lunedì 30 maggio 2016

motivAzione | Dieta: sacrificio o stile di vita? Penso, quindi mangio


Uno degli errori di pensiero più frequenti che ci portano ad interrompere una dieta è la convinzione che la dieta stessa sia un sacrificio da fare per un breve periodo. Vediamo perciò come correggere questo errore di pensiero per migliorare le abitudini alimentari in modo duraturo e funzionale ai nostri obiettivi.

Da cosa ha origine questo pensiero limitante? Tutto inizia quando sentiamo la parola "dieta". Ci viene in mente un programma, spesso dimagrante e che per questo già implica una restrizione, da seguire per qualche giorno o qualche mese. Per molti, nel momento in cui iniziano una dieta, mangiare non è più un piacere ma diventa un dovere.

Siamo abituati a ricevere dai professionisti della Nutrizione diete prescrittive in cui quello che ci piace non c'è, mentre quello che non ci piace abbonda. Oppure se vogliamo dimagrire con il fai-da-te, togliamo tutte le fonti di carboidrati... E magari sono proprio pane, pasta, pizza e dolci a piacerci di più. Seguiamo la prescrizione per un breve periodo e il tentativo di cambiamento naufraga.

Così accade che durante l'anamnesi alimentare:
"Quali sono i cibi che preferisci?"
"Preferisco la pasta al forno, i ravioli e la pizza. Ma sono tutti cibi che mi fanno ingrassare, quindi quando decido di mettermi a dieta, li evito. Poi non resisto alla tentazione e ci ricasco. Presa dai sensi di colpa, inizio a pensare di non potercela fare e a sgarrare sempre di più. Alla fine mollo."
"E quale sarebbe la tua dieta ideale?"
"Le verdure mi piacciono tutte... Anche il minestrone e il riso in bianco. Puoi mettermi quello che vuoi. Anche se non mi piace, me lo farò piacere." 

In questo caso, la paziente antepone l'importanza del raggiungimento del risultato ai suoi gusti. Se anche arrivasse all'obiettivo, avrà esperito la dieta come vissuto di privazione e costrizione. Si svilupperà quindi in lei una sorta di dissonanza tra il piacere di mangiare quello che le piace e il sacrificio di non mangiarlo per ottenere la forma fisica voluta: quando c'è l'uno, non ci può essere l'altro. 

Il vissuto emotivo negativo associato alla dieta condiziona la nostra capacità di farcela: pensiamo di dover dire addio a quello che più ci piace, la dieta diventa una costrizione e abbandoniamo il percorso prima di aver conseguito i risultati desiderati. 

Come in ogni circostanza, in media stat virtus: occorre trovare il giusto mezzo tra una dieta nutrizionalmente corretta e le esigenze e le preferenze della persona. L'errore di pensiero si corregge tornando ad usare la parola "dieta" con la sua accezione originale, ovvero dal greco "stile di vita", e facendo esperienze positive di diete. In questo modo si può ottenere una modifica duratura delle abitudini alimentari e il consolidamento dei risultati nel tempo, in modo da non avere ricadute.

Quando siamo a dieta, pensare positivamente ci aiuterà a comportarci in modo più funzionale ai nostri obiettivi. Come fare? Clicca qui.

lunedì 2 maggio 2016

motivAzione | Come vincere la fame emotiva (III parte)

Oggi torniamo sull'argomento della fame emotiva che è una delle principali cause di fallimento di una dieta e di abbandono del percorso di cambiamento. Visto che il problema della fame emotiva è molto frequente e che spesso i pazienti non sanno come gestirla, approfondiamo il tema per cercare le soluzioni. 

Per vedere il video, clicca sulla finestra a lato. Altrimenti continua la lettura.

Vi propongo l'estratto di un colloquio motivazionale di una paziente, in modo che possiate immedesimarvi, mettere a fuoco il problema ed esplorare le vostre personali soluzioni.

