lunedì 17 novembre 2014

motivAzione | Colloquio motivazionale: "Ho fatto il porco per evadere dalla monotonia"


Di seguito il colloquio motivazionale tra un paziente e me, dal quale emergono le ragioni del comportamento alimentare problematico: non golosità, ingordigia, scostumatezza. Bensì per evadere dalla monotonia della quotidianità. 

(Nome e dati anagrafici sono di fantasia. Per una migliore comprensione del caso, vi anticipo che il paziente ha circa 30 anni. Il colloquio viene pubblicato con il consenso esplicito del paziente. Consiglio una lettura aperta: non giudicate, non giustificate, comprendete.)

A.d.r.: "Ieri ho fatto il porco :-("
Io: "In che senso?". 
Apro l'email e questa affermazione, così dura ed autocritica, mi coglie alla sprovvista. Voglio chiarire cosa intende il paziente per "Ho fatto il porco".
A.d.r.: "Nel senso che due giorni fa ho fatto colazione con 2 panini con prosciutto e formaggio e 4 bottiglie di birra, alle undici. A pranzo ho mangiato 250 g di tagliatelle e una forma di ricotta da 200 g, più tre fette di pecorino. Poi, alle cinque sono andato al bar e in tre ci siamo bevuti 40 bottiglie di birra. Alle nove mi sono mangiato 2 pizze. :-( Mi sento in colpa." 
Wow, un racconto veramente dettagliato e senza veli! Quanti altri, al suo posto, l'avrebbero raccontato con una tale sincerità?

Io: "Ti senti in colpa perché sai di aver esagerato."
A.d.r.: "Sì."
Io: "Ok. Vorrei sapere qual è stato il pensiero che ti ha portato a fare il porco."
A.d.r.: "Non faceva niente mangiare un po' di più per una volta."
Io: "Nel senso che mangiare un po' di più per una volta non avrebbe avuto ripercussioni sul peso."
A.d.r.: "Sì. In più avevo voglia di evadere."
Io: "Evadere dalla dieta forse." 
Cerco informazioni più precise.
A.d.r.: "Da tutto."
Io: "Dalla dieta e da altro ancora."
A.d.r.: "Sì, dalla monotonia."

Io: "Dalla monotonia... Per favore, dimmi qualcosa in più di questa monotonia."
A.d.r.: "La monotonia di sentirmi spesso un uomo di cinquant'anni per stare vicino alla mia compagna che ne ha 57, di dover pensare spesso come un uomo troppo maturo, di non vivere più la mia età. A quel punto tutto ti pesa, il solito lavoro, il solito stipendio... Ora non ho nemmeno più il piacere di poter fare come mi pare nel mangiare e nel bere. Una vita in pantofole, davanti alla tv, alle 8 di sera."

Io: "Ricapitolando, due giorni fa ti è capitato di esagerare nel mangiare e nel bere. Lo hai fatto perché volevi evadere. Volevi evadere dalla situazione in cui sei, ovvero il doverti sentire un uomo più maturo di quello che in realtà sei, dalla monotonia sentimentale, lavorativa, remunerativa e ora alimentare. Lì per lì non c'erano motivi per cui non avresti dovuto farlo … Pensavi che in fondo quell'esagerazione non ti avrebbe fatto niente riguardo al peso. Però oggi ti senti in colpa. Ho capito bene?" 
Riassumo i fatti sulla base del racconto.

A.d.r.: "Sì, è così, volevo essere meno maturo. Ti prego di non vedermi debole. Forse indebolito, dalle intemperie della vita."
Io: "Vorresti essere meno maturo e meno ingabbiato dalla monotonia. Ti preoccupa che potrei considerarti debole. Non pensi di essere debole ma di essere stato indebolito dalle intemperie della vita."
A.d.r.: "Sì."
Io: "Credo che il problema non sia come ti vedo io. Tra l'altro, non credo che tu sia debole, ti vedo come una persona che vorrebbe cambiare e che si trova in un momento di difficoltà. Il nocciolo della questione è che fare il porco rappresenta per te un'occasione per evadere dalla monotonia di stare a 30 anni in pantofole, davanti alla tv, alle 8 di sera." 
Sono accogliente e non giudicante e riporto il discorso al nodo fondamentale.
A.d.r.: "Complimenti. Sei intelligentissima." 
Ho capito bene e il paziente me ne dà atto.

