lunedì 15 settembre 2014

motivAzione | "Voglio dimagrire ma non voglio fare la dieta"

Riflettiamo sulla frase che dà il titolo a questo articolo dal punto di vista motivazionale. Me l'ha detta una signora qualche giorno fa durante il controllo, intendendo che vorrebbe mangiare dolci a piacere e dimagrire. 

Pensandoci bene non è una frase così inusuale. Spesso sento o leggo che il desiderio di molte persone è mangiare senza ingrassare oppure dimagrire mangiando tanto.
Bisogna che spieghi perché questo non è possibile. Semplicisticamente, si dimagrisce quando mangiamo meno di quanto bruciamo o anche bruciamo più di quanto mangiamo. 

Per dimagrire non serve necessariamente seguire una dieta ma è sufficiente ascoltare i segnali biologici di fame e di sazietà e fare un'alimentazione sana ed equilibrata. Se ci si rivolge ad un professionista, è nella maggior parte dei casi perché non lo si riesce a fare in autonomia. Nella fattispecie la signora sa come fare per dimagrire ma non riesce a farlo da sola. E' per questo che può essere d'aiuto il professionista, è per questo che occorre rinforzare la motivazione.

Per risolvere il problema, dobbiamo capire se la signora non si sente in grado di seguire la dieta per dimagrire o non è disposta a farlo. Sono due concetti molto diversi. Che significa che non è disposta? Determinati cibi vengono usati come sedativo o fonte di relax. Se si eliminano quei cibi, si elimina il beneficio che essi procurano. E la signora non ci vuole proprio rinunciare. Che significa invece che non è in grado? La signora è disposta a seguire la dieta ma non riesce a seguirla.

Nel caso della signora è probabile che l'uno si sia trasformato nell'altro: "Non sono disposta perché non mi sento in grado". O meglio, "Non sono più disposta". Difatti, per chiedere la mia consulenza, qualche elemento di disponibilità al cambiamento ci doveva essere, altrimenti non si sarebbe rivolta ad un professionista. Ma il sentirsi incapace di rinunciare a quei cibi che utilizza come sedativo l'ha portata a disperare di potercela fare. Che fare? Occorre aumentare l'autoefficacia. 

Abbiamo concordato due opzioni diverse dalla dieta che la signora metterà in pratica a seconda di quello che si sentirà di poter fare nel momento della tentazione: mangerà uno yogurt e un pacchetto di Pavesini quando si sentirà capace di rispettare la dieta, oppure, quando non vorrà rispettare la dieta, mangerà 40 grammi di biscotti, uno di quei cibi che la confortano e la rilassano. Al prossimo controllo mi racconterà com'è andata, se queste due soluzioni l'hanno soddisfatta. 

Qualche riga per rispondere a chi mi rimproverava di essere troppo permissiva. Se avessi vietato alla signora di mangiare i biscotti, lei li avrebbe comunque mangiati e forse in quantità superiore a 40 grammi. Poi, in preda ai sensi di colpa, avrebbe smesso la dieta prima di avere i risultati apprezzabili. In questo modo invece, concordando le soluzioni, è vero che allontanerà di un po' il raggiungimento del peso ideale ma aumenterà la sua autoefficacia ovvero la percezione di potercela fare. Così facendo, potrà seguire la dieta sempre meglio.

Sarebbe bello svegliarci la mattina ed essere come vorremmo. Tuttavia ogni cambiamento comporta un certo grado di sacrificio. E allora se ci metteremo più tempo, che importa? L'importante è arrivarci. 

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giovedì 11 settembre 2014

Perdere il grasso ginoide: l'alimentazione per dimagrire dalla vita in giù

Oggi voglio spaziare dal tradizionale tema legato alla motivazione a seguire la dieta a qualcosa di un po' più tecnico, specifico ma anche ... Pratico! 

