Ieri sera, venerdì 27 settembre, sono stata a San Benedetto
del Tronto per ascoltare la relazione della Dott.ssa Renata Alleva intitolata “Cosa
mangio? Guida alla lettura dell’etichetta alimentare”. La Dott.ssa è una
Nutrizionista che ho avuto il piacere di ascoltare già in un altro intervento
e, visto che il campo della nutrizione è vastissimo e devo e voglio tenermi
costantemente aggiornata, sono tornata volentieri a sentire la sua guida alla
lettura dell’etichetta alimentare.
L’articolo che segue contiene un sunto delle informazioni
spiegate dalla Dott.ssa Alleva che ho rielaborato e integrato con le mie
conoscenze.
Ma prima di tutto diamo una definizione di “etichetta
alimentare”: è l’insieme delle informazioni relative ad un prodotto alimentare
ovvero luogo di produzione e produttore, data di scadenza, modalità di
conservazione e di utilizzo, quantità.
Soprattutto, oltre a queste informazioni tecniche, l’etichetta
alimentare ci permette di conoscere gli ingredienti e i valori nutrizionali. Per
esempio ci consente di scegliere il prodotto più adatto al nostro stato
nutrizionale e di salute, evitare un ingrediente particolare e valutare il
migliore rapporto qualità-prezzo. L’etichetta alimentare è quindi uno strumento
preziosissimo … Basta saperla leggere!
Fosse facile … ! Tra scritte minuscole, caratteri di
difficile comprensione e diciture ingannevoli può essere difficile riconoscere
un prodotto buono da uno scadente.
In particolare cosa controllare nell’etichetta alimentare?
- Il primo ingrediente
- Il numero degli ingredienti
- Quantità e tipo di grassi e di zuccheri
- Quantità di sale
- Presenza di additivi.
Il primo ingrediente
Poniamo il caso che vogliamo comprare una crema a base di
nocciole. Se il prodotto è di buona qualità le nocciole dovranno comparire come
primo ingrediente (il primo ingrediente è quello presente in maggiore
percentuale). Nel caso, per esempio, della Nutella, le nocciole vengono
indicate come terzo ingrediente, precedute da zuccheri e olio vegetale. Solo il
13 % di nocciole e ben il 50 % di zucchero. Pochino il 13% di nocciole per una
crema alle nocciole, non credi?
Il numero degli ingredienti
Più la lista degli ingredienti è lunga, più corriamo il
rischio che l’alimento sia stato a lungo processato e che contenga ingredienti
non proprio genuini.
Facciamo l’esempio degli additivi. Ce ne sono moltissimi tipi: conservanti, emulsionanti, antiossidanti, addensanti e gelificanti, stabilizzanti, antiagglomeranti, acidificanti, edulcoranti (saccarina,
aspartame, sorbitolo, xilitolo, mannitolo, ecc.), coloranti. Appartengono agli additivi anche gli esaltatori di sapidità che rinforzano il sapore: ne è un esempio il glutammato monosodico, responsabile di un aumentato rischio di cancro allo stomaco e della cosiddetta “sindrome da ristorante cinese".
Gli additivi sono preceduti dalla lettera E: più sono le E
presenti, più l’alimento sarà di bassa qualità.
Poi ci sono gli aromi. Dobbiamo distinguere quelli naturali
da quelli artificiali! La semplice dicitura "aromi" denota gli aromi
prodotti in laboratorio. Quando leggete per esempio “caramella al gusto di fragola”,
quella caramella non ha fragole ma solo aromi … E bisognerebbe controllare se si tratta di aromi
naturali o di sintesi. Quando invece leggiamo “caramella alla fragola”, questa
caramella contiene fragole.
Gli aromi naturali, a differenza di quelli artificiali, non
sono tossici.
Quantità e tipo di grassi e di zuccheri
Sapete cosa si cela dietro la dicitura “oli vegetali”? Molto
spesso i dannosissimi olio di palma e olio di palmisti. Oppure l’ultimo
ritrovato dell'industria alimentare, l’olestra. Si tratta di un olio prodotto in
laboratorio che non viene digerito dall’intestino umano e alla lunga potrebbe causare carenza di vitamine liposolubili. L’olestra si trova nelle patatine “Pringles”.
Per il momento le aziende alimentari non sono obbligate a
dichiarare che tipo di olio vegetale utilizzano, se si tratta per esempio di
olio di girasole o di un olio tropicale… E il più delle volte si tratta
proprio di olio di palma o di palmisti! Questi ultimi sono ricchi di acidi
grassi saturi che aumentano il colesterolo LDL (“cattivo”) e abbassano quello
HDL (“buono”). Per fortuna dal dicembre 2014 le aziende saranno obbligate a
sostituire la dicitura “grassi/oli vegetali” con la tipologia esatta.
Per quanto riguarda invece gli zuccheri, ce ne sono di
tantissimi tipi: sappiamo ormai da tempo che purtroppo lo zucchero non è solo
il saccarosio, ovvero lo zucchero da cucina. Si sono aggiunti succo d’uva,
fruttosio, sciroppi di glucosio e di fruttosio, sciroppo di glucosio da mais, saccarina,
aspartame, per citarne solo alcuni. Più aumenta il consumo di prodotti
industriali confezionati, più aumenta la quantità che assumiamo di questi
ingredienti. Con brutte ripercussioni non solo sul rischio di diabete e ridotta
tolleranza ai glicidi ma anche sul rischio di cancro all’utero che si è visto
essere correlato all’elevato consumo di snack zuccherati.
Come fare allora per orientarsi in questa giungla?
Proviamo a ridurre il consumo di alimenti industriali: quando un prodotto ce lo facciamo in casa, sappiamo le materie prime che utilizziamo e di sicuro ci evitiamo l'olio di palma e una lista infinita di additivi.
Mangiando nelle giuste quantità ci evitiamo l'accumulo di ingredienti scadenti. Se poi utilizziamo prodotti locali a km 0, freschi e preferibilmente biologici evitiamo che i prodotti siano trattati con dosi massicce di conservanti e pesticidi. Riducendo le sostanze inquinanti facciamo bene anche all'ambiente.
Per essere quindi consumatori consapevoli, occorre cogliere
almeno le informazioni principali dell’etichetta alimentare. Spero che con queste informazioni l’etichetta alimentare sia un po’ meno indecifrabile e che
possiate salvaguardare la vostra salute soprattutto a partire da una buona
spesa.
Ringrazio la Dott.ssa Alleva che ha acconsentito a che io
divulgassi queste notizie al di fuori del suo già ampio pubblico di ieri sera.
Arrivederci al prossimo articolo di “motivAzione”. Lunedì 30
vedremo come “Scegliere un professionista motivante”.
Complimenti Vanessa per il lavoro svolto e .. se anche una sola persona presente ieri sera si è resa consapevole .... ebbene ... l'incontro è stato un successo.
RispondiEliminaDai commenti del pubblico credo proprio di sì! Sono rimasta colpita soprattutto da quelle insegnanti della scuola materna che erano in cerca di idee salutari per lo spuntino dei loro alunni. Se riusciremo ad inculcare queste nozioni nelle famiglie e nella comunità scolastica, la guerra alle multinazionali della robaccia sarà a metà dell'opera.
RispondiElimina