Io: "Grazie! Vorrei aggiungere degli altri elementi..." 
Proseguo il discorso.
A.d.r.: "Cioè?"
Io: "La prima volta che ci siamo visti hai sottolineato il fatto che la tua compagna avesse 57 anni, sebbene io non te l'avessi chiesto. Parlando mi hai anche detto: "Quando pesi meno, anche le ragazze ti guardano di più e in modo diverso". Ricordo bene?"
A.d.r.: "Può essere. Lo sottolineo sempre. Boh."
Io: "E’ importante per te sottolinearlo."
A.d.r.: "Stai scavando ... Sì, ma non so perché è importante sottolinearlo." 
Tradotto, il paziente mi dice "Alt!". E il discorso delle ragazze cade nel vuoto... 
Io: "Sto scavando, sì. Tuttavia non vorrei toccare argomenti di cui non vuoi parlare. Quindi se non ne vuoi parlare, fammelo notare, così parliamo di altro." 
Chiedo il permesso di andare avanti.
A.d.r.: "Per oggi, se possiamo, basta così. Sono una persona estremamente sensibile … Paragonami ad un diamante: tanto duro e tanto fragile." 
Permesso negato.
Io: "D'accordo! La prossima volta parleremo di altro e ho già in mente di cosa. Un diamante, tanto duro, tanto fragile e tanto prezioso!"
A.d.r.: "Graaaaziiiiieeeee."

Le relazioni interpersonali, gli accadimenti di tutti i giorni, il nostro vissuto, influenzano i nostri comportamenti, anche quello alimentare. 

Questo dialogo può essere per alcuni demotivante, frustrante, perché può darsi che ci riconosciamo, in tutto o in parte, in A.d.r. Ma se è demotivante, perché ho voluto pubblicarlo visto che il proposito di questa rubrica è aumentare la motivazione al cambiamento? Ho voluto trattare il tema: primo, per rendere omaggio ad A.d.r. per il coraggio della sua sincerità e per la fiducia di cui mi onora (pensate sia facile aprirsi così? E che si possa fare con tutti?); secondo, perché solo partendo da un'esplorazione profonda del problema, possiamo risolvere il problema stesso.
Come ne usciamo? Le vie d'uscita sono due: fuggire dal problema senza risolverlo, oppure lavorare insieme per cercare soluzioni.

Potete leggere l'articolo sia su blogspot sia sul blog integrato nel mio sito.

lunedì 10 novembre 2014

motivAzione | 5 cose motivanti da fare quando si ingrassa


Per riuscire a dimagrire, la differenza la fa l'atteggiamento. La mente governa il nostro agire: con la giusta dose di ottimismo, di motivazione e di autoefficacia, il successo è assicurato.$

Vediamo allora le 5 regole d'oro per motivarci all'inizio e nel corso di un percorso dimagrante:  

• Ponetevi 3 domande: per dimagrire, è necessario voler dimagrire. La risposta comunque non è un semplicistico sì o no. Ci sono delle sfumature. Per valutare quindi la volontà, la disponibilità e la prontezza, rispondete a queste 3 domande: 
  1. Quanto desideri dimagrire da 0 a 10? 
  2. Quanto sei disponibile, da 0 a 10, a cambiare il tuo stile di vita rivedendo le abitudini alimentari e motorie? 
  3. E' questo il momento giusto?
Se avete dato a tutte e 3 un punteggio pari o superiore a 6, potete intraprendere un tentativo.

