lunedì 9 marzo 2015

motivAzione | Come evitare di sgarrare ancora. Parola di psicologa

La causa principale di abbandono della dieta è lo sgarro. La psicologa Sabrina Zaninotto ci insegna come cambiare pensiero e comportamento per non sgarrare più.

Non so se conoscete tutti le mie origini. Sono abruzzese, per la precisione di Teramo, città flagellata da giovedì da neve e vento, con tanto di interruzione delle forniture di energia elettrica ed acqua. Sono stati giorni veramente difficili, in cui è stato difficoltoso uscire di casa e persino stare in casa a causa della mancanza dei servizi. Pur con tutti gli impedimenti del caso, sono riuscita a ricevere per la maggior parte del tempo...

Ma c'è stato anche un altro intoppo: vi avevo promesso che avrei scritto un altro articolo, dopo quello di lunedì scorso, riguardante il mantenimento. Mancando la corrente elettrica e dovendo provvedere ad altre incombenze derivanti dal maltempo, non ho avuto né il tempo né il modo di scrivere di questa tematica. Ne sono molto rammaricata poiché per indole tengo a tener fede alla parola data. Recupererò in settimana!

Oggi scrivo della causa principale dell'abbandono della dieta: lo sgarro. Che sia occasionale o abituale, non rispettare i consigli del Dietista può far nascere un senso di fallimento verso sé stessi ("Non ce la farò mai di questo passo! Tanto vale lasciar perdere!") e di vergogna nei confronti del professionista ("Siccome non riesco ad avere i risultati attesi, penso che tu non voglia continuare a seguirmi").

Altri invece, più ottimisti, mi dicono: "Con me devi avere pazienza perché per come stanno andando le cose ci metto più tempo del previsto", non dandosi per vinti. Voglio rassicurarvi del fatto che la pazienza non mi manca e il tempo nemmeno. Il mio compito è quello di condurvi e di seguirvi, e poi ancora di seguirvi e di condurvi. Rispettando i vostri tempi senza forzarli quando non è il caso.

In questi giorni ho letto a tal proposito un libro molto interessante, Dimagrire imparando dai propri errori, di cui potete leggere presentazione ed indice qui. L'autrice è la Dott.ssa Sabrina Zaninotto, psicologa specializzata nel trattamento cognitivo-comportamentale dell'obesità. Ne riporto due passi mooolto significativi che penso vi saranno utili per rinforzare la motivazione al cambiamento dello stile di vita e faccio alcune riflessioni a riguardo.  

Mandare all'aria la dieta dopo aver sgarrato è forse "[...] l'errore più comune, fatto almeno una volta da tutti coloro che hanno sperimentato una dieta. Capita che riusciamo a iniziare un regime ipocalorico con tutta la convinzione necessaria, la motivazione giusta, pesando gli alimenti con precisione certosina, facendo bene attenzione a non eccedere e talvolta, persino a ridurre ancora un po' le dosi prescritte. Riusciamo con successo a respingere offerte di cibi gustosissimi, magari del nostro piatto preferito, il tutto anche per mesi e mesi. Poi, una perdita di controllo momentanea, grande o piccola che sia, uno "sgarro", un cedimento, ed ecco che, come per magia, mesi di sforzo vengono buttati via. 

"Ormai ho sgarrato, la dieta è saltata". Perché? Risposta: "O la seguo precisamente, o non la seguo affatto". E' ciò che è passato nella mente di tutti coloro che hanno fatto una dieta senza portarla a termine. Questo pensiero è dicotomico. Prevede solo due possibilità. 

Ma qual è la logica di questo ragionamento? Com'è possibile che non seguire una dieta sia la stessa cosa che seguirla abbastanza bene? Perché basta una trasgressione per mandarla all'aria tutta? E' come dire a sé stessi: "O sono grasso o sono magro". Il normopeso, secondo questo ragionamento, non esiste e nemmeno un leggero sovrappeso. Come se non ci fossero sfumature, vie di mezzo alternative, tra magrezza e obesità. Com'è possibile essere solo o magri o grassi? E' così che è diviso il mondo? A un'occhiata superficiale, non si direbbe. Eppure, per chi pensa in modo dicotomico le cose stanno diversamente, per cui, alla fine, si mette nella condizione di riacquistare tutto con gli interessi."