"Devo spizzicare di continuo. Mi attacco al cibo. Succede tutti i giorni da dopo Pasqua, quando torno a casa, verso le 5, 5 e mezza. Mangio le schifezze. Inizio a spizzicare merendine, crostate, brioches, cose dolci insomma. 
Nel momento in cui afferro la merendina, non riesco più a controllarmi. Quello che mi fa rabbia è che cedo continuamente e alla fine mangio sempre 'na merendina. Sono arrabbiata con me stessa.
Non c'è una volta che non la mangio. Forse sono proprio debole sotto questo aspetto. Non so come fare a tornare sulla retta via. Devo cacciare via quella parte che mi tenta. Devo riconvincermi a seguire la dieta. 
Come fare a ritornare sulla retta via? Quando sto serena, non mi attacco al cibo. Come fare a tornare serena? Non ce la faccio in questo periodo.
Ma intanto ai controlli vengo. Mi chiedo che ci vengo a fare, una parte di me se lo chiede. L'altra parte gli risponde: "Vai perché se non ci vai diventi un macello." 
Sono in lotta continua con me stessa, l'angelo e il diavolo."

Come evitare che un problema di umore diventi un problema di cibo? Come evitare di mangiare quando siamo particolarmente nervosi o inquieti? Una prima soluzione è distrarci dal pensiero del cibo impegnandoci in un'attività alternativa che sia per noi ugualmente gratificante. 

Nel video Come vincere la fame emotiva (I parte), ho esposto una lista di attività che molti pazienti hanno trovato utili per sconfiggere la fame emotiva. Chiacchierare con un'amica, ricamare, portare il cane a fare una passeggiata, uscire a fare una commissione, sono esempi di attività alternative al mangiare che possono appagarci e farci superare il momento di emotività negativa. 

Ci avete già provato ed è andata male? Una seconda soluzione è stabilire una quantità di cibo-limite da mangiare quando non riuscite a gestire il nervoso diversamente. Che so, due fette di pane e Nutella o due merendine. 

Allora mi direte: "Mangiando avrò rovinato la dieta!". Forse è proprio questo che avete sbagliato nelle diete precedenti. La dieta non è un fenomeno tutto-o-nulla, o mangio o non mangio. Possiamo cercare dei compromessi. In realtà, si tratta di un piccolo sgarro che ci avrà permesso di superare il momento evitando di fare un'abbuffata vera e propria. 

Un comportamento alimentare corretto è frutto di una gestione funzionale delle emozioni. Come dico sempre, la fame emotiva non si supera dall'oggi al domani. E' necessario che ci alleniamo per fare in modo di mangiare in preda alle emozioni con sempre minore frequenza. Fino a che potremo dire, finalmente, di averla sconfitta.

sabato 20 febbraio 2016

Come nutrirsi prima e dopo l'attività fisica


Quest'anno ho sponsorizzato la squadra di calcio del Castelli che milita nel campionato amatoriale del CSI Teramo. Siamo arrivati ai playoff e l'innalzamento del livello di preparazione delle squadre richiede un allenamento e un'alimentazione in grado di portare la squadra alle più alte posizioni possibile della classifica. Per aiutare i miei - e le altre squadre - a potenziare le proprie prestazioni atletiche, do alcuni consigli per nutrirvi nel modo migliore prima e dopo una partita di calcio.

Cominciamo con il dire che nello sport il timing dei pasti, ovvero la programmazione dell'orario dei pasti in base alle esigenze di gioco, è fondamentale per massimizzare le riserve energetiche e ridurre i cali fisici. L'alimentazione va quindi pianificata tenendo sempre presente l'orario della gara. 
Nel caso del calcio, teniamo presente che di norma una partita si svolge nelle prime ore del pomeriggio.

A colazione, oltre agli alimenti tradizionali, come latte, yogurt, caffè, orzo, vanno aggiunti fette biscottate con miele o marmellata o biscotti. Possiamo aggiungere una piccola fetta di pane con del prosciutto o del formaggio magri. 

A metà mattina, è buona cosa mangiare un panino con prosciutto o formaggio o pesce in scatola o una frittata, più un altro panino con verdura cotta, e frutta. Le proteine assunte a metà mattina hanno tutto il tempo di essere digerite fino alla partita del pomeriggio.

A pranzo, sembra strano ma l'ideale è mangiare una fetta di dolce e bere un succo di frutta. E' un pasto ricco di glucidi semplici che serviranno a sostenere l'impegno sportivo. Altrimenti possiamo optare per un piatto di pasta o riso conditi con del sugo semplice (opzione da preferire se, per esempio, entreremo in campo nel secondo tempo). E' meglio non assumere fonti proteiche e lipidiche che richiedono dalle 2 alle 3 ore di digestione. Assumendo solo glucidi semplici si accorciano i tempi di digestione e si velocizza lo svuotamento dello stomaco, in modo tale che tutto il sangue fluisca ai muscoli.