Nei centri fitness ma anche nello studio di Nutrizione di Basciano (TE) dove ricevo, una richiesta ricorrente è dimagrire e tonificare in alcuni punti precisi. A seguito sia di queste richieste sia delle curiosità manifestate dai fan e dalle fan della pagina Facebook Nutriti bene, vivi meglio, vi spiego quali sono le strategie per perdere grasso su fianchi, cosce e glutei. 

Innanzitutto, per inquadrare correttamente il problema, definiamo cos'è grasso ginoide:

si tratta della conformazione "a pera" con sedere pronunciato, la parte superiore sottile e la vita stretta. Il grasso si localizza soprattutto su fondoschiena, fianchi ed esterno coscia e, nella maggior parte dei casi, è presente cellulite. E' una morfologia di frequente riscontro nelle femmine e più raramente nei maschi. 

Oltre all'effetto antiestetico, ci sono rischi per la salute: al crescere della quantità di massa grassa negli arti inferiori, cresce anche il rischio di avere disturbi del microcircolo e patologie osteoarticolari. Essi sono causati dal sovraccarico meccanico su vasi sanguigni, ossa e articolazioni e alla compressione del distretto venoso profondo e superficiale degli arti inferiori esercitata sia dalla massa grassa sia dalle formazioni trabecolari del connettivo sia alla stasi dei liquidi.

Se avete un somatotipo ginoide, vi sarete accorti che, anche una volta raggiunto il peso forma, manifestate comunque una differenza tra la parte superiore e quella inferiore. A dimostrazione di quanto, seppur non sia presente un eccesso adiposo, sia difficile acquisire delle forme armoniche e proporzionate. 

Difficile ma non impossibile! Ci vengono in aiuto dieta, allenamento e alcuni ritrovati della scienza. Ci sono consigli di più semplice attuazione, altri che richiedono la consulenza di un esperto, altri che richiedono molto impegno (magari saranno disposti ad attuarli coloro che lavorano nel mondo del fitness o che lavorano con la propria immagine). Non tutti ambiscono alla perfezione ed è lecito che sia così. Tuttavia, più consigli metterete in pratica, maggiore sarà il risultato ottenuto. 

Mi soffermo in questo articolo sul tema ALIMENTAZIONE per dimagrire dalla vita in giù.

Limitate l'assunzione degli acidi grassi saturi, che aumentano la produzione degli estrogeni e hanno effetto proinfiammatorio. Riducete quindi la frequenza di assunzione e la quantità delle carni rosse.

E' buona norma evitare di bere caffè e tè: la caffeina (stessa molecola della teina), poiché determina vasocostrizione, ostacola la circolazione. Se proprio non potete farne a meno, ricorrete al caffè decaffeinato e al tè deteinato. 

Non bevete alcolici che appesantirebbero il carico di lavoro del fegato; questo deve essere in perfetto stato nell'individuo ginoide per smaltire l'eccesso di estrogeni.

L'eventuale sovrappeso va corretto con una dieta ipocalorica che già di per sé aiuta nella riduzione della massa grassa. Inoltre la dieta dovrà essere iposodica, ovvero a basso tenore di sodio, per ridurre la ritenzione idrica presente su fianchi, cosce e glutei, in modo da favorire la circolazione linfatica e il ritorno venoso. Iposodica non vuol dire solo "senza sale": occorrerà astenersi dal mangiare formaggi stagionati, pesci in scatola (che vengono trattati con il sale per aumentarne la conservazione), salumi ed insaccati e piatti pronti (che vengono addizionati di sodio per aumentarne la sapidità). 

Utile l'acqua iposodica per contenere l'apporto esogeno di sodio. Probabilmente non serve dirlo ma repetita iuvant: bevete ACQUA A FIUMI ! Una volta che la lipolisi è attivata, è necessario che stimoliate la funzione renale a portar via le scorie metaboliche prodotte dalla combustione dei grassi. Potete aiutare i reni con un generoso apporto di acqua.