La maggior parte di noi sovrastima quanto mangiato: una fetta di dolce ci sembra un'abbuffata, un pezzo di cioccolato uno sgarro irreparabile. Vi invito a ridimensionare l'entità degli sgarri e a considerare che non si tratta di errori gravi. Ma anche quando si trattasse davvero di un'abbuffata e se avessimo fatto più sgarri in un giorno, non colpevolizzatevi ma continuate a combattere per fare sempre meglio. Come dice la Dottoressa, seguire abbastanza bene la dieta è meglio che non seguirla affatto. Il cambiamento va costruito e io non vi dico che sia facile. Ma ogni progresso ci avvicina all'obiettivo.

Per quanto attiene allo sgarro abituale ovvero all'aumento progressivo delle porzioni previste dalla dieta, "Tale aumento è dovuto all'impossibilità di seguire le regole, al desiderio di infrangerle, e anche al voler cambiare qualcosa che sta diventando monotono nel regime alimentare. A ciò va aggiunta anche la perdita progressiva del controllo sulla dieta. Se all'inizio eravamo precisi, quasi ossessivi, dopo un po' pensiamo di poter andare a occhio o, semplicemente, pensiamo che, anche se le dosi aumentano un pochino, non vi sarà nessun effetto importante. E invece non è così. Infatti, una delle prime cose che accade dopo breve tempo è che si smette di perdere peso, quindi subentra la frustrazione, il senso di fallimento ecc."

La precisione nel rispettare le porzioni ci permetterà di avere i migliori risultati. Se aumentiamo le porzioni a tavola, impiegheremo più tempo per raggiungere gli obiettivi. Questo può anche andar bene fino a quando continuiamo a dimagrire, seppur con rallentamenti, o ad avere benefici sul quadro glicemico, per esempio. Arriverà però il momento in cui il peso e i parametri di salute saranno stazionari e ci sarà bisogno di una maggiore accuratezza per sbloccare la situazione ed avere miglioramenti. 

Ci accontentiamo di un risultato buono o ambiamo ad un risultato ottimo? A voi la scelta.

lunedì 2 marzo 2015

motivAzione | Mantenimento: 5 consigli per non riprendere peso

E' arrivato il momento del mantenimento? Ecco i consigli per stabilizzare il peso e non riprendere i chili persi più gli interessi.


Avete seguito una dieta dimagrante e adesso state pensando di fermarvi? Se siete arrivati al vostro peso ideale, potete finalmente mettere la parola fine al dimagrimento. Ma potete seguire un mantenimento anche se, pur dovendo perdere ancora peso, non riuscite più a dimagrire.

Il mantenimento vi permetterà:
• nel primo caso di mantenere il peso ideale raggiunto;
• nel secondo caso di rimanere sul peso al quale vi siete fermati. Da lì, in qualsiasi momento lo vogliate, potrete riprendere il percorso di dimagrimento senza dover ricominciare da capo.

Per far sì che il mantenimento vada a buon fine, è necessario individuare e correggere gli errori più frequenti che si commettono nel mantenimento. Se ci siete già passati, forse vi riconoscerete in quello che ho scritto e potrete modificare il vostro comportamento in vista del prossimo tentativo. Se invece questo è il vostro primo mantenimento, mettendo in pratica questi consigli, potrete prevenire un recupero ponderale.

Il problema origina dal fatto che, dopo aver raggiunto il peso ideale, tendiamo ad abbassare la guardia: cominciamo ad abbandonare le buone, sane abitudini acquisite durante la fase di dimagrimento e a ritornare poco a poco a quelle insane di prima. Il risultato è che progressivamente recuperiamo peso fino a tornare a quello di partenza... E forse anche qualcosa in più.

Analizziamo nello specifico quali sono i passi falsi e impariamo come comportarci per riuscire a mantenere il peso.

