lunedì 18 novembre 2013

motivAzione | Ascoltare e sentirsi ascoltati: istruzioni per l'uso

Ti è mai capitato che in un ufficio pubblico, nel corso di una visita medica oppure anche parlando con persone care, ti sei sentito sentito - passami il gioco di parole - ma non ascoltato?

Sentire è diverso da ascoltare. Voglio dire, l'ascolto è un processo attivo, quasi uno sforzo dell'interlocutore che ti dedica attenzione e tempo per capire fino in fondo quello che dici. Diversamente il sentire è un fatto passivo, in cui una persona parla e l'altra recepisce passivamente le informazioni. E' un po' come quando qualcuno ci parla in una lingua straniera: stando semplicemente a sentire percepiamo il suono delle parole senza capire; ascoltando ci concentriamo e ci impegniamo a capire il significato delle parole.

Proprio qualche giorno fa sono entrata in un ufficio pubblico per sbrigare delle pratiche per l'apertura del mio nuovo studio di Nutrizione ma purtroppo non mi è stata data la possibilità di esporre bene il mio problema. L'impiegato mi interrompeva dopo 5 secondi che iniziavo il racconto. Morale della favola, sono uscita dall'ufficio con la soluzione ad un problema mai raccontato. Ma non avendo ascoltato, la soluzione che l'impiegato mi aveva dato non poteva essere giusta. That's incredible!


Proprio a seguito di questa brutta, frustrante esperienza, ho pensato di scrivere un breve articolo sull'importanza dell'ascolto. L'ascolto attivo e riflessivo è centrale nel processo motivazionale e più in generale per la risoluzione di qualsiasi problema.

L'ascolto ci permette di comprendere il punto di vista dell'altro senza condizionamenti dovuti ai nostri pregiudizi. Se non ascoltiamo, diamo per scontati i pensieri dell'altro e saltiamo a delle conclusioni sbagliate. Guardate ad esempio questo video che mi ha colpito moltissimo.

L'ascolto è come il paio di occhiali che indossa il protagonista del video perché ci permette di vedere la realtà così com'è, o nel modo più verosimile, che più ci si avvicina. L'ascolto è uno strumento potentissimo nelle mani sia dell'utente che ha un problema sia dell'operatore che lo aiuta. Basta saperlo usare. Ecco le "istruzioni per l'uso".

Nell'esporre il suo problema l'utente:
- non deve interpretare una parte, quella che l'altro si aspetta
- non deve essere sulla difensiva, atteggiamento che ostacolerebbe una comunicazione fluida ed efficace
- deve essere sé stesso con le proprie debolezze e i propri punti di forza.

Nell'ascoltare l'operatore:
- non deve giudicare
- deve ascoltare l'interlocutore e immedesimarsi in lui
- deve comprendere (che è diverso dal condividere).

I vantaggi sono indubbi per entrambi: l'operatore migliora il suo intervento, l'utente risolve il suo problema.

"E’ sbalorditivo come certe cose che sembrano insolubili diventano solubili se qualcuno ci ascolta, come una confusione che sembra irrimediabile si trasforma in un flusso che scorre con relativa limpidezza. Ho apprezzato profondamente le volte in cui ho sperimentato questo ascolto sensibile, empatico, concentrato." (cit. Carl Rogers)

mercoledì 13 novembre 2013

7 buoni motivi per fare attività fisica

In molti mi chiedono: "Devo per forza fare attività fisica?". Per darvi la migliore risposta possibile, ho scritto questo articolo a quattro mani con Vania, trainer nella palestra Move On di Colledara (TE), che in fatto di attività fisica ne capisce molto più di me!

L'attività fisica non è obbligatoria. L'attività fisica è consigliabile. 
Ormai tutti sappiamo che l’attività fisica fa bene, fa crescere sani e forti e riduce il rischio di malattie. Ma più precisamente in che modo l’attività fisica giova alla nostra salute? Rispondiamo spiegando gli effetti benefici del movimento apparato per apparato.

1. Apparato cardiovascolare:
il primo a beneficiare dell’attività fisica è il cuore. Il movimento riduce i valori del colesterolo LDL (“cattivo”) nel sangue. Questo impedisce il processo di aterosclerosi, ovvero la formazione della placca sulla parete delle arterie che ostruisce il passaggio del sangue. Allenandosi si riduce anche la coagulabilità del sangue abbattendo così il rischio di formazione di trombi. Un cuore ben allenato è un cuore calmo: il miocardio si contrae meglio, si riduce la frequenza cardiaca a riposo e si previene o si riduce l’ipertensione. Considerando che le malattie cardiovascolari sono la principale causa di morte in Italia, l’attività fisica ha un ruolo preziosissimo nella riduzione del rischio di morte per malattie cardiache.