• Stabilite i vostri obiettivi: gli obiettivi devono essere giusti ovvero né troppo ambiziosi e pertanto difficilmente realizzabili, né troppo poco ambiziosi, che porteranno ad un risultato mediocre e saranno dunque demotivanti. Dividete il percorso in tappe da raggiungere: per esempio, se i chili di troppo sono 10, il primo obiettivo sarà toglierne 5, poi ridefiniamo l'obiettivo per perdere gli altri 5. 

Mi piace sottolineare questo concetto: la pianificazione degli obiettivi è un momento importantissimo del percorso; se riusciamo a gestire bene questa fase, aumentiamo la determinazione nell'iniziare. Come dice quel vecchio detto popolare, chi inizia bene è a metà dell'opera!  Per approfondire, leggi i 5 consigli per stabilire obiettivi vincenti.

• Tenete duro per almeno 15 giorni: i primi risultati rilevanti saranno visibili e percepibili dopo i primi 15 giorni. Aspettate quindi una quindicina di giorni prima di trarre un bilancio o modificare ulteriormente il vostro comportamento alimentare e il vostro stile di vita, prima di decidere se continuare o abbandonare il percorso. 

Tenete duro 15 giorni anche rispetto all'appetito: nei primi giorni è normale avere più fame rispetto a prima; dopo la prima settimana, le cose andranno già meglio, l'appetito diminuirà, farete meno sforzi e la strada sarà in discesa.

• Tenete i vestiti "vecchi": se ogni volta che prendiamo chili, corriamo a rifarci il guardaroba con capi di una taglia in più, ci siamo già dati per vinti. E' necessario darci uno stop e cercare di stare sempre sulla stessa taglia. Tenere i vestiti di prima, anche se ci stanno stretti, ci obbligherà a perdere qualche chilo. Vestire aderente ci aiuterà anche a percepire i miglioramenti meglio che se indossiamo tute e felpe larghe. 

• Pesatevi non più di una volta a settimana: pesarsi tutti i giorni è un grosso errore! Da un giorno all'altro le variazioni del peso sono influenzate dal livello di sodio e di ritenzione idrica, le fasi del ciclo mestruale nella donna, l'effetto dell'allenamento. La pesata giornaliera non ci permetterà di vedere grossi miglioramenti, non è attendibile e ci farà vivere in un incubo, aumentando anche la probabilità di sviluppare comportamenti ossessivo-compulsivi. 


La giusta frequenza della pesata è ogni 7 o 15 giorni. Con cosa pesarsi? Bilancia elettronica o meccanica? Consiglio una bilancia meccanica ad ago che, pur essendo meno precisa, è più attendibile di quella elettronica. Una raccomandazione: la bilancia deve essere posizionata su un pavimento ben piano, con l'ago ben allineato allo zero. 

Come sempre, vi rinnovo l'invito ad iscrivervi alla newsletter per ricevere gli aggiornamenti con cadenza settimanale. Alla prossima!

lunedì 3 novembre 2014

motivAzione | "Lascio o continuo? Continuo." I progressi di G.

Vi ricordate G., la signora che era nel dilemma "Lascio o continuo la dieta?"? Vi riepilogo la sua storia, vi aggiorno sui suoi progressi e vi spiego come ha deciso di continuare il percorso. 

Fino a due controlli fa, G. incontrava delle difficoltà nell'esecuzione della dieta. Il suo problema consisteva negli attacchi di fame nervosa che la portavano a vanificare gli effetti della dieta dimagrante. Esagerava con i dolci nel fuori pasto, perciò non dimagriva. 

Non vedendo risultati, la penultima volta che ci siamo viste stava pensando di abbandonare il percorso. Ma nel corso del colloquio motivazionale, ha maturato l'idea di continuare per un altro mese e si è sforzata di trovare soluzioni al suo problema. 