1. Seguite una dieta di mantenimento
Un errore che si commette spesso è non affidarsi ad un professionista. Sia che abbiate raggiunto il peso ideale con il fai-da-te sia che ci siate arrivati seguiti da un professionista, finito il dimagrimento pensate di poter fare da soli. Alcuni ci riescono (e ben venga!), altri no. E così o cominciate ad aumentare le porzioni senza criterio riprendendo peso o continuate a seguire il programma di dimagrimento sottoponendovi a sacrifici inutili. 
E' normale non riuscire a capire quali siano le quantità di cibo adatte a mantenere il peso. Il Dietista è in grado di elaborare un programma che apporterà le stesse calorie di quelle che bruciate, in modo che il bilancio energetico risulti in pareggio. Approfondirò l'argomento nel prossimo articolo.

2. Organizzatevi
Se prima siete stati super-precisi e super-organizzati nella gestione della vostra dieta, ora, liberi dal pensiero di dimagrire, ricominciate a comprare piatti pronti, affettati, pizza in quantità, a non comprare frutta e verdura, a mangiare fuori casa più volte alla settimana quando non avete il tempo di cucinare. 
La stessa scrupolosità che avete messo nel dimagrimento è necessaria nel mantenimento. Pianificare i pasti in anticipo, fare una spesa adeguata (magari settimanale in modo da risparmiare tempo), comprare ortaggi e legumi surgelati, vi permetteranno di mangiar bene anche nel mantenimento e anche se avete poco tempo da dedicare ai fornelli.

3. Non aumentate progressivamente le porzioni
Il nostro corpo non brucia calorie all'infinito. Indulgere eccessivamente nel consumo di schifezze a casa o fuori casa e mangiare a tavola oltre quanto previsto dal programma di mantenimento potrebbero riservarvi sorprese spiacevoli alla prova bilancia.

4. Sgarrate il giusto
Molti di coloro che raggiungono il peso ideale hanno timore (per non dire il terrore) di tornare come prima. 
Nel mantenimento possiamo permetterci di sgarrare qualche volta: se anche riprendessimo un chilo, mica sarà un dramma?! E' dunque superfluo rinunciare ad un pasticcino o ad un invito fuori anche se in una settimana dovesse capitare due volte. La dieta di mantenimento è una guida, non una privazione.

5. Limitate l'aumento di peso
Durante il mantenimento si ha l'abitudine sbagliata di non tornare al controllo. 
Il controllo è lo strumento migliore per verificare i risultati ed eventualmente mettere un freno all'aumento di peso. Un aumento di uno o due chili può essere anche normale poiché il nostro corpo deve stabilizzarsi ed adeguarsi ai nuovi introiti energetici. Ma quando l'aumento supera i due chili è necessario correre ai ripari per non ritrovarci al punto di partenza. 

"Allora devo stare a dieta per tutta la vita?!". Non si tratta di una dieta, bensì di mantenere abitudini alimentari sane per tutta la vita. Può anche darsi che all'inizio lo farete con sforzo. Ma poi diventerà tutto naturale e mantenere il peso sarà semplicissimo.

Anche per voi è arrivata l'ora del mantenimento? Per scoprirlo, vi sarà utile l'articolo Come capire qual è il vostro peso ideale.

lunedì 23 febbraio 2015

motivAzione | Fare la dieta è come imparare a ballare: la mia esperienza

Imparare a ballare richiede motivazione tanto quanto seguire una dieta. Vi racconto la mia esperienza di "ballerina".

Ebbene sì, anch'io quest'anno ho ceduto alla tentazione di imparare a ballare i balli caraibici. Alla "veneranda" età di 26 anni, ho deciso di imparare passi base e figure di salsa, bachata e merengue. Ad ottobre ho cominciato ad andare alle lezioni. Ci vado tuttora e non vi nego che mi sento abbastanza portata!

Il desiderio di imparare i balli caraibici mi è venuto quando ho iniziato a pensare "Se sono ad una festa, anziché rimanere seduta al tavolo, che bello sarebbe ballare!". "D'estate ci sono tanti locali e chalet che propongono balli caraibici, mi piacerebbe partecipare per passare una serata diversa...", mi dicevo. 

