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lunedì 30 gennaio 2017

motivAzione | Come preparare la mente al cambiamento delle abitudini alimentari


Gennaio è per molti ogni anno il punto di partenza dei buoni propositi. Tra gli obiettivi che ci proponiamo in modo ricorrente c'è il desiderio di mangiare meglio per alleggerirci, buttare giù qualche chilo o guadagnare salute. E così riprendiamo la dieta. 

Nell'approcciarci ad un percorso di miglioramento delle abitudini alimentari, la prima cosa da fare è prendere le distanze da pretese eccessive verso noi stessi. 

Migliorare lo stile di vita richiede tempo e fatica. Ogni cambiamento ben riuscito comincia da un periodo in cui cerchiamo di adottare buone abitudini sgarrando in tanto in tanto, fino ad arrivare ad una fase in cui le buone abitudini sono consolidate e gli sgarri si fanno via via più saltuari.

Quando pianifichiamo un cambiamento, è utile preliminarmente parlare a noi stessi in modo funzionale al raggiungimento degli obiettivi, evitando gli errori di pensiero che ci demotivano. E' opportuno, per esempio, evitare la doverizzazione, che si traduce in espressioni del tipo "Devo assolutamente mangiare in modo sano" o "Devo dimagrire adesso o mai più". Se diciamo a noi stessi di dover fare per forza una cosa per noi difficile e che questa è la nostra ultima possibilità, ci carichiamo di un'ansia eccessiva che ci porterà a considerare in modo catastrofico uno sgarro o una ricaduta.

Per motivarci all'inizio e mantenere alta la motivazione durante il tentativo di cambiamento, sarà bene formulare il nostro obiettivo in modo attenuato. Anziché dirci "Voglio a tutti i costi dimagrire", è preferibile dirci "Desidero dimagrire" o "Provo a dimagrire". 

In secondo luogo, bando ad espressioni del tipo "Non posso tollerare di non riuscirci". E' opportuno che contempliamo anche la possibilità di sgarrare di tanto in tanto, proprio perché, come dicevo prima, ogni cambiamento non avviene dall'oggi al domani ma si realizza attraverso fasi di perfezione crescente. 

Perciò non dobbiamo pretendere da noi stessi di dover sempre mantenere il completo controllo su quello che mangiamo e beviamo. Ci saranno momenti di serenità e di pace interiore in cui ci riusciremo, altri in cui ci sarà difficile e cadremo più facilmente in tentazione. State tranquilli, è tutto fisiologico. Per tranquillizzarci, possiamo dirci che se dovessimo sgarrare, non sarà stata una catastrofe: avremo sempre il tempo per riprovarci.

Per saperne di più sui pensieri motivanti, potete guardare questo mio video sui 7 pensieri sbagliati quando siamo a dieta. Per sapere come formulare un obiettivo motivante, leggete inoltre questi 5 consigli.

lunedì 30 maggio 2016

motivAzione | Dieta: sacrificio o stile di vita? Penso, quindi mangio


Uno degli errori di pensiero più frequenti che ci portano ad interrompere una dieta è la convinzione che la dieta stessa sia un sacrificio da fare per un breve periodo. Vediamo perciò come correggere questo errore di pensiero per migliorare le abitudini alimentari in modo duraturo e funzionale ai nostri obiettivi.

Da cosa ha origine questo pensiero limitante? Tutto inizia quando sentiamo la parola "dieta". Ci viene in mente un programma, spesso dimagrante e che per questo già implica una restrizione, da seguire per qualche giorno o qualche mese. Per molti, nel momento in cui iniziano una dieta, mangiare non è più un piacere ma diventa un dovere.

Siamo abituati a ricevere dai professionisti della Nutrizione diete prescrittive in cui quello che ci piace non c'è, mentre quello che non ci piace abbonda. Oppure se vogliamo dimagrire con il fai-da-te, togliamo tutte le fonti di carboidrati... E magari sono proprio pane, pasta, pizza e dolci a piacerci di più. Seguiamo la prescrizione per un breve periodo e il tentativo di cambiamento naufraga.

Così accade che durante l'anamnesi alimentare:
"Quali sono i cibi che preferisci?"
"Preferisco la pasta al forno, i ravioli e la pizza. Ma sono tutti cibi che mi fanno ingrassare, quindi quando decido di mettermi a dieta, li evito. Poi non resisto alla tentazione e ci ricasco. Presa dai sensi di colpa, inizio a pensare di non potercela fare e a sgarrare sempre di più. Alla fine mollo."
"E quale sarebbe la tua dieta ideale?"
"Le verdure mi piacciono tutte... Anche il minestrone e il riso in bianco. Puoi mettermi quello che vuoi. Anche se non mi piace, me lo farò piacere." 

In questo caso, la paziente antepone l'importanza del raggiungimento del risultato ai suoi gusti. Se anche arrivasse all'obiettivo, avrà esperito la dieta come vissuto di privazione e costrizione. Si svilupperà quindi in lei una sorta di dissonanza tra il piacere di mangiare quello che le piace e il sacrificio di non mangiarlo per ottenere la forma fisica voluta: quando c'è l'uno, non ci può essere l'altro. 

Il vissuto emotivo negativo associato alla dieta condiziona la nostra capacità di farcela: pensiamo di dover dire addio a quello che più ci piace, la dieta diventa una costrizione e abbandoniamo il percorso prima di aver conseguito i risultati desiderati. 

Come in ogni circostanza, in media stat virtus: occorre trovare il giusto mezzo tra una dieta nutrizionalmente corretta e le esigenze e le preferenze della persona. L'errore di pensiero si corregge tornando ad usare la parola "dieta" con la sua accezione originale, ovvero dal greco "stile di vita", e facendo esperienze positive di diete. In questo modo si può ottenere una modifica duratura delle abitudini alimentari e il consolidamento dei risultati nel tempo, in modo da non avere ricadute.

Quando siamo a dieta, pensare positivamente ci aiuterà a comportarci in modo più funzionale ai nostri obiettivi. Come fare? Clicca qui.