso di aderenza al trattamento e risultati: se ho il risultato sono incoraggiato a seguire bene la dieta; se seguo bene la dieta dimagrisco velocemente. 

E' importante che segui la dieta attentamente già a partire dal primo giorno. I primi giorni possono segnare l'esito del tuo percorso: se nella prima fase sei preciso, è molto probabile che il prosieguo sia sereno e pieno di soddisfazioni; diversamente, se incappi in qualche imprecisione, avrai un risultato meno buono che potrebbe, e dico potrebbe, sconfortarti. 

Ma bada bene! Non è una equazione: imprecisioni nei primi giorni = risultato mediocre = abbandono della dieta. Non sto dicendo che se non segui bene la dieta abbandonerai il percorso di certo. Anzi ho visto pazienti riprendersi brillantemente dopo periodi di "disastro alimentare"! Intendo invece che il rischio di abbandono è più alto se i risultati non rispecchiano le aspettative. 

Proprio per stimolare il paziente a fare meglio durante il primo periodo della fase di dimagrimento, ho l'abitudine di fissare il primo controllo dopo quindicina di giorni dalla data della riconsegna. In questo modo al controllo il paziente, avendo aderito perfettamente - o più o meno perfettamente - al programma nutrizionale, potrà prendere atto già dopo poco del fatto che si sta muovendo in direzione degli obiettivi prefissati. Niente che non possa percepire anche tu, vedendo che pesi meno sulla bilancia o allacciando un pantalone più comodamente o stringendo il buco della cinta.

Per incoraggiarti, ti riporto brevemente l'esperienza di tre pazienti che, avendo seguito la dieta scrupolosamente e tornando proprio in questi giorni al primo controllo, hanno potuto constatare ottimi risultati:

R., 30 anni, in sovrappeso con peso iniziale di 85 chili, dopo 15 giorni dall'inizio della dieta è venuto portando 4 chili in meno. 

G., 22 anni, che partiva da 82.5 chili e ahimé nella fascia dell'obesità di prima classe, ha perso 5 chili in una ventina di giorni.

S., 27 anni, con un peso iniziale di 83 chili, al limite tra sovrappeso e obesità di prima classe, ha perso 5 chili in 15 giorni.

Non voglio crearti false illusioni: gli obiettivi e le aspettative vanno valutate caso per caso nel senso che non tutti possiamo aspirare ad avere risultati così sorprendenti in così poco tempo. Ma anche se il risultato atteso fosse inferiore, tipo 3 chili di volta in volta, la mia tesi è sempre quella: rispettare al meglio la dieta nei primi 15 giorni aumenta le probabilità che tu possa vedere fin da subito i frutti del tuo impegno e che raggiungerai il tuo peso ideale nel tempo previsto, non di più.

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