Gli alimenti da preferire sono:

  • tutti quelli ricchi di potassio (in particolare legumi, patate, banane, frutta secca in guscio) che favoriscono l'eliminazione del sodio e della ritenzione idrica;
  • i cibi che apportano carboidrati (nella giusta proporzione, senza esagerazione!), perché favoriscono il metabolismo tiroideo;
  • gli oli d'oliva e di semi (sì a olio di semi di lino e semi di lino aggiunti nelle insalate). Gli acidi grassi "buoni", ovvero mono e polinsaturi, hanno due funzioni: hanno un effetto antinfiammatorio e protettivo nei confronti delle pareti dei vasi sanguigni; stimolano l'attività enzimatica del fegato che così vede aumentate le sue capacità di eliminare l'eccesso di estrogeni.
L'eventuale stitichezza causa compressione sui vasi sanguigni del bacino ostacolando il ritorno venoso e lasciando in circolo delle tossine che vanno ad intossicare il fegato. La stitichezza andrà trattata sia con l'allenamento sia con la dieta. Ci aiutano in questo caso, oltre ai legumi, i cereali integrali, la frutta e gli ortaggi. Quando l'intestino riprenderà la sua normale funzionalità, la circolazione ed il fegato saranno agevolati nei loro compiti di rimozione rispettivamente degli acidi grassi e dei residui estrogenici.

E' opportuno consumare il pasto un'ora dopo la fine dell'allenamento per mantenere la deplezione del glicogeno e favorire così l'ossidazione dei grassi a scopo energetico. Di sport e allenamento parlerò più diffusamente nel prossimo articolo. Stay tuned! 

lunedì 8 settembre 2014

motivAzione | La mia motivazione a fare la Dietista

Parlando con una persona a me cara degli argomenti dei prossimi articoli di questa rubrica, mi è stato detto provocatoriamente: "Sempre a parlare della motivazione degli altri a seguire la dieta. Ma perché non scrivi due righe sulla tua motivazione, sulla motivazione per la quale fai questo lavoro?". 

Non so se sia un argomento interessante per voi o di qualche utilità visto che oggi parlo di me piuttosto che darvi consigli su come tenere alta la motivazione... Leggendo le righe che seguono mi conoscerete meglio, se state pensando di rivolgervi a me per un consiglio, o ne saprete di più sull'esperienza di un Dietista, se state pensando di intraprendere questa professione in futuro.

La storia comincia nel 2007 con l'immatricolazione: ho scelto l'Università sulla base del mio interesse per le materie medico-scientifiche e l'alimentazione e perché volevo svolgere un lavoro che riguardasse la salute e che mi permettesse di stare a contatto direttamente con la gente. Ecco quindi che sono diventata Dietista. 

Ho iniziato l'attività ambulatoriale nel privato subito dopo l'esame di Stato abilitante. Ho dovuto fare i conti con il problema "motivazione" che - ho capito poi - è di importanza vitale nel corso del cammino del paziente verso i suoi obiettivi. Ho scelto di approfondire il tema con dei corsi specifici (ecco la mia formazione). Da quando adotto le tecniche di counseling nutrizionale, i risultati dei pazienti sono migliori rispetto a prima, a quando non me ne avvalevo, e un maggior numero di essi raggiunge gli obiettivi concordati. Qui puoi leggere come ho scoperto il colloquio motivazionale e i primi passi dopo la Laurea.

Venendo al nocciolo della questione, la motivazione che mi spinge a fare questo lavoro qual è? Ce ne sono diverse, non una sola. Tra le motivazioni c'è il guadagno: i proventi mi permettono di vivere e, in parte, di continuare a studiare per tenermi aggiornata. Ma la ragione che mi spinge a fare questo lavoro è soprattutto il desiderio di aiutare le persone ad essere in forma e in salute. 

Lo strumento è l'alleanza terapeutica costruita con la persona che mi si rivolge. Qualcuno mi dice: "Mi serve qualcuno che mi segua", qualcun altro: "Ho bisogno di qualcuno che mi controlli". Segugio? Controllore? Preferisco essere una spalla, un sostegno che è lì, sempre pronto, al quale la persona può scegliere di appoggiarsi - o anche di non appoggiarsi - se le sembra di cadere.