Ma mi venivano in mente anche i contro: "Devo essere puntuale per l'inizio delle lezioni, non posso mancare alla lezione settimanale... E poi devo praticare non solo a lezione ma anche andando alle serate, altrimenti dimenticherei i passi e rimarrei rigida nei movimenti", erano i principali fattori che mi bloccavano.

Tutto sommato, però, i benefici che ne avrei tratto mi sembravano più rilevanti dei lati negativi. E allora perché non provare? Ci voleva solo la scuola giusta. Come quando ci decidiamo a fare la dieta ma non sappiamo qual è il professionista da consultare. Dopo aver scelto la scuola di danze caraibiche, ho spronato il mio ragazzo a venire alla lezione di prova. Ed è stato così che ci siamo iscritti entrambi.

Man mano che le lezioni si intensificavano e le figure si facevano più complesse, ero tentata di lasciare. Come quando ci capita di pensare "Vorrei tanto dimagrire ma mi sembra così difficile!", io pensavo "Vorrei tanto saper ballare ma mi sembra così difficile!". Acquisivo la consapevolezza che saper ballare richiede sacrificio, impegno e tempo, il tempo dell'apprendimento e dell'allenamento. In una parola, motivazione.

Nei momenti di maggiore difficoltà, istintivamente desideravo saper ballare senza dover imparare e senza esercitarmi... Un po' come quando pensiamo "Voglio dimagrire ma non voglio fare la dieta". Ma razionalmente so che non nasciamo imparati. 
E più il livello di difficoltà aumentava, più cresceva la tentazione di mollare. 

La difficoltà dell'apprendimento e dell'esercizio è comune a tutti i tipi di cambiamento: imparare a ballare è come imparare a camminare in modo diverso; fare la dieta significa imparare a mangiare in modo diverso, corretto.

"Che ne sai tu che sei magra? Per te è tutto più semplice...", mi sento ripetere dai pazienti ogni tanto. In realtà, comprendo bene gli ostacoli insiti nel cambiamento delle abitudini alimentari perché li vivo tutti i giorni con i pazienti e so che parecchi di essi sono comuni a molti pazienti. Ma non solo: l'esperienza dell'apprendimento dei balli caraibici mi ha insegnato a sperimentare i medesimi travagli e le stesse ambivalenze di chi inizia un percorso nutrizionale.

Ora sto imparando con successo proprio grazie al fatto che ho tenuto duro. Non sono di certo una ballerina professionista! ... Ma quanti di noi potrebbero definirsi top model? :-) 
L'invito è a non desistere di fronte agli impedimenti. La costanza e il sacrificio saranno ampiamente ripagati: la soddisfazione personale di aver raggiunto l'obiettivo cui ambivamo sarà immensa.

domenica 22 febbraio 2015

Pizza al carbone vegetale: composizione e proprietà


Sempre più spesso troviamo sui banchi di pizzerie e panifici prodotti da forno contenenti carbone vegetale. I prodotti cui più frequentemente viene aggiunto il carbone vegetale sono dolci, pane, panini, focacce e pizze, caratterizzati dal colore grigio, più o meno scuro a seconda di quanto carbone vegetale sia presente. 

La maggior parte di noi avrà sentito parlare del carbone vegetale come medicamento e per questo lo avrà visto in farmacia o lo avrà preso su consiglio medico. Dobbiamo sapere che il carbone vegetale in polvere viene utilizzato anche dall'industria alimentare come colorante. Visto che il nostro corpo può avvantaggiarsi delle sue proprietà anche attraverso l'uso alimentare, chiariamo cos'è il carbone vegetale.

Il carbone vegetale è un concentrato di fibre vegetali lignee ricavate dal salice o dalla betulla: esse, dopo l'estrazione, vengono pirolisate ovvero decomposte a mezzo del calore in assenza di ossigeno. In questo modo le fibre di legno diventano porose e acquisiscono l'adsorbenza ovvero la capacità di legare i gas intestinali. Una volta nell'intestino, non vengono digerite in quanto l'uomo non possiede gli enzimi appositi e possono così esercitare la loro funzione adsorbente man mano che percorrono l'intestino fino a che, con l'espulsione delle feci, saranno eliminate insieme ai gas che hanno catturato.