Durante la partita, occorre reintegrare i liquidi assecondando lo stimolo della sete. Non è necessario addizionare l'acqua con integratori vitaminico-minerali, se non in caso di temperature calde e sudorazione profusa. 

Nel dopo partita, bando al classico terzo tempo con le birre. Per reintegrare il glicogeno muscolare catabolizzato durante la prestazione fisica, sono indicati una fetta di dolce a base di marmellata o pane e marmellata o biscotti o una brioches da abbinare ad un succo di frutta. Anche un pezzo di pizza al pomodoro può andar bene. Ho citato tutti alimenti ad alto indice glicemico che permettono al muscolo di risintetizzare glicogeno.

A cena, è invece indicato un pasto a basso indice glicemico: possiamo consumare legumi oppure un secondo piatto come carne o pesce o formaggi o uova con un contorno di ortaggi crudi o cotti conditi con olio extravergine d'oliva insieme a del pane, preferibilmente integrale e ad una porzione di frutta. 

Buoni playoff a tutti, che vincano i migliori!

Vi ricordate quali sono i benefici dell'attività fisica? Leggete un po' qui


giovedì 11 febbraio 2016

Come fare un'alimentazione vegetariana sana ed equilibrata

La ricerca continua del mantenimento di un buono stato di salute e di un adeguato peso corporeo induce molte persone, spesso attratte dai mass media o dal passaparola, ad adottare comportamenti alimentari non sempre salutari. 

Nel corso degli anni si è diffusa un'innumerevole quantità di mode alimentari che hanno spesso attuato una classificazione dicotomica degli alimenti in buoni o cattivi. Queste idee prevedono frequentemente l'eliminazione degli alimenti incriminati e la promozione di altri in virtù di presunte proprietà benefiche. Per non parlare del gran numero di integratori e prodotti dietetici che vengono proposti come miracolosi.

In realtà gli alimenti non sono buoni o cattivi in senso assoluto ma possono essere adeguati o inadeguati ad un determinato soggetto in base alle sue condizioni fisiopatologiche. Quello che va bene per l'uno, perciò, può non andare bene per l'altro, e viceversa. Uno stile di vita sano si basa, infatti, sulla variabilità alimentare e sull'adeguatezza in termini di quantità e qualità delle porzioni, abbinate ad una regolare attività fisica. 

Sulla base degli obiettivi perseguiti, i modelli alimentari più diffusi sono:
- quelli finalizzati alla perdita di peso;
- i modelli sociali di alimentazione: credenze filosofiche, etiche, religiose che non hanno come primo obiettivo il calo di peso. Ne sono un esempio l'alimentazione macrobiotica, quella vegetariana, quella vegana.

Chi è il vegetariano? 
Il vegetariano è una persona che si ciba in modo prevalente o totale di alimenti vegetali. Esistono diverse forme di vegetarismo:

• 
Dieta vegetariana permissiva: è la dieta latto–ovo-vegetariana, seguita dal Prof. Umberto Veronesi (illustrata nella foto a lato); 
• Dieta vegetariana restrittiva o vegana che prevede solo alimenti di origine vegetale, escludendo quindi latte e derivati e uova. Ha avuto tra i suoi seguaci Steve Jobs; 
• Diete vegetariane molto restrittive, come i granivori, i fruttariani e i crudisti.
Tutti i vegetariani escludono dalla loro alimentazione i prodotti carnei.

Il vegetarianesimo è nato negli anni Cinquanta quando ha cominciato a diffondersi un movimento culturale vegetariano, più che altro per motivi etici, per evitare la sofferenza e l'uccisione delle specie animali. Al giorno d'oggi perché si passa da un'alimentazione onnivora ad una vegetariana? Lo si fa per la salute, per la sostenibilità ambientale, per motivi etici, per moda, per perdere peso.

Pur facendo io un'alimentazione onnivora di tipo mediterraneo, condivido i primi tre ordini di motivi. 