2. Sistema nervoso:
la pratica dell’esercizio fisico, soprattutto se svolto in compagnia o nel caso degli sport di gruppo, migliora il nostro umore poiché riduce i sintomi di ansia, stress, depressione, solitudine. Nei più giovani l’attività fisica ha un impatto positivo nella formazione della personalità visto che previene lo sviluppo di comportamenti a rischio derivati dall’uso di tabacco e di alcol, da diete non sane, da violenza. L’attività fisica praticata in modo regolare per mesi stimola la produzione di endorfine, i cosiddetti “ormoni del benessere”. Ci aiuta a scaricare la tensione donandoci così la giusta carica ma con rilassatezza.

3. Apparato muscolo scheletrico:
l’attività fisica aumenta la massa muscolare e le fibre muscolari di primo tipo, ovvero quelle aerobiche. E' utilizzata per la riabilitazione e il recupero della coordinazione neurale e della funzionalità muscolo scheletriche dopo infortuni e lo sviluppo delle capacità coordinative nei più piccoli. Poiché aumenta la mineralizzazione ossea, chi si allena previene l’osteoporosi; nel caso in cui l’osteoporosi sia già presente, allenandoci possiamo ridurre fino al 50% il rischio di frattura dell’anca. Rinforzando i muscoli del pavimento pelvico è anche possibile prevenire e curare i problemi di incontinenza. 

4. Profilo metabolico:
facciamo gli esami del sangue di routine in condizioni di sedentarietà e dopo qualche mese dall’inizio dell’attività fisica e vedremo:
  • miglioramento della glicemia per riduzione della resistenza periferica all'insulina grazie all’aumento del numero e dell'attività dei recettori periferici all'insulina. Si riduce così il rischio di diabete di tipo 2 e delle relative complicanze su cuore e reni
  • riduzione dei livelli plasmatici dei lipidi (trigliceridi, colesterolo totale, colesterolo LDL) e aumento del colesterolo HDL, quello “buono” con riduzione del rischio cardiovascolare. 
5. Perdita di peso corporeo:
L'esercizio fisico aumenta il dispendio energetico totale che deriva dalla somma di metabolismo basale e metabolismo di lavoro.
- aumento del metabolismo di lavoro: l’esercizio fisico aumenta la quantità di energia necessaria alla contrazione dei muscoli. Questo effetto è limitato ai giorni in cui si fa attività fisica.
- aumento del metabolismo basale: l’esercizio fisico determina un aumento della massa muscolare che è quella metabolicamente attiva. Aumenta così il metabolismo basale che è la quantità di energia che il corpo brucerebbe se stessimo tutto il giorno immobili e a digiuno. Quindi, anche a riposo, un corpo allenato brucia più calorie rispetto ad un altro corpo di uguale peso ma non allenato, anche nei giorni in cui non si pratica sport.

6. Mantenimento del peso ideale:
grazie all’aumento delle fibre aerobiche, in un corpo allenato aumentano le reazioni metaboliche di combustione dei grassi. Grazie a questa proprietà, chi svolge una regolare attività fisica mantiene con più facilità il proprio peso.

7. Altri effetti:
migliore tolleranza alle temperature molto alte o molto basse; miglioramento della funzionalità respiratoria per aumento del consumo di ossigeno massimo; riduzione fino al 50% del rischio dei tumori del colon; maggiore elasticità della pelle.

lunedì 11 novembre 2013

motivAzione | Vuoi dimagrire? 5 consigli per stabilire obiettivi vincenti

Chi nella vita non si è mai prefissato l’obiettivo di mettersi a dieta? Che sia per perdere i 2-3 chili presi durante le feste di Natale o le vacanze estive o per risolvere un problema di salute, tutti abbiamo provato almeno una volta nella vita a correggere un’abitudine sbagliata del nostro stile di vita. Ma come abbiamo formulato i nostri obiettivi?

Non puoi arrivare alla meta se non costruisci obiettivi vincenti. Se l’obiettivo, o gli obiettivi, li formuli male le probabilità di dimagrire (o ottenere ciò che vuoi) le riduci, anziché aumentarle! Puoi avere successo solo se parti da una corretta pianificazione del come. In altre parole ti occorre costruire una tabella di marcia.