Oltre al sorprendente effetto scenico, i prodotti a base di carbone vegetale hanno effetti benefici sull'organismo. Il carbone vegetale:
• assorbe i gas intestinali risolvendo il meteorismo; 
• allevia quella spiacevole sensazione di ripienezza e gonfiore che molti di noi avvertono subito dopo aver mangiato prodotti lievitati;
• aiuta a regolarizzare il transito intestinale migliorando la stitichezza; 
• contribuisce a ridurre i livelli di colesterolo nel sangue; 
• contribuisce a ridurre l'indice glicemico del pasto; 
• contribuisce ad aumentare il senso di sazietà.

In merito all'utilizzo del carbone vegetale negli alimenti, la comunità scientifica ha ipotizzato un possibile ruolo cancerogeno e genotossico. Il risultato degli studi è che con un'assunzione moderata il carbone vegetale non aumenta il rischio di mutazioni genetiche e tumori: “Considerando la mancanza d’assorbimento del carbone vegetale, il fatto che il carbone vegetale non solleva problemi di genotossicità e cancerogenicità, [...] e il fatto che i margini di esposizione per i PAH, risultanti dall’impiego del carbone vegetale come colorante alimentare, sono molto maggiori rispetto a quelli, stimati, derivanti dalla dieta, il Gruppo ANS ha concluso che il carbone vegetale (E 153) non presenta problemi di sicurezza, per le utilizzazioni e i livelli d’impiego riportati.” A questo link potete leggere lo studio completo di Europass.

L'invenzione di prodotti da forno arricchiti di carbone vegetale si inserisce nel solco della nuova tendenza a ricercare e sperimentare alimenti funzionali: si tratta di alimenti addizionati o privati di qualche componente in modo da conferire loro proprietà benefiche per l'organismo. 

Notate bene: visto che il carbone vegetale può interferire con i farmaci, si consiglia di mangiare cibi che contengono carbone vegetale 3-4 ore dopo l'assunzione del farmaco. La presenza del carbone vegetale rende la pizza più digeribile ma non per questo meno calorica. Per evitare problemi di peso, attenti, perciò, a non abusarne.

A domani sera per il prossimo articolo di motivAzione!

lunedì 16 febbraio 2015

motivAzione | Come la malattia aumenta la motivazione alla dieta

Non tutti diamo importanza alla prevenzione, almeno finché non ci imbattiamo nella malattia. Che da esperienza di sofferenza e di paura può diventare fonte di motivazione.

L'educazione alla salute

Il nostro sentire è un misto di condizionamenti socioculturali, dell'educazione ricevuta, delle attitudini personali. Le rappresentazioni sociali di cosa siano la salute, la malattia, il benessere, influenzano in modo determinante le capacità di prevenzione e di cura. 
Così, mentre alcuni pensano sia più importante condurre una vita sana per godere di buona salute, altri non ci badano o fingono di non badarci perché in quel momento è più comodo correre il rischio.

Il concetto di rischio
"Il mio amico non ha mai fumato una sigaretta in vita sua ed ha il cancro ai polmoni. Quello invece ha fumato come un turco e sta bene", dice qualcuno per giustificarsi del tabagismo. Può darsi che, pur adottando comportamenti ad alto rischio, godremo lo stesso di buona salute. Ma oggettivamente stiamo aumentando il rischio di ammalarci. 
E' come quando guidiamo ad una velocità superiore al limite: speriamo che non ci accada niente ma, in confronto ad una persona che rispetta il limite, abbiamo maggiori probabilità di incorrere in una multa o di fare un incidente o di investire qualcuno.

Meglio prevenire o meglio curare?
Finché si sta bene, troppo spesso si pensa "Posso sgarrare, mica sono malato?", ma questa giustificazione viene a mancare quando compaiono problemi di salute. Non è meglio prevenire che curare? A mio modo di vedere sì ma non tutti, come dicevo, si comportano allo stesso modo. E sfortunatamente alcuni di noi finiscono per ammalarsi. 

In che modo la malattia incide sulla motivazione?