I vegetariani vivono mediamente 7 anni in più degli onnivori. La ridotta incidenza di malattie cardiovascolari e tumori osservata nella popolazione vegetariana rispetto a quella onnivora, è riconducibile al fatto che i vegetariani sono più attenti all'alimentazione e allo stile di vita nella sua totalità, fanno regolarmente attività fisica, non fumano, passano più tempo all'aria aperta. E anche la loro vita sessuale sembra beneficiarne, secondo lo spot di PETA girato per il 50esimo Super Bowl e poi censurato dalla CBS.
Riguardo la sostenibilità ambientale, ormai è notizia diffusa che per ottenere 1 kg di carne servono 20000 litri di acqua e dai 3 ai 10 kg di proteine vegetali. Riducendo il consumo di prodotti di origine animale si ottiene quindi un considerevole risparmio di risorse ambientali che possono essere utilizzate per sfamare le popolazioni che soffrono la fame. 
Fortissima è nei vegetariani la motivazione etica, per evitare la violenza sugli animali. 

Se, invece, state pensando di diventare vegetariani per moda o per perdere peso, fate marcia indietro: senza una forte motivazione è difficile seguire questo tipo di alimentazione e rischiereste di sottoporvi ad un'inutile privazione. Per quanto riguarda, in particolare, il desiderio di perdere peso, sappiate che l'alimentazione vegetariana non necessariamente vi permetterà di riuscire nel vostro intento. Se mangiate troppo e male, pur escludendo i prodotti carnei, non solo non perderete peso, ma vi esporrete anche al rischio di carenze nutrizionali.

I vegetariani hanno carenze?
Per quanto riguarda la vitamina B12, questa si trova solo negli alimenti di origine animale. Perciò consumando latte e derivati e uova si copre il fabbisogno giornaliero. I vegani invece devono assumere integratori specifici. 
I latto-ovo-vegetariani non sono a rischio di carenze proteiche perché riescono a coprire il fabbisogno attraverso l'assunzione di proteine vegetali e animali, provenienti da latticini e uova. Il problema non si pone nemmeno per i vegani: un piatto di pasta e legumi ci fornisce proteine con lo stesso valore biologico di quelle di una bistecca di carne. La saggezza popolare ci insegna che i legumi sono la carne dei poveri. 
Le diete vegetariane apportano una minore quantità di ferro. Il problema può essere risolto aumentando il consumo di alimenti non carnei che contengono una maggiore quantità di ferro (uova, vegetali verdi, legumi, frutta in guscio, cioccolato e cacao) e abbinando questi alimenti agli agrumi che grazie al contenuto di vitamina C aumentano l'assorbimento del ferro. 
E riguardo al calcio? Non c’è alcun rischio per chi consuma latte e latticini. Per quanto riguarda i vegani, è ancora da stabilire se vadano incontro o no a una carenza di calcio. 

Quali possono essere le altre obiezioni a questo modello alimentare?
"L'alimentazione vegetariana è limitata. Si è limitati nel mangiare fuori casa". E' limitata in parte poiché si escludono carne, pesce e derivati ma si mangiano un sacco di altre cose: cereali e derivati (pane, pasta, cereali in chicco...), latte e derivati, legumi, formaggi freschi e stagionati, uova, frutta fresca, disidratata e in guscio, ortaggi, semi. Per quanto riguarda i pasti fuori casa, ad oggi sono moltissimi i luoghi di ristorazione che propongono menù vegetariani e vegani. Magari informatevi prima di prenotare.
"E' difficile organizzarsi. Mettere a cuocere una fettina è più sbrigativo per me che ho poco tempo". Anche fare una frittata con le uova è sbrigativo... E per organizzarsi bene è sufficiente pianificare i pasti della settimana in anticipo e fare una buona spesa.

lunedì 8 febbraio 2016

motivAzione | Gli effetti di motivAzione sulle persone

MotivAzione vi è mancata? Anche a me, molto. Purtroppo, però, in questi ultimi mesi ho dovuto dare la priorità al lavoro in studio. L'enorme afflusso di pazienti mi ha indotto ad impiegare una gran quantità di tempo ed energie sia in studio sia nell'elaborazione dei programmi nutrizionali. E motivAzione ne ha fatto spese...

Solo oggi trovo il tempo per scrivere due righe per motivarvi al vostro percorso di cambiamento. Per farlo, traccerò un bilancio dei controlli post-feste di Natale. 

Si è concluso il giro dei controlli e devo ringraziare i pazienti. 
Ringrazio quelli che hanno disdetto l'appuntamento senza inventare scuse ma dicendo semplicemente: "Ho sgarrato e mi serve un po' di tempo per rimettermi in forma". Sarebbe stato più comodo e sbrigativo non presentarsi all'appuntamento o telefonare adducendo pretesti. Ma a noi piace essere onesti.
 