Per farti capire mettiamo che vuoi dimagrire. Come puoi stabilire obiettivi vincenti? Adotta il metodo SMART della PNL:

1. Stabilisci obiettivi positivi: se dici “Voglio perdere 5 chili” hai già sbagliato prima di cominciare! Devi formulare l’obiettivo in positivo: arrivare al peso ideale di 50 kg. Stessa cosa per “Non voglio più ingrassare”, meglio “Voglio mantenere il mio peso ideale”. Il cervello considera deleteri il non e il perdere. Se stabiliamo obiettivi positivi percepiamo che stiamo guadagnando qualcosa per noi e la nostra salute.

2. Scegli obiettivi realistici ma anche ambiziosi: voglio arrivare al peso di 50 kg. È un obiettivo realistico? Sì, mi sento di poterlo fare, penso proprio che ce la farò. È un obiettivo ambizioso? Sì … Ma non troppo. 

Nel caso invece di persone in notevole sovrappeso o obese, l’obiettivo di tornare normopeso potrebbe essere troppo ambizioso. Non spariamo troppo in alto! In questo caso è più realistico procedere per piccoli passi.

È come scalare una montagna senza fermarsi mai e scalare una montagna sapendo che puoi fare 3 soste. Se pianifichi obiettivi realistici ti sembrerà tutto più facile, vedrai! 

3. Condividi gli obiettivi: avere il sostegno delle persone a te più care è importantissimo. Spesso infatti partiamo motivati ma davanti alle piccole incertezze cadiamo in tentazione. Se condividi l’obiettivo con qualcuno, se hai l’appoggio di chi ti sta vicino, se chiedi aiuto per fare un lavoro di squadra, il percorso può essere più facile.

4. Misura i progressi: vuoi tornare a 55 kg. Come capirai di aver centrato l’obiettivo? Quando ci sarai arrivata, non solo vedrai il numero 55 sulla bilancia ma – per esempio - sarai rientrata in quei pantaloni che non metti più da quando hai preso qualche chilo. Se parti da 70 kg e vuoi tornare a 55, è meglio dividere l’obiettivo in più fasi: per esempio prima rientrerai in una taglia 44, poi nella 42 e alla fine nella 40. Dividi l’obiettivo in passetti misurabili così potrai capire quando ne hai raggiunto uno ed essere così sempre più motivato.

5. Datti un tempo: ogni traguardo deve poter essere raggiunto in un tempo noto. Se il tuo percorso è più articolato, tempifica anche i traguardi intermedi in modo che saprai in quanto tempo raggiungerai la meta finale. Datti un tempo realistico naturalmente! Ad esempio non puoi pensare di perdere 5 chili in una settimana! Puoi pensare però di raggiungere il tuo peso ideale di 55 kg in un mese e mezzo.

Naturalmente era un esempio. 
Adesso metti in pratica i 5 consigli per formulare i tuoi obiettivi vincenti. Pensa al tuo obiettivo e rispondi a queste domande:
  • Hai formulato l’obiettivo in positivo?
  • È un obiettivo realisticamente ambizioso?
  • Hai messo al corrente qualcuno del tuo obiettivo? Se sì, quel qualcuno condivide l’obiettivo?
  • Come capirai di aver raggiunto i traguardi intermedi? E come capirai di essere arrivato alla meta finale?
  • In quanto tempo pensi di arrivare all’obiettivo?
In qualità di Dietista, utilizzo questo modello durante il colloquio motivazionale con i pazienti. Per saperne di più: Non parliamo di cibo, parlami di te.

lunedì 4 novembre 2013

motivAzione | Non parliamo di cibo, parlami di te

Durante il colloquio motivazionale non parleremo di cibo ma mi parlerai di te. Di quanto sia per te difficile seguire la dieta, degli attacchi di fame emotiva quando hai i nervi a fior di pelle, di tutto quello che può renderti difficile dimagrire o muoverti in direzione degli obiettivi che tu hai prefissato, in una parola cambiare.

Sappiamo tutti infatti che dobbiamo mangiare frutta e verdura, mangiare poco e muoverci di più, evitare di spiluccare tra un pasto e l’altro. Bla bla bla. Ma tu proprio non ci riesci, quello che fai è lontano da quello che dovresti fare … Ti sembra tutto così difficile … E finisci per frustrarti e rassegnarti a stare in un corpo che non è il tuo, che proprio non vorresti.

Allora che fare? Lasciar perdere? Il nocciolo della questione è aumentare la motivazione al cambiamento con il colloquio motivazionale.