Non è tutto semplice: i momenti di difficoltà, in cui il paziente sceglie di interrompere il percorso o ha la tentazione di farlo, ci sono e fanno anche quelli parte per natura del cammino verso il cambiamento. Qualcuno torna a distanza di tempo, altri no o non sono ancora tornati... La porta è sempre aperta. 

Rimango spiazzata quando mi chiedono: "Se torno al controllo con risultati negativi, non è che mi strillerai, vero?". No, di sicuro. A parte che non ne sarei proprio capace (per indole sono una persona pacata e, anzi, faccio fisicamente fatica a strillare), il rimprovero è un atto non solo inutile, visto che non produce un aumento della motivazione, ma persino controproducente: il paziente si sente giudicato, per di più in modo negativo, cosa che mina alla base la fiducia nel professionista e l'alleanza terapeutica. 

I miei rinforzi, ovvero quello che mi fa continuare a fare questo lavoro con passione, sono i bellissimi "Grazie!" di coloro che hanno raggiunto i risultati che speravano oppure che sono consapevoli di aver fatto dei grandi progressi dopo anni di una dieta dopo l'altra. Un giovane uomo qualche tempo fa mi disse: "Dopo tutti i chili che ho perso e grazie agli sport che faccio, mi sento meglio ora che ho 35 anni che quando ne avevo 18". Che soddisfazione! :-)

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lunedì 1 settembre 2014

motivAzione | Controlli post ferie estive: il mio bilancio

Oggi è esattamente una settimana da quando sono rientrata in studio dopo le vacanze estive. E' stata una settimana di controlli e di primi incontri ma in questo articolo mi soffermerò sui pazienti che conoscevo da prima delle vacanze. Traccerò un bilancio dei controlli che ho fatto per raccontarvi come sono andati (in che modo i momenti di relax enogastronomico che ci siamo concessi in vacanza hanno impattato sulla nostra forma fisica?) e ragionare sul loro andamento in termini di motivazione. 

Schematizzando, i pazienti tornati al controllo in questa prima settimana:
• hanno - udite, udite! - addirittura perso peso;
• sono più o meno come prima;
• sono aumentati di peso.

Al primo gruppo appartiene una giovane donna che, pur concedendosi qualche piacere culinario in più, non ha abbandonato la dieta, almeno non del tutto... Diciamo non fino alle 20.00! :D Il suo eccezionale progresso è dovuto proprio a questo: mantenere abitudini alimentari corrette dalla colazione alla merenda e abbandonarsi a qualche eccesso a cena o nel dopo cena permette di fare comunque dei progressi. 

Nota bene. Questi passi in avanti:
• non saranno sovrapponibili a quelli conseguiti in quindici giorni di dieta seguita alla perfezione ma sono comunque tangibili;
• sono realizzabili a patto che le eccezioni alla regola non siano esageratamente abbondanti e troppo ravvicinate nel tempo, così avere il giusto tempo per metabolizzarle.
Complimenti vivissimi, dunque!

Faccio rientrare nella seconda categoria quelle persone che non hanno perso né preso peso o che hanno perso o preso mezzo chilo e mezzo centimetro sulle circonferenze. Il loro risultato è ugualmente lodevole in quanto, pur avendo mangiato diversamente dalla dieta in termini sia di quantità del cibo sia di qualità, hanno saputo gestirsi in modo da influire per nulla o in modo trascurabile sulla situazione del peso. Hanno messo la dieta in stand-by senza andare né avanti né dietro. 

Per quanto riguarda la terza categoria, essa comprende coloro che sanno perfettamente che dovrebbero mangiare correttamente per il fisico e per la salute ma hanno deciso, per così dire, di "prendersi un periodo di ferie dalla dieta". Quando aumentiamo di peso, significa che abbiamo mangiato parecchio più di quanto "bruciato". Vale a dire che gli "sgarri" sono stati troppi. 