G. è tornata a fine ottobre e con un cauto ottimismo dico che le cose vanno decisamente meglio. Ce lo dice proprio G.: "Se prima gli sgarri erano 10, ora sono 5". Un ottimo risultato ... Certo, siamo ancora lontani dalla perfezione visto che gli sgarri si verificano ancora, ma le cose vanno senz'altro meglio rispetto a qualche mese fa. Il miglioramento è stato sorprendentemente del 50% e, credetemi, per le difficoltà che aveva G. all'inizio del percorso, è un progresso davvero notevole! Intanto un altro mezzo chilo e qualche mezzo centimetro in meno. 

Altre buone nuove inoltre: "E' la prima volta in questo mese che non mi sono pesata in modo ossessivo". G. sta imparando ad ascoltare i segnali del suo corpo senza farsi ingannare - né in modo positivo né in modo negativo - dal numeretto sulla bilancia. Non so bene il motivo (dovrei indagare meglio questo aspetto) ma secondo la mia casistica, quando smettiamo di pesarci di frequente, ci muoviamo più velocemente in direzione degli obiettivi. 

Visto che la soluzione da lei pensata le ha giovato ed è stata efficace, abbiamo deciso di lasciare le cose invariate. Per concludere, chiedo a G.: "Allora, lasci o continui la dieta?". "Beh, diciamo che mi sono data un nuovo tempo: continuo fino a Natale". Tornerà con qualche chilo in meno? Io sono sempre ottimista. La cosa positiva è che intanto si è data un'altra possibilità.

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lunedì 27 ottobre 2014

motivAzione | "Mi ubriaco di cibo"

"Io mi ubriaco di cibo, ci sono persone che fumano o si drogano o si ubriacano. Io invece mi attacco al cibo per consolarmi". Ricordo che era un tranquillo pomeriggio in studio quando questa frase scosse la mia coscienza e sfidò le mie capacità professionali. Oltre che colpirmi profondamente il contenuto, mi colpì il coraggio di chi la proferì, la forza di parlarne superando la vergogna. Uno dei momenti più significativi della mia carriera.

Questa è stata la prima volta che, iniziando ad approfondire la questione della motivazione al cambiamento delle abitudini alimentari, mi sono sentita dire una frase così forte e densa di significati. Significativa perché si scopriva il motivo per cui la persona non dimagriva; perché la persona raccontava le sue responsabilità; perché,  abbandonando tutte le scuse addotte fino a quel momento, mi si dava per la prima volta la possibilità di intervenire sul problema reale.

Devo molto a questa persona per avermi fatto capire che se ci si abbuffa non è perché si è mangioni o ghiotti o privi del senso della regola ma perché dall'abbuffata traiamo un vantaggio in quel momento che può essere il consolarci, il colmare delle mancanze, lo sfogare l'inquietudine, l'ansia. 

Può essere per una miriade di motivi ma il meccanismo è comune a quello delle altre dipendenze. Me l'ha fatto notare questa persona per prima e altri dopo di lei: c'è chi ha un problema col cibo, chi con le sigarette, chi con le sostanze stupefacenti, chi con il gioco d'azzardo. A mio avviso, la dipendenza dal cibo non è migliore o peggiore di quella dalla droga. Le ragioni che sottostanno sono le stesse, è l'oggetto della dipendenza che è diverso.

Per non essere fraintesa, però, spiego cosa intendo con il termine abbuffata. L'abbuffata non è la cena con gli amici in cui si mangia più del solito e magari si beve anche né lo sgarro per aver mangiato due biscotti in più rispetto a quanto consentito dalla dieta. 

Per abbuffata il mondo scientifico intende il consumare grandi quantità di cibo in un breve intervallo di tempo (generalmente mezz'ora) con un senso di perdita di controllo sull'atto del mangiare. E' impossibile interrompere l'abbuffata in corso, se non quando il nostro stomaco non ne vuole proprio più sapere di accogliere cibo. 