La malattia forgia la nostra vita, cambia le abitudini, rimodella la scala di valori. Essa mette in discussione il senso dell'esistenza e l'immagine di sé, modificando la percezione che abbiamo di noi stessi, delle nostre possibilità, dei nostri limiti. 

Più ottimisticamente, la malattia può essere un'esperienza educativa che, aumentando l'importanza del cambiamento, accresce la motivazione. Molte patologie o disturbi richiedono l'abbandono delle abitudini sbagliate e l'apprendimento di nuove, più corrette. E se la necessaria convinzione ci mancava prima, la malattia ci aiuta a cambiare stile di vita.

La modifica dello stile di vita tende, nostro malgrado, ad essere più fruttuosa nella prevenzione secondaria, dopo che ci siamo ammalati, che nella prevenzione primaria ovvero prima di ammalarci. E' vero o no che, dopo esserci ammalati, diamo più valore alla nostra salute? Nella malattia o superata la malattia, alcuni sono più motivati a modificare le abitudini sbagliate perché hanno fatto esperienza della sofferenza e della paura. 




L'intenzione di recuperare la salute ci induce a dare il giusto valore alla nostra alimentazione, ad aumentare il tempo dedicato all'attività fisica, a smettere di fumare e di bere alcolici. Abbiamo comportamenti salutari che non abbiamo avuto prima. Così aumentiamo le chances di guarigione, riduciamo il rischio di recidiva e ci assicuriamo una migliore gestione della terapia. 

Qual è la missione del professionista?

Il professionista della salute ha il compito di rendere il paziente il più possibile autonomo nella gestione del trattamento e di aiutarlo a fare un cambiamento significativo delle sue abitudini. Lo testimonia un signore con diabete mellito di tipo 2 che necessitava di integrare la malattia nella propria vita quotidiana: "Che sia un percorso che non comporti un grosso sacrificio, che non stravolga la mia vita. Questo mi scoraggerebbe". Leggete come ha scelto di modificare le proprie abitudini alimentari senza stravolgere la sua vita.

Questione di punti di vista
Qualche tempo fa ero in un negozio e ascoltavo la conversazione tra il proprietario e un cliente. Il cliente disse: "Io vivo per mangiare e, siccome si vive una volta sola, mangio quello che voglio e senza regola". Il proprietario rispose: "Io invece voglio vivere, e anche bene. Quindi sto attento a come mangio". 

giovedì 12 febbraio 2015

Cioccolato, guida all'acquisto e alla degustazione consapevole


San Valentino si avvicina e in molti lo festeggeranno mangiando cioccolato. Un cioccolato, però, non vale l'altro! Per scegliere un cioccolato di qualità, seguite questi 7 consigli.

Per capirne le differenze nella composizione, definiamo i principali tipi di cioccolato:
CIOCCOLATO FONDENTE: deve contenere almeno il 35% di sostanza secca totale di cacao, almeno il 18% di burro di cacao e non meno del 14% di cacao secco sgrassato. 
CIOCCOLATO AL LATTE: è il prodotto ottenuto da prodotti di cacao, zuccheri e latte o prodotti derivati dal latte. Deve contenere almeno il 25% di sostanza secca totale di cacao, il 14% di sostanza secca totale di origine lattica e il 25% di materie grasse totali.
CIOCCOLATO BIANCO: è ottenuto da burro di cacao, latte o prodotti derivati del latte e zuccheri. Deve contenere non meno del 20% di burro di cacao e non meno del 14% di sostanza secca totale di origine lattica.

I prodotti più pregiati sono il cioccolato fondente e il cioccolato al latte per l'elevata presenza di cacao. Quello meno pregiato è il cioccolato bianco, sebbene in molti ne andiate pazzi! I 7 consigli seguenti per acquistare e degustare il cioccolato sono validi per tutti i tipi di cioccolato.

1. Il vero cioccolato è quello in stecca: diffidate dai cioccolatini venduti sfusi (che possono essere in scadenza o addirittura scaduti) e comprate solo prodotti di cui potete leggere l’etichetta.

2. Le categorie più pregiate sono l'extra e il finissimo. Per esempio il cioccolato fondente extra ha un contenuto di cacao uguale o superiore al 45 %, mentre il cioccolato fondente finissimo contiene il 43-44 % di cacao.