In questi casi le reazioni al controllo sono state due:
• "Riconosco di aver esagerato e da adesso mi impegnerò a ritornare alla normalità";
• "Riconosco di aver esagerato e mi sento così in colpa e scoraggiato che lascio perdere tutto per un po' ".
I primi non si abbattono, anche a fronte di un risultato negativo prendono consapevolezza dell'errore e guardano avanti, mossi dall'intenzione di raggiungere l'obiettivo. I secondi sono sopraffatti dal disfattismo, dalla convinzione di non potercela fare, o ritengono che il seguire la dieta abbia meno importanza che all'inizio.

Non è che non fossero abbastanza motivati all'inizio: la motivazione poteva essere anche massima nel momento in cui hanno iniziato il percorso; pian piano, però, durante le ferie qualcosa si è inceppato e mentre le abitudini alimentari nuove perdevano importanza, le vecchie tornavano a ripresentarsi, a poco a poco, giorno dopo giorno. Non sto dando un giudizio di valore a questi pazienti: la scelta di come alimentarsi deve essere personale e libera.

Qualche riga a parte la meritano poi quei pazienti che annullano il controllo o lo rimandano per senso di colpa verso l'operatore. Qualcuno ogni tanto mi dice frasi del tipo: "Mi dispiace per te, non ho buoni risultati e ti sto facendo perdere tempo". Se tutti avessero buoni risultati e non incontrassero alcuna difficoltà, forse non avrebbero bisogno del Dietista, non vi pare? Credo di poter essere d'aiuto non solo quando si hanno buoni risultati agendo da rinforzo e permettendo di consolidare ciò che si è fatto, ma anche, e soprattutto, quando i risultati sono scarsi o tardano ad arrivare. In questo caso qualcosa va cambiato, e insieme si può.

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lunedì 25 agosto 2014

motivAzione | Come mantenere il peso perso

Gran parte degli Italiani, rientrati ieri dalle ferie, è tornata oggi alla routine. Anche per me è così: sono stata in vacanza le ultime due settimane (e non sono mancati viaggi, feste e banchetti), mentre oggi ho riaperto lo studio, riposata e contenta di ricominciare. 

Ma anche durante il relax feriale gli argomenti forma fisica, salute e alimentazione sono stati sempre in auge. Sorprendentemente, la frase ricorrente in questi giorni è stata: "Aiuto! Ho paura di ingrassare di nuovo!". Questa è stata la richiesta di soccorso di alcuni pazienti che, giunti felicemente al traguardo dopo la fase di dimagrimento, erano avviati al mantenimento dei risultati raggiunti.

Può sembrare un paradosso ma è così: alcune persone hanno più facilità a dimagrire che a stabilizzare il peso. Mettersi a dieta, vedere i primi risultati e arrivare al peso ideale, per alcuni è presto fatto. Ma poi? Quando il risultato ce l'hanno in tasca e non devono far altro che conservarlo, possono cedere alle tentazioni. O forse no, non cedono, ma il solo fatto di aver pensato anche per un breve, brevissimo istante di cedervi, può rianimare lo spettro del ricordo di come eravamo prima. 

Il "Non voglio tornare come prima" è un potente campanello d'allarme e, proprio perché c'è, è certo che non torneremo come prima. Vi spiego perché. 

Ognuno di noi regola i propri comportamenti sulla base di una bilancia interna, la bilancia decisionale. Essa permette di attuare o non attuare un determinato comportamento. Se ad esempio ci viene in mente di mangiare un chilo di gelato, prenderemo in considerazione sia i vantaggi del farlo ("Se lo mangio, soddisfo la voglia") sia i vantaggi del non farlo ("Se evito di mangiarlo, non tornerò come prima"). Quando la bilancia decisionale si appende dalla parte dei vantaggi del non farlo, il comportamento non verrà attuato ("Dunque non lo mangio per non tornare come prima"). 