Bada bene, non si tratta di psicoterapia. Il colloquio motivazionale non indaga il passato, non si occupa dei disturbi psichici, non si propone di modificare la personalità. Attraverso l’approccio motivazionale parleremo del problema e dei motivi per cui vuoi cambiare, aumenteremo la motivazione e decideremo il da farsi.

In particolare procederemo in 4 fasi:
  1. Engaging: una relazione è fatta di due persone. Anche la relazione terapeutica, o meglio d’aiuto. In questa prima fase è perciò necessario che io instauri una relazione di fiducia con te, spiegandoti il mio metodo e i nostri rispettivi ruoli. Solo se lo desideri procederemo
  2. Focusing: per poterti aiutare devo conoscere il quadro della situazione, quelli che tu consideri comportamenti problematici. Me li racconterai e io starò ad ascoltarti. Poi stabiliremo le priorità da affrontare, il piano di lavoro.
  3. Evoking: in questa fase analizzeremo i lati positivi e quelli negativi sia del cambiamento sia del mantenimento del tuo stato attuale. E aumenterò la motivazione al cambiamento.
  4. Planning: pianificheremo come procedere. Non come io voglio ma come tu ti senti di poter fare sulla base delle tue priorità, delle tue risorse e delle tue capacità.
Il mio ruolo è ascoltarti, consigliarti, indirizzarti verso il cambiamento e costruire una motivazione di ferro che si rinforzerà man mano che andremo avanti nella direzione del cambiamento fino al successo finale. Se vuoi posso aiutarti a cambiare.
Il colloquio motivazionale è un metodo centrato sul paziente nel quale io sono in regia e tu, come nel racconto di una fiaba, sei la voce narrante. 

lunedì 28 ottobre 2013

motivAzione | La motivazione in 10 aforismi commentati

1. “Se vuoi avere successo, il tuo desiderio di successo deve essere più grande della tua paura di fallire.” (Bill Cosby)
Sei preoccupato per un problema di salute o per il tuo aspetto? Il tuo attuale stile di vita si scontra con un valore molto importante per te? Forse sì. Eppure non sei ancora determinato a cambiare, c’è ancora qualcosa che ti blocca: la paura di non riuscirci. Molte persone decidono attivamente che è venuto il momento di cambiare quando la preoccupazione o il valore morale diventano più importanti dei lati negativi del cambiamento.

2. “Non mi scoraggio perché ogni tentativo sbagliato scartato è un altro passo avanti.” (Thomas Edison)
Ciò che ci impedisce di riprovarci può essere anche il ricordo di un precedente tentativo andato male. C’è chi pensa “Vorrei tanto dimagrire ma ho provato già 3 volte a mettermi a dieta e non ci sono riuscita”. È importante che concepiamo le esperienze precedenti non come fallimenti ma come tentativi. Molti studi hanno dimostrato che ogni processo di cambiamento richiede mediamente 3 tentativi per andare a buon fine. Ogni esperienza ci ha insegnato qualcosa e può rappresentare una ricchezza per il nuovo tentativo.

3. “Inizia ovunque ti trovi, con qualsiasi mezzo tu puoi avere a tua disposizione; mezzi migliori li troverai lungo il cammino.” (Napoleon Hill)
Per poter cambiare è necessario innanzitutto volerlo. E poi iniziare. Ma spesso non ne abbiamo gli strumenti, per esempio vogliamo dimagrire ma non sappiamo bene come. Molti dei pazienti che si presentano al primo incontro stanno mangiando meglio da una settimana o hanno eliminato gli spuntini extra. È un buon inizio. Ma è quando si rivolgono al professionista che acquisiscono ulteriori strumenti per riuscire a dimagrire.

4. "Tutto ciò di cui hai bisogno è già dentro di te, offri risultati, non scuse." (Anonimo) 
Siamo una fonte inesauribile di risorse. Queste risorse per dimagrire cerchiamole dentro di noi e mettiamole in pratica per realizzare il cambiamento. La soluzione è dentro il problema, anche se non la vediamo. Il colloquio motivazionale è come una lente di ingrandimento che ci permette di vederla.