Non ci interessa in questa sede approfondire se si tratti di un Disturbo del Comportamento Alimentare e di quale tipo. Quello dei DCA è un panorama così vasto da richiedere una diagnosi sulla persona. La diagnosi non deve essere vissuta come un'etichetta ma come il primo passo per una terapia corretta che miri alla soluzione del problema. Voglio invece dire che l'abbuffata è un comportamento disfunzionale, dannoso per il benessere sia fisico sia psichico, e che pertanto va guarita. "Sì, è vero che ho questo problema... Ma in fin dei conti tanti dolci fanno meno male di tante sigarette...". Minimizzare il problema ritarda il trattamento.

Qualcuno dei miei pazienti che è stato in trattamento psicoterapeutico per questa ragione mi ha detto che si è sentito dire dallo psicoterapeuta: "In questi casi devi avere più autocontrollo". E' un buon consiglio ma la persona va aiutata nel costruirlo. Sì perché l'autocontrollo, laddove manchi, si può costruire nel tempo. Il primo passo da fare è avere la forza di chiedere aiuto.

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lunedì 20 ottobre 2014

motivAzione | Come dimagrire imparando dai propri errori

Mangiando s'impara, o meglio sbagliando a mangiare s'impara. Per imparare, però, dobbiamo prima divenire consapevoli degli errori. Ecco come raggiungere il peso ideale ed essere in salute a partire dall'individuazione e dalla correzione degli errori alimentari. 

I problemi di peso e di salute sono la spia di uno squilibrio nel nostro corpo ed è possibile che per gran parte di essi la causa risieda in errori alimentari ripetuti nel tempo. E' ormai certo che un'alimentazione scorretta sia per quantità sia per qualità del cibo ci predisponga all'insorgenza di malattie metaboliche, cardiovascolari, cronico degenerative e tumorali. Possiamo correre ai ripari migliorando l'alimentazione: un'alimentazione corretta ci garantisce un buono stato di salute.

Iniziate con l'individuare la vostra pecca: solo venendo a conoscenza di ciò che state sbagliando, sarà possibile correggervi. Cercate tra i seguenti gli errori che commettete: poca frutta e poca verdura, apporto giornaliero di acqua insufficiente, troppi dolciumi, consumo eccessivo di carne, assunzione di alcolici, esagerazione nelle quantità di pasta e pane, abbuffate compulsive, orari dei pasti non regolari, per citare quelli più frequenti. 

Se ancora non avete un'idea di ciò che state sbagliando, per 
una più precisa descrizione e valutazione delle vostre abitudini, vi consiglio il diario alimentare. Riportate su un'agenda ora dei pasti, cosa avete mangiato, la quantità approssimativa, dove e con chi, il motivo per cui avete mangiato (utile nei casi di fame emotiva), eventuali sintomi dopo mangiato (per individuare cibi potenzialmente dannosi). Così potrete, da soli o con l'aiuto di un esperto, valutare l'adeguatezza della vostra alimentazione. 

Compilare il diario alimentare è per alcuni una vera e propria scocciatura. Qualche volta capita che ai controlli le persone portino il foglio in bianco. Non compilatelo se per voi è una forzatura. 

Tuttavia il diario alimentare è uno strumento fondamentale per il controllo dell'aderenza al programma nutrizionale e permette di individuare gli errori alimentari e le eventuali modifiche da apportare al programma in base all'errore ricorrente. Non è quindi l'occasione per giudicare il paziente, bensì il modo per offrire un aiuto il più personalizzato possibile grazie alla conoscenza del problema.

Essendo sprovvisti di pozioni magiche che ci permettono di dimagrire o di guarire continuando il nostro stile di vita abituale, possiamo invece aggiustare il nostro peso e gli indicatori di salute attraverso un processo di apprendimento di sane abitudini alimentari e motorie. L'obiettivo è arrivare ad un definitivo cambiamento dello stile alimentare in modo da mantenere il peso ideale evitando l'odioso e nocivo effetto yo yo, su e giù del peso, e l'essere perennemente a dieta. 