Quand'è allora che impareremo a mantenere il peso? Quando la bilancia decisionale si appenderà dalla parte dei vantaggi dello stile di vita attuale ("Voglio mangiare correttamente in modo da non tornare come prima"). Il desiderio di rimanere così perché "quando sono più leggera sto meglio e mi vedo meglio", prevarrà e noi manterremo il peso ideale.

Strappi alla regola permettendo! Non voglio dire che dobbiamo stare perennemente attenti e non possiamo concederci per esempio un cono con gelato al cioccolato di tanto in tanto o quando siamo in vacanza! Il problema si pone quando ci abbandoniamo a troppi eccessi, ovvero quando mangiamo troppo troppo spesso. 

Ancora una precisazione. Molte persone sono dimagrite più volte e poi hanno ripreso i chili persi. Questo è normale, seppur spiacevole, in quanto ogni cambiamento ha in sé un rischio di ricaduta. Per stabilizzarci con il peso, occorre che impariamo che mangiare correttamente non è un sacrificio da fare per un breve periodo finché non saremo dimagriti, ma è il metodo giusto per mantenere il peso.

Ecco la testimonianza di una paziente che sta riuscendo benissimo a mantenersi. Ve la trasmetto affinché possiate capire come una persona che è dimagrita possa consolidare i risultati (e sottolineo una perché non tutti si mantengono allo stesso modo, ognuno ha il suo metodo):
"Sebbene non fosse una dieta stretta, fare la dieta per un anno è stata dura... E' stato brutto per me... Ero nervosa. Non voglio ripassarci, non voglio ricominciare da capo. Perciò cerco di prevenire: per tutta l'estate non ho mangiato un gelato come si deve, un po' è esagerato ma tutto sommato mi ci trovo bene con questo modo di fare; se mi peso a casa non riesco a regolarmi, è per questo che ti ho chiesto un controllo, perché se so che vengo sto a posto. Vedendo le foto di com'eri, ti trovi soddisfatta e non vuoi tornare come prima."
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lunedì 21 luglio 2014

motivAzione | Felici e motivati, anche in vacanza



Con questo articolo vi saluto prima della pausa estiva: motivAzione riprenderà lunedì 25 agosto. Come sapete, motivAzione è una rubrica che aggiorno ogni lunedì per motivarvi a nutrirvi bene per vivere meglio. 

Da quasi un anno (ha esordito nel settembre 2013), motivAzione è per me uno spazio dove poter raccontare di me e del mio lavoro e soprattutto essere di supporto a voi che leggete, pazienti e non. Ma per poter ricaricare le energie e sviluppare nuove idee, ho bisogno di un periodo di riposo :-)

Oggi, per l'ultimo appuntamento prima delle vacanze, voglio parlare di un argomento insolito, la felicità. Forse sorriderete: che c'entra la felicità? Uno dei fattori, forse il più importante, che condiziona il nostro comportamento alimentare, è il nostro stato d'animo. Per molti infatti la soddisfazione personale coincide con la regolarità alimentare. Quando siamo invece insoddisfatti e rancorosi, ci sfoghiamo sul cibo e diciamo addio alla dieta. E' quella che si dice in gergo fame nervosa, o meglio fame emotiva.

Le persone che incontro in ambulatorio mi parlano spesso di come le relazioni personali o i problemi economici influiscano sulle loro scelte alimentari. A volte riescono a controllarsi, altre volte l'istinto di lasciar perdere la dieta prevale. E mi dicono: "Per fare la dieta devo stare tranquilla...".

Ma come facciamo ad essere costantemente sereni? Gli imprevisti, le preoccupazioni e i litigi sono dietro l'angolo ed evitarli è impossibile. Possiamo però imparare a fronteggiare le difficoltà. Come? Distraendoci. Per esempio dedicandoci ad attività che ci appagano, che troviamo piacevoli e dalle quali traiamo una certa soddisfazione. Il mio papà fa l'orto, tanto per dire! E chissà che le ferie estive non siano proprio il momento giusto per riprendere degli hobby messi da parte, con la speranza di poterli poi coltivare nel corso dell'anno, quando ci sentiremo tristi o inquieti.