3. Evitate i prodotti con più del 50 % di zucchero: se lo zucchero è metà o più del peso totale del prodotto finito, la presenza delle materie prime pregiate (cacao e burro di cacao) è bassa. E' probabile che in etichetta la percentuale di zucchero non sia indicata ma è sufficiente fare caso all'ordine degli ingredienti. Se lo zucchero compare come primo ingrediente, non comprate quel cioccolato! Dato che la quantità degli ingredienti è riportata in etichetta in ordine decrescente, se lo zucchero è al primo posto sarà di certo presente in quantità maggiore rispetto al cacao e al burro di cacao. Per lo stesso motivo è sconsigliato acquistare cioccolato con farina o fecola che vengono impiegati come addensanti. 

4. Evitate il cioccolato con olio di palma tra gli ingredienti
Come si legge nella guida all'etichetta del cacao e del cioccolato del Ministero dello Sviluppo Economico, per preparare il cioccolato "I grassi vegetali sono tassativamente quelli indicati dalla direttiva comunitaria: il burro di illipé, l’olio di palma, il grasso e la stearina di shorea robusta, il burro di karité, il burro di cocum, il nocciolo di mango e l’olio di cocco (quest’ultimo solo per la copertura di gelati e di prodotti simili)." Sebbene la normativa europea disgraziatamente consenta l’utilizzo di vari oli vegetali nella preparazione del cioccolato, sappiate che il cioccolato più valido dal punto di vista organolettico ha come unico grasso il burro di cacao. Il cioccolato che contiene solo burro di cacao come grasso viene chiamato puro.

5. Se siete indecisi tra due prodotti, preferite il cioccolato con il minor numero di ingredienti in etichetta. Un'etichetta breve è sinonimo di alta qualità.

6. Valutate l’indicazione della provenienza
Probabilmente non ce ne siamo mai accorti: il cioccolato non è tutto uguale ma cambia a seconda del Paese dove sono state raccolte le fave di cacao. Scegliere il cioccolato in base alla provenienza geografica delle fave di cacao è roba da gourmet. Con pochi semplici consigli, però, tutti noi possiamo gustare tipi di cioccolato diversi e sperimentare abbinamenti inconsueti. 
Faccio qualche esempio aiutandomi con la guida al cioccolato del Gambero Rosso. Il cacao del Madagascar, quello del Congo e quello di Santo Domingo si abbinano bene con la frutta e magari - in occasione del San Valentino si può fare - con un liquore alla liquirizia. Il cacao del Venezuela sta bene con le creme e con l'aroma di nocciola; perché non provare il fondente extra del Venezuela con le nocciole? Il cioccolato del Ghana ha invece un gusto più deciso, ideale per chi preferisce un sapore tendente all'amaro. A me piace il cioccolato amaro abbinato al caffè amaro, perciò preferisco il cioccolato del Ghana.

7. Se una volta aperto, sulla superficie del cioccolato c’è una patina bianca o cristalli di zucchero, significa che o ci sono stati errori nelle fasi di preparazione o il prodotto potrebbe essere stato mal conservato. Nel dubbio non ricompratelo.


E per finire qual è la quantità consigliata di cioccolato da assumere? Io consiglio una porzione media di 30 grammi in una dieta di mantenimento oppure dopo aver fatto attività fisica oppure 20 grammi in una dieta dimagrante. La razione può variare in base ai fabbisogni individuali.

Per approfondire, leggete questa guida alla lettura dell'etichetta alimentare. 

lunedì 9 febbraio 2015

motivAzione | Quando al paziente dico NO

Cerco di accondiscendere il più possibile ai vostri desideri in modo da aumentare le possibilità di successo ma ci sono richieste alle quali proprio non cedo. 
Se mi porrete una di queste domande, certamente non andrò in escandescenza. Dovete solo sapere che la risposta sarà negativa. Non è un no immotivato, ci tengo a spiegarvi compiutamente il perché.