Ringrazio quelli che hanno iniziato il percorso a gennaio e che hanno detto: "Non farmi una dieta drastica perché tanto non la seguirei". O anche: "So che dovrei fare attività fisica ma non ci contare". Ammiro la schiettezza. Del resto, il cambiamento va concordato, non imposto. Vi ricordate per esempio il caso di F.?

Mi complimento con i pazienti (molti) che, pur in un periodo difficile dal punto di vista alimentare come quello di Natale, non si sono fatti distrarre dalle tentazioni e hanno fatto progressi. Perché "Quando lo vedi è difficile dire di no... Ma poi la ricompensa ti premia".
 
C'è sempre da studiare e da imparare. Ma quello che imparo tutti i giorni, perché voi me lo insegnate, sono il coraggio, l'onestà, la schiettezza e l'impegno. Qualcuno mi ha fatto notare che queste doti ve lo ho trasmesse in parte io con l'aiuto di motivAzione che mi permette di farvi conoscere il mio metodo di lavoro e relazionale.

Adesso la strada è in discesa. Le giornate si allungano, le ore di luce aumentano, il tono dell'umore migliora, le tentazioni si riducono. Perciò non mollate proprio adesso.

lunedì 21 dicembre 2015

"Noi siamo quello che NON mangiamo". Purtroppo o per fortuna?

L'ho citata tante volte ma non ne ho mai spiegato le origini. Eppure è la base dei programmi nutrizionali che elaboro. Perciò vale la pena spendere due parole per definire cos'è. Cos'è cosa? La dieta mediterranea.
La chiacchierata che si è tenuta a Castelli (TE) ieri pomeriggio nell'ambito della manifestazione "Un dolce paese di fiaba" con i Professori Niola e Moro, docenti di Antropologia dell'Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli, me ne dà adesso la gradita occasione. 

Il modello della dieta mediterranea, spiega la Professoressa Elisabetta Moro, venne teorizzato nel Secondo Dopoguerra, quando due scienziati, Ancel Keys e Margaret Haney, sua moglie, osservarono nella popolazione del Sud Italia una ridotta incidenza di malattie cardiovascolari. Questo era possibile grazie ad un ottimo profilo lipidico: colesterolo HDL alto, colesterolo LDL basso. 

Gli scienziati spiegarono questa ottima condizione di salute con l'alimentazione. Le popolazioni del bacino del Mediterraneo erano al riparo dalle malattie cardiovascolari perché si nutrivano di cereali integrali, frutta fresca e secca, ortaggi, legumi, olio extravergine d'oliva; pesce e formaggi in piccole quantità; carne una sola volta a settimana. 
Questo modello alimentare, che nel 1980 è stato denominato dieta mediterranea, rappresenta un vero elisir di lunga vita, che ha permesso per secoli e secoli alle popolazioni del Mediterraneo di vivere a lungo e in salute. Sono stati un esempio dell'efficacia della dieta mediterranea gli stessi coniugi Keys, morti ultracentenari.

Ma al giorno d'oggi quanto seguiamo la dieta mediterranea? La Professoressa Moro fa notare che ci stiamo progressivamente allontanando dai canoni della dieta mediterranea. Mi permetto di far notare che da una indagine sui consumi alimentari condotta dall’Osservatorio Granapadano tra il 2007 e il 2008, emerge che gli Italiani hanno un'aderenza molto scarsa alla dieta mediterranea. Ciò comporta due conseguenze: un aumentato rischio di ammalarci, e dunque uno scadimento della qualità della vita, e, dal punto di vista antropologico, la perdita della tradizione gastronomica. 

Di pari passo, però, interviene il Professor Marino Niola, l'Europa è sempre più preda del salutismo e di regimi dietetici restrittivi che promettono bellezza, forma fisica e salute. Tutti questi nuovi modelli alimentari sono accomunati dalla negazione di qualcosa: senza grassi, senza zuccheri aggiunti, senza glutine, e così via. Oggi "Noi siamo quello che non mangiamo", dice Niola attualizzando Feuerbach. Non è triste? A nostro modo di vedere, sì. Sì perché non consideriamo il cibo come una fonte di piacere e un'occasione di convivialità, come dovrebbe essere. Al contrario, viviamo con l'angoscia delle calorie, vediamo il cibo come una peccaminosa minaccia.