5. “Bisogna essere in due per dire la verità: uno che la dica e l’altro che la ascolti” (Henry David Thoreau)
Uno che la dica la verità. Durante il percorso si incontrano delle difficoltà, è normale. È importante riconoscerle e parlarne. Nascondersi dietro alibi come “Ho il metabolismo rallentato” o “Non ho tempo” non è utile per riuscire a cambiare con successo. Dire “Non sto seguendo il programma alla lettera” o “Non sto seguendo affatto la dieta” richiede grande onestà intellettuale. Ma proprio l’ammettere a sé stessi di avere delle difficoltà, riconoscere il problema e parlarne, permette di trovare soluzioni.
E l’altra che ovviamente la ascolti. È necessario che il professionista non si trinceri dietro inutili prescrizioni ma ascolti in modo supportivo per esplorare fino in fondo il problema.

6. “Se si tratta un individuo per quello che è, tale rimarrà. Ma se lo si tratta per quello che dovrebbe o potrebbe essere, ecco che questi diverrà così come dovrebbe o potrebbe essere.” (Johann Wolfang von Goethe)
Se ti affidi ad un professionista che non ti considera un caso perso ma che crede che tu possa cambiare, avrai buone probabilità di cambiare.

7. “Quel che faccio è aiutare le persone a sviluppare la convinzione di essere persone splendide, perché quando cominciate a crederlo cominciate anche a comportarvi di conseguenza: è allora che iniziate a raccogliere fantastici risultati.” (Richard Bandler)
Inutile che te lo dica, dimagrire è anche un discorso di autostima. Se ti vuoi bene e hai stima di te, ti sarà più facile raggiungere gli obiettivi. Ma l’autostima va a braccetto con l’autoefficacia, ovvero credere di riuscire a cambiare. È tutta una questione di individuazione delle tue risorse.

8. “Le persone si lasciano convincere più facilmente dalle ragioni che esse stesse hanno scoperto piuttosto che da quelle scaturite dalla mente di altri.” (Blaise Pascal)
Se qualcuno ti impone obiettivi, motivazioni e strategie che non ti appartengono, questi non ti saranno di nessun aiuto. Perché tu possa cambiare occorre tenere in conto i tuoi valori, le tue risorse e le tue soluzioni ed utilizzarli al fine del cambiamento.

9. “Le persone spesso dicono che la motivazione non dura. Bene. Nemmeno un buon bagno, rispondo io, per questo si raccomanda di farlo ogni giorno” (Zig Ziglar)   
                        La motivazione, si sa, ha alti e bassi. Perciò va costruita, rinforzata e ristrutturata dove ci sono dei punti deboli. Occorre riportare la motivazione a livelli che permettono di portare a termine il cambiamento. A questo serve il colloquio motivazionale.

10. “Mantieni i tuoi pensieri positivi, 
perché i tuoi pensieri diventano parole.
Mantieni le tue parole positive,
perché le tue parole diventano i tuoi comportamenti.
Mantieni i tuoi comportamenti positivi,
perché i tuoi comportamenti diventano le tue abitudini.
Mantieni le tue abitudini positive,
perché le tue abitudini diventano i tuoi valori.
Mantieni i tuoi valori positivi, 
perché i tuoi valori diventano il tuo destino.” (Mahatma Ghandi)
Pensare positivo ti aiuterà a muoverti nella direzione del cambiamento. Quando il comportamento sarà ben radicato e avrai raggiunto un certo grado di consapevolezza, il tuo comportamento positivo si trasformerà in un’abitudine. Se avrai maturato un’abitudine, non tornerai più indietro. Ed ecco allora che non riprenderai mai più i chili persi.

Se vuoi di’ la tua. Per esempio quale aforisma ti ha colpito in particolar modo?

giovedì 24 ottobre 2013

motivAzione | Compendio degli articoli

La rubrica del lunedì motivAzione nasce per incoraggiare e sostenere la persona che ha deciso di cambiare il proprio modo di mangiare.
Per saperne di più sul metodo motivazionale puoi leggere l'articolo di presentazione: 
http://nutritibenevivimeglio.blogspot.it/2013/09/motivazione-la-rubrica-del-lunedi-per.html

Quante probabilità hai di riuscire a cambiare con successo? Per saperlo scopri se sei pronto, desideroso e capace. Basta rispondere a queste tre domande: 
http://nutritibenevivimeglio.blogspot.it/2013/09/motivazione-prepararsi-al-cambiamento.html

Se per mangiare meglio hai chiesto consiglio ad uno specialista della Nutrizione questo articolo fa proprio per te. Hai scelto un professionista motivante? Verifica se lui/lei ha queste quattro qualità: 
http://nutritibenevivimeglio.blogspot.it/2013/09/motivazione-scegliere-un-dietista.html