Con questo auspicio, di rilassarvi, divertirvi e curare voi stessi, vi auguro buone vacanze! Vi ricordo che potete seguirmi su Facebook su Nutriti bene, vivi meglio dove per tutte le vacanze continuerò a dare degli spunti di riflessione e dei suggerimenti sulla motivazione. E inoltre potere iscrivervi alla newsletter sul mio sito www.vanessamarrone.it per ricevere gli aggiornamenti settimanalmente.

A presto!
Vanessa


lunedì 14 luglio 2014

motivAzione | Come convincere qualcuno a mettersi a dieta

Qualche giorno fa una signora mi raccontava che stava provando insistentemente a convincere suo marito a mettersi a dieta. Come lei tanti altri, sia persone non del mestiere sia operatori della salute, che, mossi dal lodevole intento di salvare la vita a qualcuno oppure di risolverne qualche acciacco, provano a convincere una persona a cambiare stile di vita ficcandosi in discussioni inutili o addirittura controproducenti. 

E' bene sapere che la motivazione alla dieta è intrinseca, nasce e matura da dentro e non è in nostro potere imporla dall'esterno. Se forziamo la mano, ovvero imponiamo ad una persona di iniziare un cambiamento, non faremo che ottenere l'effetto contrario. La persona inizierà a prendere in considerazione solo gli aspetti negativi del cambiamento e darà via via meno importanza a quelli positivi. 

Sarà una sorta di tiro alla fune in cui ognuna delle due parti proverà ad attrarre l'altra a sé. La forza risultante sarà la stasi totale: ognuna rimarrà sulle proprie posizioni, e, poiché il cambiamento non avverrà, non ci sarà miglioramento. Dunque cui prodest?

Qualcuno di voi a questo punto starà pensando: "Ho una persona cara in forte sovrappeso e con gravi problemi di salute. Il Dottore dice che potrebbe stare meglio se perdesse peso. Sono preoccupata... Non devo insistere per farle cominciare la dieta, va bene, ma non voglio nemmeno guardarla rovinarsi con le proprie mani! Che posso fare per aiutarla, per convincerla?".

Quello che possiamo fare è:
  • fare in modo che la persona capisca i suoi errori. Ma senza correggerla o rimproverarla, senza dire "Devi fare così" o "Devi mangiare questo". Se per esempio mangia poca frutta, possiamo dire: "Ho letto su un giornale che bisogna mangiare dalle due alle tre porzioni di frutta al giorno". Nel caso in cui abbiamo l'impressione che esageri con il pane, diremo: "Se non mi ricordo male, il Dottore mi disse che una porzione media di pane è di circa 50 grammi". In questo modo instilleremo il germe della consapevolezza. Inoltre, lasciando a lei la scelta di seguire o non seguire i suggerimenti, ne aumenteremo l'empowerment, ovvero la crescita di sé attraverso l'autodeterminazione e la responsabilizzazione;
  • fare accenno alla soluzione "dieta". L'importante è non imporla, nemmeno proporla. Facciamo un breve cenno alla storia di qualche conoscente che sta meglio dopo aver perso peso. Per esempio, quando salterà fuori l'argomento salute, diciamo quasi sottovoce, come se stessimo parlando a noi stessi: "Mi ricordo che Anna - hai presente Anna? - si mise a dieta qualche tempo fa. Ora le sue glicemie sono quasi normali" e lasceremo poi cadere il discorso. Potrà sembrarci che questa frase sia passata inascoltata, che siamo stati ignorati. Eppure in questo semplice modo, senza sprechi di energia per "tirare la fune" dalla nostra parte, è probabile che avremo aperto un varco nella coscienza della persona a noi cara la quale comincerà a riflettere su quella opzione e magari di lì a poco si persuaderà a provarci.
Tutto sommato, il modo migliore per convincere qualcuno a mettersi a dieta è, passatemi il gioco di parole, fare in modo che si convinca a mettersi a dieta. 

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