Man mano che avremo buoni risultati di peso e di salute, il nostro comportamento sarà rinforzato e le nostre abitudini consolidate. Secondo lo psicologo comportamentista Thorndike, l'apprendimento avviene per tentativi ed errori. 

Per la legge dell'effetto, l’apprendimento viene rinforzato quando è accompagnato da sensazioni piacevoli o soddisfacenti, mentre si indebolisce quando è associato a sensazioni spiacevoli o frustranti. Ne consegue che quando cominceremo a riscontrare buoni risultati sul peso, ci sentiremo bene in salute e magari qualcuno ci farà i complimenti per il ritrovato benessere, saremo stimolati a proseguire su quella strada. 

Come faremo a capire quando abbiamo finito di apprendere? Semplicemente quando mangiare bene sarà diventato naturale. 
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lunedì 13 ottobre 2014

motivAzione | "Se uno ti dice che non ha seguito la dieta, ti arrabbi?"

Il mio splendido lavoro è fatto sì di apprendimento di nuove conoscenze teoriche e pratiche ma soprattutto di crescita personale. Sto eseguendo infatti una serie di approfondimenti sulla Nutrizione nel fitness e nello sport per offrire una consulenza migliore nei centri dove ricevo. Tuttavia i migliori docenti sono sempre i pazienti che mi insegnano che l'aspetto motivazionale è la cosa più importante, al di là di quanto appropriata sia una dieta.

Stasera, raccontandovi la storia di A., mi ricollego a quanto scritto nell'articolo precedente per darvi ancora una volta la prova del fatto che è fondamentale prenderci la responsabilità delle nostre azioni ai fini del cambiamento.

A. ha difficoltà a gestire i pasti nel fine settimana, quando si trasferisce dai parenti. Quando è fuori casa, non riesce proprio a rispettare la dieta e nemmeno a trattenersi. Mangiare in abbondanza per almeno quattro o cinque pasti della settimana significa mettere a repentaglio la buona riuscita del percorso. Nel week-end A. deve per forza mandare a monte cinque giorni di dieta ben fatta? Deve rimangiarsi (è proprio il caso di dirlo) tutto?

Se anche mangiamo fuori per due giorni a settimana e non siamo in grado di provvedere da soli alla preparazione dei pasti, possiamo quantomeno trovare un compromesso: rispettare l'impostazione della dieta pur mangiando quello che mangiano gli altri e, non potendo pesare con la bilancia, controllare le porzioni visivamente. 

Quando gliel'ho fatto notare ("Prenditi la responsabilità delle tue azioni!", gli ho detto), A. ha riconosciuto la sua mancanza: "Sì, è vero, avrei potuto controllarmi così ... Ma quando mi trovo nel piatto sette o otto pezzi di pollo e tutte quelle patate, proprio non so dire di no!".

La responsabilità non è di chi ci ha riempito il piatto ma nostra che abbiamo mangiato troppo. A. è stato coraggiosissimo nell'ammetterlo. Si è finalmente riconosciuto un ruolo attivo nel proprio comportamento lasciando cadere i pretesti che aveva addotto pochi minuti prima: "Non ho potuto dire di no ... Non ho potuto declinare l'invito ... Non ho avuto tempo per organizzarmi diversamente ... Se l'avessi lasciato nel piatto, i padroni di casa si sarebbero offesi ...". 

Negare il nostro coinvolgimento ci indurrà a pensare che l'accaduto sia inevitabile e quindi non modificabile. Prendendoci le nostre responsabilità, invece, potremo pensare a come risolvere il problema. 

A fine colloquio A. mi ha chiesto: "Tu ti arrabbi con quelli che ti dicono che non hanno rispettato la dieta?". No, non mi arrabbio, anzi ne sono contenta. Proprio quell'ammissione di responsabilità ci permette di esplorare le possibili soluzioni. Bravo A. per la sua audacia.

