lunedì 8 settembre 2014

motivAzione | La mia motivazione a fare la Dietista

Parlando con una persona a me cara degli argomenti dei prossimi articoli di questa rubrica, mi è stato detto provocatoriamente: "Sempre a parlare della motivazione degli altri a seguire la dieta. Ma perché non scrivi due righe sulla tua motivazione, sulla motivazione per la quale fai questo lavoro?"

Non so se sia un argomento interessante per voi o di qualche utilità visto che oggi parlo di me piuttosto che darvi consigli su come tenere alta la motivazione... Leggendo le righe che seguono mi conoscerete meglio, se state pensando di rivolgervi a me per un consiglio, o ne saprete di più sull'esperienza di un Dietista, se state pensando di intraprendere questa professione in futuro.

La storia comincia nel 2007 con l'immatricolazione: ho scelto l'Università sulla base del mio interesse per le materie medico-scientifiche e l'alimentazione e perché volevo svolgere un lavoro che riguardasse la salute e che mi permettesse di stare a contatto direttamente con la gente. Ecco quindi che sono diventata Dietista. 

Ho iniziato l'attività ambulatoriale nel privato subito dopo l'esame di Stato abilitante. Ho dovuto fare i conti con il problema "motivazione" che - ho capito poi - è di importanza vitale nel corso del cammino del paziente verso i suoi obiettivi. Ho scelto di approfondire il tema con dei corsi specifici (ecco la mia formazione). Da quando adotto le tecniche di counseling nutrizionale, i risultati dei pazienti sono migliori rispetto a prima, a quando non me ne avvalevo, e un maggior numero di essi raggiunge gli obiettivi concordati. Qui puoi leggere come ho scoperto il colloquio motivazionale e i primi passi dopo la Laurea.

Venendo al nocciolo della questione, la motivazione che mi spinge a fare questo lavoro qual è? Ce ne sono diverse, non una sola. Tra le motivazioni c'è il guadagno: i proventi mi permettono di vivere e, in parte, di continuare a studiare per tenermi aggiornata. Ma la ragione che mi spinge a fare questo lavoro è soprattutto il desiderio di aiutare le persone ad essere in forma e in salute

Lo strumento è l'alleanza terapeutica costruita con la persona che mi si rivolge. Qualcuno mi dice: "Mi serve qualcuno che mi segua", qualcun altro: "Ho bisogno di qualcuno che mi controlli". Segugio? Controllore? Preferisco essere una spalla, un sostegno che è lì, sempre pronto, al quale la persona può scegliere di appoggiarsi - o anche di non appoggiarsi - se le sembra di cadere.

Non è tutto semplice: i momenti di difficoltà, in cui il paziente sceglie di interrompere il percorso o ha la tentazione di farlo, ci sono e fanno anche quelli parte per natura del cammino verso il cambiamento. Qualcuno torna a distanza di tempo, altri no o non sono ancora tornati... La porta è sempre aperta. 

Rimango spiazzata quando mi chiedono: "Se torno al controllo con risultati negativi, non è che mi strillerai, vero?". No, di sicuro. A parte che non ne sarei proprio capace (per indole sono una persona pacata e, anzi, faccio fisicamente fatica a strillare), il rimprovero è un atto non solo inutile, visto che non produce un aumento della motivazione, ma persino controproducente: il paziente si sente giudicato, per di più in modo negativo, cosa che mina alla base la fiducia nel professionista e l'alleanza terapeutica. 

I miei rinforzi, ovvero quello che mi fa continuare a fare questo lavoro con passione, sono i bellissimi "Grazie!" di coloro che hanno raggiunto i risultati che speravano oppure che sono consapevoli di aver fatto dei grandi progressi dopo anni di una dieta dopo l'altra. Un giovane uomo qualche tempo fa mi disse: "Dopo tutti i chili che ho perso e grazie agli sport che faccio, mi sento meglio ora che ho 35 anni che quando ne avevo 18". Che soddisfazione! :-)

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