1. "Vorrei una diete drastica, tipo 7 chili in 7 giorni"
I programmi nutrizionali dimagranti che elaboro, non apportano mai meno calorie del metabolismo basale. Mi spiego meglio. Per svolgere le funzioni vitali, il nostro corpo ha bisogno di una certa quantità di energia. La quantità di energia che ci servirebbe se stessimo tutto il giorno in condizioni di riposo muscolare, a digiuno, con frequenza cardiaca normale, è detta metabolismo basale. Lo potremmo definire come il livello di energia minimo che ci serve per vivere. 

Molti di voi ambiscono a perdere il peso nel minor tempo possibile, richiesta legittima. Ma se mangiassimo meno di quanto il nostro corpo richiederebbe, la massa magra diminuirebbe e il metabolismo rallenterebbe. E' come se guidassimo un'auto in riserva: rallentiamo la velocità per risparmiare carburante. Con una dieta "7 chili in 7 giorni" il risultato sarebbe veloce all'inizio del percorso ma, in virtù del risparmio energetico, il metabolismo diminuirebbe pian piano rendendoci sempre più difficile dimagrire. Con un apporto energetico uguale o superiore al metabolismo basale, invece, il dimagrimento sarebbe costante.

2. "Voglio dimagrire senza cambiare abitudini"
Il cambiamento delle abitudini alimentari prevede una revisione quanti e qualitativa dei nutrienti introdotti. Conserveremo le abitudini corrette, cambieremo quelle sbagliate. La disponibilità a rivedere e correggere le abitudini scorrette per raggiungere un obiettivo è l'unica strategia valida per giungere al traguardo. 
Volete dimagrire? Se sì, siete disposti a cambiare qualcosa del vostro stile di vita? Valutate la vostra disponibilità. Quando sarete disponibili, sarà giunto veramente il momento di provarci.

3. Diete di eliminazione per presunte intolleranze alimentari

Le ipersensibilità agli alimenti riconosciute dalla comunità scientifica sono l'intolleranza al lattosio (diagnosticata non con prelievo di sangue ma con il breath test al lattosio), l'allergia al nichel, la celiachia e le allergie alimentari. Perciò non accolgo richieste di diete di esclusione non giustificate da diagnosi medica di ipersensibilità e diagnosticate sulla base di test approssimativi, fantasiosi e non validati. Per saperne di più, intolleranze alimentari, bufala o verità? Alcuni disturbi rispondono bene con diete particolari: è per esempio il caso della dieta low FODMAPs per la Sindrome dell'Intestino Irritabile, della dieta priva di glutine in caso di sospetta sensibilità al glutine non celiaca, della dieta priva di istamina e di alimenti istamino-liberatori nella dermatite allergica. Sono eccezioni che valuto caso per caso.


4. Informazioni su altri pazienti

Qualche curioso cerca di carpirmi informazioni sui dati sensibili o sui risultati di pazienti che essi stessi conoscono. Dovete sapere che sono una tomba. Primo perché sono vincolata al segreto professionale; secondo perché già per natura non faccio pettegolezzi, sono una persona discreta e riservata e ho l'attitudine a custodire le confessioni altrui. Perciò ogni richiesta di questo genere è destinata a cadere nel vuoto. 

Quello che invece posso raccontare sono le soluzioni adottate da altri per aiutarvi a risolvere le vostre difficoltà. Se per esempio avete il problema della fame nervosa e non sapete come uscirne, potrei spiegarvi in che modo lo combattono altri (senza comunque farne il nome). Se avete questo problema, potete leggere come G. sta combattendo con successo la fame nervosa.

5. "Nel corso del mantenimento posso ricominciare a mangiare come prima?"
Una volta corrette e consolidate le nuove abitudini alimentari, è preferibile mantenerle sia per la linea sia per la salute. Nulla toglie che possiate, una volta in mantenimento, ricominciare a mangiare come prima. Ne siete liberi. Ma a quale prezzo per la linea e per la salute? Scegliete cosa ritenete meglio per voi, a vostro rischio e pericolo... 

L'argomento è complesso e necessita di una trattazione più ampia; parlerò più diffusamente del mantenimento in uno dei prossimi articoli :-) . Intanto rileggete Come mantenere il peso perso.


Io non sono a dieta. E' solo che mangio a seconda dei miei obiettivi :-) 

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