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lunedì 6 ottobre 2014

motivAzione | Responsabilizzarci per dimagrire

La settimana scorsa è stata per me densa di impegni, più del solito. Nuovi pazienti, molti programmi nutrizionali da elaborare, nuovi progetti da definire, corsi di aggiornamento, mi hanno preso molto tempo. Ve lo dico con sincerità: non ero troppo sicura di fare in tempo a scrivere per motivAzione. 

Tuttavia, viste le numerose visualizzazioni e considerate le email entusiaste di quanti che grazie a questi articoli stanno ottenendo risultati positivi, mi sono detta: "Ce la devi fare!". Ed eccoci qua a leggere qualche consiglio su come aumentare la nostra motivazione al cambiamento delle abitudini alimentari.

L'articolo di oggi verte su un episodio particolare che mi è successo in questa settimana con una paziente. Grazie ad esso ho capito quanto la responsabilizzazione sia importante nel processo di cambiamento. Vi spiego cosa è successo a R.

R. ha un problema: sopraffatta dalla stanchezza del lavoro, dall'accudimento dei figli e dalla gestione della casa, pilucca dolciumi. Racconta di rispettare regolarmente il programma nel resto della giornata e che il problema si manifesta alla sera. E' questo l'errore che le impedisce di perdere peso.

Fino a qui nulla di insolito. Molte persone si comportano allo stesso modo: mangiano correttamente durante il giorno, rovinano il ben fatto tra il tardo pomeriggio e la serata. Nella maggior parte dei casi, si tratta di fame emotiva ovvero di assunzione di cibo non giustificata da un effettivo bisogno fisiologico ma rispondente a stati d'animo. E' un comportamento disfunzionale che ci allontana dagli obiettivi e che nuoce alla nostra salute.

La particolarità del caso di R. sta nell'aver preso consapevolezza solo ora che il suo comportamento dipende da lei. La tendenza è di proiettare le tentazioni al di fuori di noi ("quel dolce mi tenta") senza prenderci la responsabilità di quello che sta succedendo ("mi sto lasciando tentare da quel dolce").

La differenza è sottile ma importante. Dobbiamo capire che la tentazione è insita in noi e che dipende unicamente dalla nostra volontà se cedervi o resistervi. E' un bene che sia così! Come facciamo infatti a cambiare una cosa che non dipende da noi? E' impossibile! Dobbiamo assumerci la responsabilità delle nostre azioni: prendendo coscienza del fatto che dipende da noi, possiamo modificare con successo il nostro comportamento muovendoci in direzione del cambiamento.

La chiave per il benessere è prendere atto che del nostro benessere siamo responsabili noi stessi per primi. Riconoscerci sia il merito sia il demerito delle nostre azioni ci aiuterà ad avere migliori risultati, anche nella dieta. Non è opportuno proiettare il nostro problema su fattori esterni ("Mi sono abbuffato perché Tizio mi ha fatto arrabbiare" oppure "Non riesco a dimagrire perché ho il metabolismo rallentato" quando invece si commettono errori alimentari). Attribuire un successo o un insuccesso a cause interne aumenterà la nostra capacità di analisi e di risoluzione del problema. 

Non voglio dire con questo che una volta capito che le nostre capacità di successo dipendono da noi, da domani il problema sarà risolto. Dico che per esempio il problema della fame emotiva possiamo esaminarlo meglio, procedere nella ricerca di soluzioni e metterle in pratica per verificarne l'efficacia.

Come dico sempre ai pazienti, per cambiare un comportamento ci vuole del tempo. Il nostro obiettivo è fare in modo che il problema si verifichi con sempre minore frequenza: se per esempio prima cedevamo sempre alla tentazione, poi saremo in grado di fuggirvi 3 volte su 7, dopo ancora 5 volte su 7. Pian piano, con la vostra partecipazione attiva, non cederete più alla tentazione. Ed ecco che i risultati saranno finalmente a portata di mano.

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Ringrazio con stima e affetto Giuseppina Menduno e Maria Luisa Pasquarella per gli straordinari insegnamenti che mi hanno trasmesso.