"Il cibo è diventato lo specchio delle nostre inquietudini", osserva Niola, non senza una nota di amarezza. Lo testimoniano quanti in studio mi dicono di soffrire di fame emotiva in periodi di stress, di tensione, quando hanno la sensazione di perdere il controllo della propria vita. Oppure, all'inverso, proprio in questi periodi alcuni si concentrano maggiormente sul cibo che diventa l'unico fattore su cui poter esercitare un controllo rigido e consapevole. Ne origina un ampio spettro di disturbi del comportamento alimentare che vanno dall'obesità all'anoressia nervosa, dalla bulimia nervosa all'ortoressia. 

Come spiega il Professor Niola, la mania per il cibo riflette la situazione valoriale, identitaria e ideologica che investe i Paesi Occidentali nel ventunesimo secolo. Con la crisi economica, religiosa e sociale che stiamo vivendo, consumati dal consumismo e in cerca di nuovi valori, ci aggrappiamo al cibo come veicolo di salute e bellezza in una società in cui l'estetica è diventata motivo di accettazione sociale e come mezzo per avere regole in una situazione di totale smarrimento. 
"Cosa devo mangiare?" potrebbe perciò voler dire "Chi devo essere?", osservo.

La dieta mediterranea, che - ricordiamolo - significa non privazione ma stile di vita, ci assicura la salute e la forma fisica senza rinunciare allo stare insieme e alla tradizione gastronomica.

lunedì 14 settembre 2015

motivAzione | Come farci aiutare quando siamo a dieta


Per poter realizzare un cambiamento, è necessario che prima di tutto siamo noi stessi a volerlo. In altre parole, dobbiamo sentirci pronti, desiderosi e capaci. Ma, ammesso che lo siamo, per riuscire a cambiare dobbiamo tenere in considerazione anche il "fattore altri" ovvero tutte quelle persone che ci circondano che possono influenzare l'esito del processo di cambiamento. 

Nell'articolo precedente ho trattato di quando, nel corso della dieta, qualcuno prova a scoraggiarci o dubita che possiamo riuscire a raggiungere gli obiettivi o ci tenta con i cibi che ci piacciono di più. 

D'altra parte ci sono anche quelli che ci aiutano, ci sostengono, ci tendono la mano quando cadiamo. E' a questi che dobbiamo rivolgerci nei momenti di difficoltà durante il percorso nutrizionale. Però dobbiamo dargliene la possibilità! Non esitiamo a chiedere loro aiuto quando sentiamo di averne bisogno.

Allora come possiamo dare modo ai nostri cari di darci una mano a seguire bene la dieta?

Selezioniamo i commenti: lo sappiamo bene, ricevere un incoraggiamento è più motivante che ricevere un rimprovero. Perciò diamo valore agli incoraggiamenti che ci spronano a muoverci in direzione degli obiettivi. Minimizziamo, invece, i rimproveri e, quando non ci riusciamo, non vergogniamoci di fare presente che ci feriscono.

Mettiamoci a dieta in coppia o in famiglia: per aumentare le chances di successo, possiamo chiedere al partner e/o alla famiglia di mettersi a dieta con noi o di impegnarsi a mangiare sano e a fare una spesa genuina. In questo modo ridurremo le tentazioni e avremo qualcuno che condivide con noi le difficoltà del cambiamento di abitudini alimentari.

Chiediamo una mano in cucina: quante volte torniamo a casa affamati e mentre aspettiamo che il cibo si cuocia, mettiamo mano al frigorifero? Se abbiamo poco tempo da dedicare ai fornelli e qualcuno che possa aiutarci a cucinare, chiediamo collaborazione. Se troveremo pronto, eviteremo di piluccare prima di sederci a tavola. 

Distraiamoci dal pensiero del cibo: una delle strategie migliori per non rovinare la dieta è distrarci dal pensiero del cibo. Quando ci accorgiamo di stare per cedere alla fame emotiva, chiamiamo un'amica o giochiamo con i figli piccoli o usciamo a fare una passeggiata con il fidanzato o con il cane. A questo link troverete una lista di attività da fare per combattere la fame emotiva.

Annuncio importante: considerata la mole del lavoro in studio, faccio fatica a mantenere la cadenza settimanale della pubblicazione di motivAzione. Ma la rubrica non finisce qui, non vi abbandono! Pubblicherò gli articoli senza un appuntamento preciso, in relazione alla disponibilità di tempo.