“Vorrei tanto dimagrire ma mi sembra così difficile!". E' la tipica frase della persona che del cambiamento ritiene più pesanti i lati negativi che quelli positivi. Fa' questo semplice esercizio e aumenterai le probabilità di riuscita: 
http://nutritibenevivimeglio.blogspot.it/2013/10/motivazione-aumenta-la-motivazione-alla.html

Infine un articolo di incoraggiamento per coloro che hanno figli. Ho una buona notizia per voi: essere genitori aumenta la motivazione al cambiamento. Leggete la storia di questi genitori! 
http://nutritibenevivimeglio.blogspot.it/2013/10/motivazione-essere-genitori-aumenta-la.html

lunedì 21 ottobre 2013

motivAzione | Essere genitori aumenta la motivazione

Quante volte le persone che hanno dei chili in più si sono sentite osservate, additate, persino umiliate … Questo potrebbe non essere bastato per far maturare in loro l’intenzione di cambiare.
Il cambiamento si verifica principalmente perché la persona ha bisogno di evitare un disagio. Quando la persona si sente sufficientemente male, allora cambierà.

In realtà la maggior parte dei pazienti che necessitano di un cambiamento o che da molto tempo pensano di cambiare hanno già provato molta sofferenza. Eppure tutta la sofferenza provata non è stata sufficiente per innescare il cambiamento.

Allora cos’è che genera un cambiamento, che sia dimagrire oppure stoppare un qualsiasi comportamento dannoso per la salute?

Uno dei fattori in grado di far partire il cambiamento è il contrasto che si genera tra un valore fortemente radicato e il comportamento attuale. Quando il comportamento malsano cozza con un valore cardine della morale, c’è buona probabilità che cambiamo.

Ho avuto modo di constatare che la genitorialità aumenta la motivazione al cambiamento. Una donna madre mi ha detto: “I miei chili di troppo mi fanno sentire affaticata. Non riesco a giocare con i miei figli. Mi sento pesante e, invece di giocare con loro, li lascio tutto il pomeriggio davanti alla tv. Mi sento in colpa nei loro confronti.”
In questo caso il valore della maternità, così fortemente radicato nella signora, ha dato l’input per il dimagrimento rappresentando un potente evento motivante.

Questa è la testimonianza del counselor di un ex fumatore:
“Disse di aver smesso di fumare un giorno in cui si era recato a prendere i propri figli alla biblioteca cittadina. Mentre stava arrivando, si scatenò un temporale e contemporaneamente, infilando la mano in tasca, si rese conto di un inconveniente che si verificava spesso: era rimasto senza sigarette. Con la coda dell’occhio vide i propri figli che uscivano dalla biblioteca ma non si fermò perché era certo di poter trovare un parcheggio, schizzare in tabaccheria, comprare le sigarette e tornare alla biblioteca prima che i bambini si bagnassero troppo. La sua immagine di padre che “aveva realmente lasciato i figli sotto la pioggia per procurarsi le sigarette” fu così umiliante che decise di smettere di fumare”. (W. Miller, S. Rollnick, “Il colloquio motivazionale, Preparare la persona al cambiamento”, Seconda edizione, casa editrice Erickson)

Quando la discrepanza tra il comportamento problematico, nel caso della signora l’iperalimentazione e nel caso del signore il tabagismo, e il valore, ovvero essere una buona madre o un buon padre, diventa palese agli occhi del paziente, si instaura la disponibilità al cambiamento. Questo vi potrà far dire “E’ il momento di cambiare”.

La maternità può essere una risorsa
A proposito della maternità, un’altra signora ha detto durante un colloquio motivazionale: “Ho mangiato diversi biscotti del vassoio che mi era stato regalato. Li avrei mangiati tutti … Ma ho provato vergogna perché altrimenti mio figlio non avrebbe potuto assaggiarli. Alla fine ne ho preso uno di ogni tipo e gli altri li ho lasciati a lui”.

Mentre nel caso della paziente numero 1 il valore della maternità ha permesso l’inizio del cambiamento, nel caso della signora numero 2 il valore della maternità ha provocato il mantenimento del cambiamento. O meglio, grazie all’altruismo  per il figlio, la signora ha evitato di finire tutti i biscotti. In questo caso l’essere madre ha rappresentato una risorsa efficace per la paziente.

È importante che diveniamo consapevoli delle nostre risorse. I nostri valori quanto più sono radicati tanto più sono potenti propulsori del cambiamento.

Se individuiamo quali dei nostri valori possono avere influenza sul nostro comportamento alimentare, potremo utilizzarli come risorsa per aumentare la motivazione e riuscire a cambiare con successo.